Marzo


Saranno pure giornate di sole
e odori che trafiggono le vene
con gli occhi vaganti lungo
sentieri di piacere, ma vien
difficile perdonare la vittima
incapace di alzare la testa
a insegnar la bellezza
al carnefice, vittima
di se stesso, della propria cecità
che ha scelto proprio te
come sua guida, ti ha messo
alla prova e alla prova
le tue paure, e tu?
Tu hai solo saputo delegare.
Ti ha rubato la merenda
o ha schiavizzato il tuo popolo
o ancora ha fottuto il tuo amore
e bruciato la casa?
Ringrazia di esserci ancora
e di poterti ergere a passo fermo
dalle tue ceneri, nuova luce
nelle mani a costruire
quel che ancora manca
o che se c'è è corrotto.
I tuoi agganci vulnerabili
sian nascosti nella terra
tra le foglie, mettan radici
forti e sarà togliere l'ossigeno
all'incendio, che se tra te
e il tuo assassino c'è ancora
un legame, vivi o no,
diventerà ghirlanda
e castelli di roccia.
Nessuna speranza per chi
non si farà mai un'opinione:
la Primavera?
Solo estetico sfondo.



26 Marzo 2017

Poesie di Paolo Cristallo


Un ciuffo di peli felini
sul pavimento statico
sfibrato dal sole.
Chi l'ha lasciato lì
miagola nell'altra stanza
e chissà se piange
per la perdita
per un dolore non decodificato.
Nelle sue pupille vivono
pianeti in questo condensato.

-
Stiamo fra queste albe di ghiaccio e il cuore zampetta come cimice pancia all'insù. Mi chiedi nuovi arpeggi con cui farti addormentare, ti porto in spiaggia: il gabbiano morto ha preso male il vento e ora ti dispiaci ma c'è ancora vento a scompigliarti la faccia, la posi sul mio petto, ti quieti, sciogliendoti con le mani nelle mie tasche; senti passare il primo pullman del giorno, una coppia di rifugiati ci lancia un malinconico sorriso.

23/01/17
-

L'asfalto bagnato ti invita a non uscire e rimani affossato in una pozzanghera nella tua stanza, ma d'improvviso apri gli occhi e vedi i riflessi su quello specchio liquido, spiragli in cui ti tuffi e ci sono pesci tropicali, sequoie e stracci di nuvole ghiacciate, sorrisi di donne coi loro figli, quadri dai colori intensi.
Ti giri e le tue gatte si strusciano contro.
Le senti? Sono in amore. Sempre.

6/02/17
-

Leandro (Il giocatore d'azzardo)

Volti e gabbi
o vieni gabbato,
se non ingabbiato.
Scopri le carte,
le rimescoli con un frullio,
il re e la regina si confondono
fino a perdere la testa. La tua.
Il rischio è alto,
la posta in gioco
ti esalta, esisti
perchè rischi, altrimenti
al di sotto di ciò
è mare in bonaccia
che ti uccide, senza spasmi...
la monotonia in cui la legge,
la convenzione spesso ci costringe.
Un rumore alle tue spalle
ti sobbalza: fossero venuti
a prenderti? Non importa,
non avrai della tua vita le redini
-come chi del resto?-
ma lo hai scelto
fino a far dell'estremo, stile.
E nasconditi, travestiti,
guarda con sospetto
ogni ombra o anelito di calore,
hai dalla tua la costante
esplosiva emozione
del cowboy al rodeo:
con tutte le sue forze
a gambe strette intorno
al dorso del cavallo inferocito,
no e ancora no!
Con tutto il sangue e il suo sudore
si crepasse il cielo,
ci prova eccome a non essere disarcionato.

9/02/17
-

Virginia (Invettiva ai mostri)

La sua spocchia raccapriccia
coi suoi artigli di plastica
pronti ad affondare nelle carni vive
degli uomini reali.
Per lei l'unica ricchezza che vale
è l'unica a non averne alcuna
fatta com'è di menzogne e giochi
di specchi per cadaveri ambulanti.
Si erge così a schiacciare il prossimo
solo per quel tanto che possiede
senza merito: la sua esistenza
astiosa non è concepibile senza.
Tanto che nemmeno immagina
che in un mondo privo di averi
nessuno è povero veramente,
perchè niente è in vendita,
tutto è dono, è gioia.
Ma il suo nome ricorda quanto
vergine sia il suo cuore all'amore
foderato di dorata glassa, non passa aria,
sorda alla Primavera, se non al fruscio
del fiore di carta e filigrana
che sì ha diviso la naturale fratellanza
da farla scendere in perenne guerra.
L'oscena stupidità.
Quale compassione allora, quale folle
atto di pietà per chi non ne ha...
sia dunque il mare, giustiziere supremo
a ingoiarla in un fremito: lei,
i suoi mostruosi simili,
il loro nero Castello.
-

Paolino Cuore di Nonna

Oggi mi son svegliato
e avevo una corona in testa!
Nonna, mi riconosci?
Io che mi muovo delicato
e tutti mi spaventano
con la loro strana sicurezza
mentre io che chiedo il consenso
per ogni passo.
Eppure mi han fatto re!
Certo, il cuore grande ce l'ho,
per te che mi tieni sotto
la tua ala calda come chioccia
col suo pulcino... lo sbecchettio
fra le piume. Nonna,
finchè ci sarò non faràn
di te brodo! Ti proteggo
con la mia spada di dolcezza,
col mio sguardo che dove cade,
ama, con leggiadra timidezza.
Ti ringrazierò mai abbastanza
per i sorrisi che mi strappi
dalle lacrime riservate
a mamma e papà, così
di getto usciti di scena?
Su questo palco dedico
il mio regno anche a loro,
e ancora a te, alle tue rughe
fra cui mi addormento.

13/02/17
-

Mi scaldo con il cuore
prima di avvicinare gli altri.
Potrebbe essere un'avventura siderale
carica di fuochi, magari non fatui,
che ti scotti se non indossi
una pelle ignifuga.
Allora piano ti apri con le dita il petto
ti mostri
ti spogli completamente
riconosci le stelle
le abbracci
ad esse ti fondi.

27/02/17
-

Perseo
perso che ti sei su questo palco
così come nella tua testa
persisti nel seguire il filo
che ti riporti al centro del tuo cuore
come quel giorno al mare
quando ancora la luce
filtrava attraverso una persiana
sul letto di colei che ti teneva intero.

-

C'è un clap clap che scompiglia
i frac dei galantuomini
detti tali per i loro soldi
magari fosse per i modi
che aprino le porte
a chi c'è rimasto sotto.
Invece sono i ponti
ad ospitare i nobili
di cuore, e già li vedo
i fiumi diventare oro.

-

Da una spuma d'onda
sorgi oh Donna, a esplodermi
i sensi, tu che dell'onda
erediti la curva e la forza
e il sapore della vita selvaggia
libera da ogni giogo di potere
così criminale quando si è fatto reale
a crederti schiava solo perchè
il misero uomo la tua essenza divina
non sapeva amare...
ma come si fa a non crederti
incarnazione della Luna
quando la notte ti specchi
nella tua infinita liquida culla
che i miei occhi si fanno gocce
di tenerezza, per tutto il sangue
e l'anima e il tremore
che alla tua grazia sensuale
si vuole abbracciare?

8/03/17
-

Ho trovato nella tasca della giacca
una campanula bianca, poi sono sparito...
ma solo per tornare vivo e molteplice
a stupire ancora: lince squarcia sillabe;
moscerino solletica desideri; tartaruga
rosicchia convenzioni, convinzioni;
galassia di note silenziose; angelo
dalle mani di fuoco che trasfigura
corpi a farli ardere liberi nell'aria.
Ora qui, cristallo d'Universo, vi dico:
“Lasciamoci andare!
Siamo il mare e la polvere
l'amore e la paura
attraversiamo l'abisso
sbricioliamo gli Dei
diventiamo finalmente Uomini!”

Aprile 2017
-

Pasqua

Suona un telefono lontano
eppur mi chiedo: che sia per me
quella voce in attesa? Risponde ansiosa
una bimba: -Nonno, hai preso l'uovo?-
e subito ride, sollevata, innamorata.
Certo che è per me quella voce;
ed è la mia:
si schiude il fiore di ciliegio
il sepolcro di Cristo
il becco del pulcino
le mani del Budda
in mezzo al petto
e vedo lucido uova appese
lungo i battiti delle arterie
da rompere con entusiasmo
e coglierne le quotidiane sorprese,
dolci o amare, è stupore,
è superarsi, attimo per attimo.

15 Aprile 2017
-

25 Aprile 2017

C'è una manifestazione fino alla Piazza
e una chitarra che galleggia sul copriletto blu
e tutti cerchiamo una liberazione
da ciò che ci opprime
da ciò che ci sveglia la notte col sangue in fiamme,
e la rabbia nei pugni, e la mancanza negli occhi,
da chi si impone col calcio del fucile
o con la promessa che domani ci sarà
spazio anche per te,
dalle fughe senza sconti, dai finali illogici,
dal passato e dal futuro,
dall'ego e i suoi castelli mentali
in cui rifugiarci quando non sappiamo
più ascoltare,
da chi fa anche dell'arte un centro commerciale
coi turni sette su sette, le offerte a buon mercato
valide per chi “tanto va bene tutto” che in fondo
basta vendere, e il cuore se ne va a puttane.
Da chi ha deciso che è giusta la povertà,
dalle finzioni che servono solo a sminuirti,
da noi stessi quando non ci riconosciamo più
ma poi lo sai che non ti sei mai conosciuto:
hai tutto un oceano da esplorare
tiranni da affrontare
miliardi di vite da condividere.
Senti il vento e ti ci butti a capofitto.

25 Aprile 2017
-

La canzone di Minuccio

Ascoltate miei Signori
il vostro umile cantore
che si presta a raccontarvi
d'una storia di dolore

d'una dama innamorata
che nel letto si consuma,
la sua anima ammalata
e nessuno trova cura

Ecco ora quel che disse
prima di mandarmi a Voi
con gli occhi semispenti
e una fiala in mezzo ai denti:

Se proprio devo morir d'amore
che ad amare ci vuol coraggio
quel che mi manca a chiamarti per nome
quel che mi resta di questo Maggio

Se proprio voglio morir d'amore
sia il sogno in cui mi stringi forte,
re del mio cuore, cuor del mio regno,
poi null'altro chiederò alla mia sorte.

Questo è quanto
mi lasciò la sua voce
che io vi portai
spezzate la sua croce.


Maggio 2017
-

Poesia dei teatranti ostinati

Vibriamo sulla scena in attesa
del miracolo che spenga il vento
nero che ci ha spinto dentro
con tutti i desideri abbandonati,
teschi notturni nelle sterpi,
e le speranze tradite, baci cuciti.
Sentite come sbatte la porta
alle nostre spalle ogni volta
che un sorriso viene ucciso?
Ogni volta che un cuore crepa
di silenzio?
Allora i nostri occhi si cercano
ripetendoci: “Passa, passa, passerà!
Perchè questa è la legge...”
Sforzando di crederci, di correggere
la rotta del vascello destinato
alla tempesta, di diventare altri,
personaggi di fuoco, eroi e pazienti,
combattenti con artigli a estirpare
la peste annidata nel petto
pronta a sciogliersi in un canto
che vola via, e si perde un palloncino
nel cielo, le storie al di là
del tempo, racconti di uomini
e fantasmi, a noi uniti ora
in un solo corpo, il corpo stesso
del teatro:
medicina, farfalla, sogno trasparente.
Ci siamo capiti, ci siamo amati,
torniamo fuori e siamo il sole.


13 Maggio 2017

Michela

Parlo con te e mi perdo
nel largo dei tuoi occhi
che mi sembrano l'Universo.
Le tue labbra son cuscini
per le fate quando tornano
dai sogni dei bambini.
Vorrei baciarle e sentire
il tempo bruciare tutto
questo desiderio immenso.

Michela,
vieni a ballare o resti lí
a raffreddarti il cuore?
Michela,
mettiti al sole e ascolta
una canzone che profuma un po' di te.

Hai una colomba che vola
sulla pelle e dice: "La vita
è come il mare: tuffati e nuota"
Cosí sorridi, così m'incanto
e ti lascio andare: vai con chi vai,
non ti fermare. Ad ogni passo
nascerà una rosa bianca
a ricordarti che sei fatta per amare.

Michela,
vieni a ballare o resti lí
a consumarti il cuore?
Michela,
mettiti al sole e ascolta
una canzone che profuma un po' di te.

Michela,
vieni a ballare o resti lí
a sprecare il cuore?
Michela,
mettiti al sole e canta
una canzone che respira un po' di te
e t'ha rubato il nome.


Parma, Estate 2015

Artiglieria pesante

La verità è che sei così
bella che basta
una tua sola parola
storta a farmi male.

Io che quando ti vedo
voglio baciarti senza freno
mentre tu se ti sfioro
il viso diventi tutta artigli.

Allora mi dico, muori.

Allora ti dico, muoio.


Parma, 31 Marzo 2015

Pluriball

Inveisci e segui l'immagine
Vento è il tuo sguardo
che m'attraversa di colpo
Il corpo suona e io evaporo
e tutto ciò è esattamente tutto
quel che non capisci.

Altro che no-sense, pluriball

Se camminassimo direi: Gettati nel fiume.
Cosa vuoi che sia: scorre.
Affioreranno bolle
da esplodere con la lingua.
Esanimi ci abbracciamo,
il pubblico fotografa.

Altro che no-sense, pluriball

La cadenza è perfetta
mentre montagne cadono
m'arrampico sui tuoi occhi.
Moscerino della frutta
che con uno sbuffo vola via
e fermenterai senza sapere perché.

Altro che no-sense, pluriball


Parma, 29 Gennaio 2015

Poesie parigine

I. In volo

Quel che lasci rimane
inciso contro muri d'aria
come mano ferma
su testa di cane.
T'ho lasciata indietro
mentre ora volo verso Parigi
con le nuvole gonfie come i tuoi occhi
che una saetta bucherà
e ti farà cadere.
Vorrò saperti afferrare.


volo Bologna-Parigi, 19 Gennaio 2015
-

II. Gingillini

Un giorno solamente
e lo Spleen di cui scriveva Charles
m'ha catturato.
Ma tu non capisci la poesia,
tu non sai la pesantezza del cielo
riverso in me, ghiacciato.
Avrai i tuoi fottuti souvenir.


Parigi, 21 Gennaio 2015
-

III. Sarà il freddo?

Il mattino mi lega al divano
mentre ho ancora tutto da vedere
di questa città, seppur mi sembri
di già vissuta (chi ero?).
Quei canguri rinchiusi
al Jardin des Plantes non saltavano,
gelavano brucando. Dategli almeno
una stanza col pavimento in legno
e un panno di lana ciascuno.
Una finestra opposta a migliaia di altre,
qualche evocazione cinematografica,
scritte ovunque a favore di Charlie
e Charlie contro tutti.
Via, un salto oltre il recinto.


Parigi, 21 Gennaio 2015
-

IV. Impulsi

Morderei i petali del tenero fiore
d'Inverno che sei
ma anche se salissi fin lassù
non ti vedrei.
La Senna congiunge il pensiero
alla linea del tuo profilo,
l'arteria che di te mi riempie.


Parigi, 22 Gennaio 2015
-

V. Aeroporto

La torre effimera della vacanza
ormai inghiottita dall'orizzonte
e un coltellino regalato l'Estate scorsa
sequestrato dalla Polizia aeroportuale.
E' un gioco a sottrarre.
Questi buchi amari.
Girerò ancora per Belleville e Montmartre,
m'ingozzerò di Louvre e Cinematheque
e sorriderò storto ogni volta
al pensiero dell'eccitazione incontenibile
al D'Orsay alla mostra sul Marchese de Sade
davanti a quei quadri di suore libidinose
spogliate di ogni controllo.
Gli artigli della belva affamata.
La mia fuga al bagno, follemente eretto.
Fossi stata qui t'avrei divorata intera.
Girerò per tutte le strade parigine...
girerai con me? T'affaccerai dai ponti?
Impareremo il francese?
Portati scarpe comode se non vuoi
che il piede destro pianga
e vorrò per te colori più caldi,
la bocca rifiorita.
Questo grigio freddo va affrontato con durezza.
Ora che torno facciamoci d'amore
o lasciami il silenzio.


Beauvois, 25 Gennaio 2015
-

VI. Un uomo che dorme

Sorda, sorda
al mio richiamo d'amore.
O te o stanchezza.
Il torcimento si tramuta
in lago di pece al tramonto.
Inerte meccanizzazione.
Non mi sento,
mi siedo sul letto
in attesa d'essere albero.


Parma, 26 Gennaio 2015


Foglia


"Volevo lacrime e non ne ho piante
 volevo lacrime e non ne ho piante
 volevo lacrime e non ho piante..."
ripete senza uscirne
per quel che non ha
o che ha male, per lei
bella e animale, un'ape
che annega nel miele.
I bordi corrosi all'aria,
alla polvere, la mente
compulsa macera
eppur conserva.
Occhi socchiusi
sognano luci più rosse,
secche le mani sfogliano
qualcosa che ricorda
un cuore.



Parma, 11 Marzo 2014

Ave


Mi farai morire
di grazia non ricevuta?
            Quanta.
Mi sei accanto, ti rinomino Desiderio
e ogni sguardo, gesto di fuoco
                                  si riveste a lutto.


Parma, 5 Febbraio 2014

Muratori


Il disastro di una persona sola
E' più grande della sua solitudine
E ogni suo gesto è una mannaia
Macelleria dei sentimenti

Come fa il tuo corpo a stare ancora unito
A non crollarsi addosso?
Non meritano di farsi trascinare
Coloro che passano a farsi carico del cemento



Parma, 1 Gennaio 2014

Venere in leggins


Passi davanti agli armadi
bella fino all'ammutinamento
delle stagioni.
Mi dico: - Esserti
io specchio, possa tu
guardarti
dentro me, senza vergogna. -
Senza pensiero
chè se ti penso mi faccio
occhio,
mi faccio lago.
(Il non poterti amare.
 Il non essere amati.)

Goditi il tuo amore,
Amore. Tu almeno.

Sugli stendini lenzuola fradice
di gioia.



Parma, 14-15 Novembre 2013

Finiranno anche le ore


E le parole si torcono in bocca
perché gli sguardi ti sembran massi
eppur lo sai che è bello che lei sia qui
nonostante i silenzi, il tuo male
che riconosci e anche se bestemmiato
imperterrito inquina ogni emozione
e non puoi incolpare nessuno...
se solo fluissi per tutto lo splendore
che sei, anche lei
se ne accorgerebbe e smetteresti
di tremare proprio di quel tremore
che la porterebbe via, non solo
come amore interpretato troppo presto
come assoluto -vacci piano!-
bensì come punto diverso di confronto,
conforto, confessione, concessione puerile.
Il vento leggero che la sera entra dal balcone
e ci sfiora vicini, le unghie che saltano
in un ballo di pulizia prima del mare,
la mente rivolta in preghiera per una pausa
da quella fame insoluta posta come chissà
quale emergenza: tragedia di presunzione,
la nostalgia di piccoli gesti che nessuno
ha detto che mai potranno essere ancora,
il brillio di una risata per ogni minima cazzata,
il senso di bene, semplice fino alla più dolce
melodia di carillon, perdurare come carezza,
come quelle parole che si sciolgono
e la lingua ogni enigma consumare.



Parma, 24 Giugno 2013

Il sole


Volano le mani all'innafferrabile
ché tutti gli occhi, i suoi, passati davanti
hanno scavato fino a quest'ultima
astinenza. Non si chiama Amore
quando la speranza in una rinascita
migliore è maschera di un altro
Inferno: sinapsi e battiti inchiodati
a rocce verticali e il sole
da luce e generatore di linfa
a marchingegno che avvelena
e prosciuga il sangue arroventato.
Allora conosci l'eclissi
ma sei monco e non l'applichi
sei tossico e spasimi
sei in balia della bufera
sei l'insonnia e l'emicrania
sei l'orecchio che ascolta tutto
e lo stomaco che si stringe
le sei di fronte
e deponi l'arma ai suoi piedi.
Vuoi un finale che ti renda
la disillusione, il cielo terso,
e nuoti nell'inchiostro.


Parma, 23 Giugno 2013

Ascensione


Bellissimo il sogno in cui mi ami,
fino a dirlo, stringermelo addosso.

Il risveglio: vene stracciate,
ronzio di un destino crepato sul cuscino,
l'olfatto orfano del tuo sesso, caldo.

Cado pregando un dio a caso
di riuscire a chieder mai perdono
per il dono che t'ho fatto di me stesso.

Voglia di guardare fuori,
fondersi col fumo su dai tetti nevati.



Parma, 19 Gennaio 2013

L'ingenuità


La voglia atroce gli brucia il petto,
salita dal sangue e in esso trattenuta,
lo divora vivo...
un insieme di segni e tocchi
che hanno trafitto il centro,
il risveglio dal coma in una culla di carne...
e lei lo sa che la fame è tanta, troppa -
un poppante il seno succhia in preda alla follia-
anche lei ne è affetta, ma lui ha peccato...
come un calesse da uno stallone trainato,
dietro, un'urgenza carica di lava accesa
e decorata gentilmente.
Ere glaciali in attesa di un disgelo,
il terrore stampato in cielo di perdere
tutto senza averla avuta.
Nessun cuore può resistere
al gioco dei rimbalzi, dei rimandi
ad altri abissi irrisolti. Lui le chiede
di provare ad aggrapparsi a quel cuore,
al suo corpo, un tentativo di fuga
dalla gabbia costruita col fine
di rimanerne soffocati. Ma nulla
si pretende se non da sé
la sincerità estrema, costasse
pure il mettersi da parte e piano
guarire dal veleno iniettato
da una piovra che la testa stringe.
E dormire... dormire... dormire?
Perché dormire quando c'è da amare?
Allora? Di cosa vorrebbe scusarsi?
Solo il non aver ribadito più spesso
la pura passione con cui la scalderebbe
a liquefarsi negli occhi, le labbra...
scampare ai coltelli.



Parma, 15-19 Novembre 2012

Piedini al cielo


Intrappolati nella rete
della mia bocca come nuvole
si sciolgono... sfuggono
pretese sentimentali, ché stanno
i tuoi occhi stretti alla follia
di altre braccia... dov'è il mare?
Ne sento il fiato e m'incanta
lo strappo che questo buco scrosta
e potrai avere ancora baci
che ti arpionino la schiena...
sia l'onda in cielo
a portarmi il tuo sapore,
la pinna superiore a cui aggrapparmi
e se buono sarà il vento
profonda anche la scia.
Lascia la lingua fra le dita
dipingere il quadro salato
spruzzato di verdi pietrine
da legarti all'amo... è un'esca
l'aereo che atterra, più leggero
il pensiero fuso colle caviglie
appese a trainare su per l'aria
la balenottera blu... maestosità
di un solo suono, calmo piacere...
solco dell'affondo perpetuo.
Ai contorni, assolato, nuota un gabbiano.



Stintino(SS) e Parma, 4 e 5/6 Luglio 2012

Fine turno


Chiedi un abbraccio al niente
ma spunti da una frangia
che taglia l'occhio in fuoco
e automobili gemelle
-coccinella si strofina
contro goccia d'ardesia-
sorridono e aspettano
una foto che inutilmente
annebbierei (vedere sempre meno,
centrare significati accidentali)... la fuga,
asfalti che girano all'indietro
mentre cuori vengono conquistati
su altri palchi: colori diversi
da quello del coraggio omesso...
m'invento una stanchezza che sublimi
l'inacidita voglia in commiato gentile.



Parma, 28 Maggio 2012


Carpe fluminem


Ancora si dimenano mani
contro corrente che rotolò uova
dei giorni in cui tu chiedi tempo -
atto cieco la serrata della tua diga
ché solo ora posso travolgerti
o non rimane che pugno
di deserto, schiuma di vuoto
a tarparti le branchie
e ansimi, la terra ti batte.



Parma, 18 Maggio 2012

La domanda


Torniamo a noi
senza esserci stati,
dunque cominciamo
dal togliere strati...
provocazioni leziose e omissioni
di senso, dissenso in sè per il non essere
cercati e se cercanti mal posti...
abbassati sguardi, labbra disattese...
ma giù! giù le ambiguità emotive! 
impalcature paranoiche! che per te
se non si gioca è esponenziale ansia,
eppure, buona novella, l'ansia inesiste:
luogo deserto tra l'evidente e le mani,
mani bimbe inadatte ad afferrarlo...
piuttosto nascondersi e tremare che affrontare
il fuoco, meglio realityzzare che provare
a crescere, saltare il fosso...
colpa ancora del disinteresse per ciò
che scava, scintilla il pensiero - ben saldato
a concetti quali romanticismo e sensibilità...
rivoltano lo stomaco del cuore
tanto san di slogan oliati da rivenditori
di catene per umani denocciolati...
divago, colpisco, costruisco distanza. 
Invece so. Ti voglio. Così,
senza aggiungerti altro.
Allora me lo devi dire
se te lo chiedo-
passare agli atti,
stapparci, strappare
-è quel che vuoi
e te lo chiedo:

Vuoi scopare?



Parma, 19-20 Aprile 2012

Appendic(it)e


Dimmi che non sei sparita
come mai sei venuta, qui,
a scaldarmi mani, e
lombi, gambe, lobi
e altre appendìci
da strapparci

Sei apparsa:

Rombo profondo
a cui sta appesa
-notte in scia-
linea di volo

Deliquio di calpestìo
che neve sporca
sullo sfondo
squaglia

Lucina intermittente
d'insegna natalizia
in Febbraio
refusa

Ciocca di capelli di gatta
-ieri quattata Salomè
delle mie carezze-:
rigetto d'armadio

Della porta il solo battito: timbro
di folate che tagliano il naso
Fiore di schiuma salito
dall'onda ritratta

Bacio impresso alla maschera
che mi separa, spoglia,
migliora, traduce
dono dopo dono

Questi lampi di sigaretta sfumata
in ardente flautato pianissimo...
le parole a Te precipitate
senza ritorno



Parma, 20-24 Febbraio 2012


Il punto scoperto

Dis-astro:
disarcionato dalle stelle
Stritolato al centro
e nulla che lenisca

Una catena di occhi belli
Il guinzaglio verso il Limbo
Alcun castello savio, salvifico
L'eterna castrazione


Parma, 15 Febbraio 2012

Graffi sui vetri

Graffi sui vetri
bufera di ghiaccio a spine
ascensionali per le strade
nel petto, dietro gli occhi
uno scoppio, spettro di gas
fuoco fatuo, l'amore
dalle mani mancate
alla tua bocca, rimorsa...

Desistenza biscia tra i pori
Pace senza battito
Ragnatela nel pozzo...



Parma, 18 Gennaio e 10 Febbraio 2012

L'addio

Qui, giù per le tue scapole
scalfisco parole esatte
(ora ardono gli occhi,
spie sul cruscotto spalancate)

Dimentica, Notte! per una volta
Il fiato criptico del disamore...
Spezzata in sé, Croce
Sbra-nato il concepito
Io



Parma, 22-24 Dicembre 2011

Polvere


Eppure
Schiena
mai smetti l'attesa
Questi granelli di nebbia
che ci abitano
Noi, sempre più sfocati



Parma, 2 Dicembre 2011

spudorata pRosa


Cosa c'entra? Che se ti amo
è alle lacrime, fino a riderne...
il passato incagliato non può
occludere il sorgere di altre strade,
come luce di un giorno d'Aprile
intrattenibile, e sì, lo dico io
che sai cos'ho rischiato col mio buio,
quanto ho raschiato, carni e colpe,
e poi se "Io è un altro", altro siamo Noi,
così di quell'inferno posso smettere
di non perdonarmi il gelo rappreso
nelle mani, posso smettere l'autocommiserazione
dell'incapacità a muovermi,
per tenere gli occhi aperti su te
a cui non voglio dare lezioni,
a cui voglio solo darmi ancor prima del mai
-come dev'essere stato?-.
E sia che metta in conto l'assenza, la fuga,
il rifiuto, e sia che tutto e ancora TUTTO,
si rivolga contro, ma è qui più in basso
che sfocia il calore, la poesia che porta
alla trasfigurazione del buco
in un cuore. E continuo a ripetermi:
-la caduta degli Dei si è consumata
nella testa- e rimane il così meravigliosamente
imperfetto, il termine di paragone: l'Uomo,
quello più bello, quello che ha il suono
dalla parte della vita, ristretta fino al Cosmo.
Gli altri sian pure fottuti, bestemmiati,
non sono uomini e mai lo sono stati
coi loro volti ghignanti a far che Terra
fosse merce di porco in porco.
Allora s'imparino canzoni
da baciarci quando cadono
le sere, sui lati del fosso
l'ondata d'amore ci sommerga.



(seguono e precedono carte da decifrare)


Parma, 22 Novembre 2011

Una cosa minuscola, come il cuore


Siamo baratri allo specchio
per un attimo tremibile
in abbraccio lacrimato

(e potessi cose che mai a nessuno,
che mai, chiuse a mille mandate,
da una così piccola porta ascose)

e ricordare spasimi di vino
un tram sopravvissuto
poi cicatrici, dormirci a lato



Parma, 20/21 Novembre 2011

Cornice


Caute e sottili le lettere
hanno preso la scia di un binario
vertebrale, risalito fino al centro
per avvicinare le mani al bel viso
un centimetro dal colpo, un soffio
che nessun contatto incise
decise come fottere il tempo,
quel minimo spazio fatto apnea
e dall'apnea cruda la solita spina
su cui caduta è la grazia di un bacio
dipinto colla nebbia. A ogni freddo
la sua infinita domanda morta



Parma, 17 Novembre 2011


L'ultimo p(r)ezzo


Notte (mia) cara,
ché ogni (s)volt-a(, lo )s-sai(,)
cost(ol)a passarla se non sì liscia
a fior di lisca: fiordo(a)eliso
da aurore viola(te) a evitar sf(r)ace(l)li



Parma, 7/8 Novembre 2011

Cielemoto


-Mi ami-lano o mila-no?-
Giro dita nel succulento piatto
vuoto, ho problemi di digestione:

più digiuno meno affamo e
parlami pure che io svengo
perdo sangue dalle penne:

Nuvole sui palazzi crollano
Tramontana i capelli inonda
Sole nel petto: un rimbombo


(ho tanto freddo anche se è estate)

Parma, 12 Ottobre 2011

Fade out


Ho il pensiero di te: brucia.
Il mai che mi sei, importa:
la routine russa delle schivate: tocchi
disegnati sotto palpebra, microfoni
vergini delle sincerità più crude, come:
ora, dimmelo ora se mi vuoi lì
come ti voglio. Oppure: no.
Le finte di cuore, il mio che cade
e cade: si rimanda, si rimorde,
le ri-morti mangiano le vene,
comprendi: marcio è lo stagno.
Dicono: stai calmo:
lo sono, male ma lo ero già.
Ha stridori la città: infine strino.

Possono le distanze essere così atroci?

Ancora più fuori, colori...



Parma, 3-9 Ottobre 2011

L'appeso


Vieni a prendermi in cima
alla gogna, che qui anche gli alberi
son catene, rimbombi i nomi.
Ma non sai dove portarmi,
come riconoscere lo sguardo perso
da parole d'amore infuriate contro
elettrodomestici. Infilami le dita
nella presa allora, programma
le centrifughe, orbita lo zapping
degli umori, connettimi ad applicazioni
che sfasino l'immagine per l'etere.
Niente rimanga del mistificante mistico,
Mefisto, me fisso appeso al foglio,
se non la condanna.



Parma, 13 Settembre 2011

Imparare a leggere


E come potresti avvicinarti a me
se quello che sono: -Non sono-?
Se suono sogno, sbaglio,
alimento lo sbadiglio

E ti accorgi di questo nevrotico ripetermi
che non lascia scie colorate?
Una volta la parola chiave era Ghiaccio
, ghiaccio. G H I A C C I O

E poi cerchi la forma? Che vedi è
già cerchiata a mo(n)do nella somma
o una formula comune, lo specchietto
patetico che ti ho messo di fronte



Parma, 7 Settembre 2011

Ponte


Ricordi il ritorno
Un chiodo spezzato sotto il piede
Impantanato piangi le parti divise
Le piogge accese di sera
Automobili borbottano il tuo digiuno
Ti tocchi il naso con la matita che vibra
Materia che sfibra
Cancelli il punto
Il piombo, il suo equilibrio
Lo sguardo, riverberato stupro



Parma, 4 Settembre 2011


Ventidue Agosto Duemilaundici


In quello spazio tra l'amore
e ciò che lo nega
sono spalmato
come foschia, abuso d'impotenza
nel cielo combusto. L'orizzonte,
chilometri e chilometri di pornografia.
Ci fossero alberi - denti contro
cui raschiare l'incendio
capovolto.



Parma, 22 Agosto 2011

Capirai


Capirai, è tutto un gran zoccoleggiare.
Pensavi mi salvassi? Sai, sono il primo
a darsi, circuitando le prestazioni, svilite,
svitate. Il piacere se viene è un attimo
e la strada per il sospirato annullamento
deviata, allora si continua a coltivare
la mancanza, quella di un cuore da accudire,
portarlo fuori a fare i bisogni. Fuori.
Dentro il brodo rimasto a bollire.

Capirai, il crollo del capitalismo
arriva tardi, eravamo già nati
rovinati, i segni palesi, l'esistenza
dell'altro solo un altro modo
per stringere la propria, a forza
di richieste dai pori slabbrati, le asimmetriche
voglie a offendere l'unico senso
buono del gesto, a fendere il niente
che gronda dalle bottiglie, dai polsi.

Capirai, il rifiuto, frutto della marcescenza
da vendere al più fragile offerente, ferito.
Ciò che viene poi (verso spezzato)
è autocensura, perlopiù.



Parma, 8 e 14-15 Agosto 2011

Lettera al mare



Amor di poesia
"Vai con chi vuoi"
te lo dirò mai
assunto l'assurdo che mi sei
e le pietre che ti hanno lapidato
il cuore a far di esso pietra.
"Vai con chi ti vuole"
a nutrir di sconcezze sublimi
il mito della Storia,
la sua staccata monotonia estesa
e le onde che ne fan Memoria
come fotografie che creano un profilo
e ragioni di fede ai marinai:
un porto che sia, in fondo vale l'altro.
E pur potrà accadere
scorgere tra le acque una bottiglia,
in sè la mia pelle -capitata,
capitolante, capitolo chiuso-,
messaggio per vascelli fantasma:
"Amnesie maestose,
con le vostre fiocine
asportatemi la faccia,
vessillo fossile
all'amor di poesia"



Parma, 4 Agosto 2011

Fullscreen loser


Di cosa sai ombra proiettata
ai margini della notte? notte rivoltata
fra rare notifiche e stati di non connessione,
parole sbucciate, ritratti
in videocompilation, appesi agli stipiti
occhi bianchi, cieca astinenza,
crolli immutati, secolari
cortecce incise senza dita.
La volontà castrata
ben rappresentata dall'autolesionismo
consolidato fino a esser residenza,
osceno come squarci di risate
a massacrar le stelle
cadenti nei dimenticatoi
a senso unico, dopo l'ennesimo sogno,
il primo, dove ti rincorro nei corridoi
deserti di una biblioteca infinita,
torrida, ai limiti del rogo,
e ancora lì scrutarci dagli spazi
sotto le pagine sfogliate
mentre la pelle traspira pudore
che se non è amore fossero ettolitri
versati nelle bocche ingorde
per frantumazioni inenarrabili, crepe orride della terra,
non più risvegli col muschio sulle palpebre
e un roteare di canzoni d'addio dichiarato
utili ad alimentare il mordersi la lingua,
le labbra, che non percorrono dal fondo
il tuo sterno su, per puntellamenti precisi
all'ossessione -sesso e ossa-, all'altra
fossa depositarsi, posarsi
per l'ultimo breve, lentissimo tragitto:
la gola fino al mento. Non mento:
non so, non ti so.



Parma, 3 Agosto 2011

Insolazione


Ogni stazione un punto di tradimento
Gocce piovute da un albergo senz'amore
Lontana lei che si è abbandonata. Alla merda
e poi la tenia.
(Ex-amanti puttaneggiano competendo
ammiccamenti d'assalto dei fuori sede
Ardore d'inserimento
Il rassicurante mondo per psicopatici
in carriera dell'indierland milanese.
Destinazione: Africa orientale)
Volevo cancellare queste nuvole
e gustare il suono della lotta, lottando
col pensiero in mansarda,
a bauli chiusi.
Non conviene a nessuno la sincerità
cavata come schiuma inevitabile
del mare mosso implasticato.
Sarà un tango col coltello tra i denti
prima di addormentarmi sulla pelle ustionata.
Quale sonno sconsiderato, sbarrato
Tentacoli serviti all'ultima pulsione
Una lingua la sua cicatrice
Quale sonno tradotto in urla
o quelle degl'infanti, commestibili.



Camogli, Romito Magra, Parma
29 , 30 e 31 Luglio 2011

Così lontano, così vicino


L'angelo sospeso sopra il tempo è caduto per lasciarsi tormentare dal demone di cui si è innamorato, ed è il tormento a generare.
Sta a lui decidere se allontanarlo per non più bruciarsi e così tornare a visionare gli uomini; o muoversi verso la fonte, al respiro, il sangue in poesia che combatte per il messaggio di luce.
Oppure, l'immobilità nel sale.



Parma, 2 Luglio 2011

Verso Franz K.


Di ragnatele il privato, depravato bosco...
una camera, specchio d'ombra, trappole
circumnavigabili, non solvibili
ombre negli specchi
infinite insonnie, una sola narcolessia...
allergia da contatto vivo, a meno che
singhiozzo
-Amami Milena! Traduci, vestimi-
lama che traccia un ponte, arco di voce
sottratta ai doni orfici
invenzioni le costellazioni ma ci si aggrappa
come i deliri passati, da risparmiarmi...
-dove la raccogli tutta questa malinconia?-
ti venero, ora finalmente chiusi i punti,
la tessera premi, spremitura,
malattia trasmissibile via grafema
mentre le mosche cupide rosolano al vento
prima delle otto zampe,
è l'Estate avvelenata.



Parma, 19 Giugno 2011

Composizione tangenziale

Oasi a triangolo color
erba della dimenticanza,
fiori gialli sparsi e altri
bassi serbatoi di moltiplicazione,
qualche sacchetto qua e là
avanzata magia della specie,
quattro frecce d'emergenti
voglie risucchiose in crescendo,
camion che contropelo ruggono,
raso sole in bottiglie scollate.


Parma, 5 Aprile 2011

Masticanza

M'incontri per caso - se la strada
non si squarcia nel mentre, lascia
la bocca esser prigione ai blablà e hihihì

L'unico gesto d'amor che mi puoi:
fottere violentemente, di più,
più tosto, oppure la solita finzione

La lontananza delle immagini trasmesse
di bombe su dittature e di troiai editoriali
e devastazioni ed è propaganda di Stato-quo

che non guarda... buttami per terra invece
battendo col tuo sangue, contro le pareti
grattugiare fino a far dimenticar di me(no?)

Aprire l'occhio impastato colla palpebra
d'un Polifermo che stupido è solleticare,
strappalo giù di trave e via a mare

poi qualcosa tornerà come sorpresa
perchè anche tu ardi d'esser presa
morsa sotto nuca (sì, i gatti), lacrima

ove il mal di mondo v'è racchiuso
e tramite papille roteanti saperlo
l'uomo, solo, al metabolismo infuso



Parma, 25 Marzo 2011

Atomica Limbica Luna

Albeggia una Luna
indicibile di gravidanza
innescante il principio
del circo dello Zodiaco,
lo zoo di Dio
a corna sparate su
Tre-poli girati,
nuclei che tremano.



Parma, 20 Marzo 2011

Temporale di Primavera, maledetta

Al riflesso nascosta nel finestrino
fiorita coi pilastri diluviati in prima linea
(trincee lungo i corpi questi sguardi)
cola il suo nasino
e non posso nemmeno pregare
affinché smetta
quel vociferare nello slabbrato telefonino
(non torna indietro, si accumula ritardo)
a nulla vale preoccuparsi
(se ho fame?- proprio non capisci
che ho il bisturi dalla parte dell'inchiostro
oh ri-verso in me!)
sprechi sinapsi
(abbiamo vino?- ti chiedo poi
togliendoti al premio Campiello 2004)



Milano-Parma, 19 Marzo 2011

Fruscio

Non importa, non importiamo
e nemmeno importuneremmo.
Implodiamo.
Al minimo fruscio
implodiamo,
e fosse almeno felino
per quel taglio egizio,
il contatto col magnetico
inconoscibile
da spingere nel sasso
il fantasma che le mani
s'è fottuto,
a me che piacciono dita
abbastanza lunghe
per scivolare su tasti
e farla godere da una parte
a lato, da qui a dove,
lo svisceramento
del cosmo



Parma, 27 Febbraio 2011

Nemmeno più un barlume

Nemmeno più un barlume
di voce
se posi l'orecchio
sulla bocca del pozzo

"Addosso,
mi muoio adesso"

non ha avuto lacrime da bere
non ha tracciato strade su corpi
non ha ceduto gli sguardi
ha rifiutato le viole
arse

Nella gola la terra del fondo



Parma, 26 Febbraio 2011


White room

Che ti divori la noia, come leopardi
affamati la mattina
nella giungla di clacson in panne
o in festa per vecchie dagli occhi neri
metastasi ai piedi
i loro panni da immolare

Hai mai urlato abbastanza
da sentirla
con te nudo
sulla cima più alta?
scomporla...

in acido piombo
e affilate notti alla fine
le occhiaie dei santi
erezioni estinte

e se di quelle quattro sigarette
te ne fossi tenuto una, per una volta
ci avessi creduto, magari lei...

(il bagno è freddo più del letto
la bottiglia non molla un battito)

dio come moriamo
amore

da qualche parte



Parma, 15 Febbraio 2011

Vacche magre

Ora che non è che la sua stessa ombra
-digiuni che prosciugano le ossa,
i "nonostante" che non le disse,
alcun meritarsi l'amore-
può estinguersi
liberamente

Espiri nelle nebbie

Il dubbio resta su quale vestito
listare il lutto



Parma, 14 Febbraio 2011

Fair play

Gli spettatori del calcio se ne fregano
degli abbandoni
in miseria
di chi non ha palle da far sudare
ma porte in faccia
cuori espulsi

Osano accennare a un'òla


Parma, 13 Febbraio 2011

Oracolo

I semafori cantano
la litania dei no
e "non la vedrai"...
camion infiammabili
gli fanno il pelo.
In salotto a camino spento
uno Schiele si frantuma
sui tasti del pianoforte.

Lo sputtanamento è totale.



Parma, 12 Febbraio 2011

Bachi da sera


Crisalidizzare

(Te



Me)

in poesia
mossa a pena.
Bisbigliarsi al volo
nel precipitar delle stanze.

Avessimo labbra vicine
per rami da bruciare.



Parma, 11 Febbraio 2011

Voce

stessi zitta, stessi zitta ancora
più di quanto riverberi
le mie prigioni
sarei lì a leccarti da terra
e assolverei i giudici
dalle condanne fatate,
folklore le stragi

scavo insenature nei corpi
sbalzati dal carro carnascialesco...
esseri cannibali, calibani...
feste del sangue, movimenti
slabbrati,
un ultimo grido
prima della moda



Parma, 9 Febbraio 2011

Pizza-express

Amore lontanissimo, più delle statue,
hai la faccia che si macera,
sia fatta la tua nolontà...
rimarrà il pensiero triste, fossile
in atmosfera tra la magra luna
e gli errori di rotta, l'ennesima volta...
le sigarette fumate
per disprezzo di sé, altissimo

Manca la forza, il sospiro fatale
da compiersi prima dell'inizio giro
nelle corsie degli ospedali,
chissà quale il letto della resa
"...scopra pure, ché la possa irriconoscere
definitivamente"
a passi falsi ho ballato
il canto delle sirene

Testa matta, nostalgia nei sogni,
scena spudorata di un abbraccio
dato al telefono chiuso, lacrime chiodate
e occhi crocifissi... tutto questo
è sempre e solo piccolo guadagno,
un fare consegne a domicilio
divorando con gusto la strada...
qualcuno lascia la mancia
gli altri non hanno fatto la guerra



Parma, 7/8 Febbraio 2011

Fili sulle strade


Mentre interpreti, dunque fingi
-"finta è questa Primavera che fa
godere del girare senza guanti"-
che sia grave ogni respiro
gravido del germe eterno
prima e poi l'incidente vitale,
succede per strada una quiete
dove i palazzi dagli opposti lati
si lanciano sguardi d'amore
da perderti d'imbarazzo commosso.
Solo i baci sanno spogliare l'anima
e anche se il debito le sopravviverà
stendi le palpebre ad asciugare,
il finale vien da sè.



Parma, 6 Febbraio 2011

Quello che vogliono

In tensione se mi graffiavo
pur di piangere in qualche modo,
l'agilità del criceto chiuso nella ruota-
poi dare senso a tutto pur di togliere
ossigeno al salice
e perdere la vista al bordo.
Le parole continuano a fare quello che vogliono
e niente ho spiegato davvero. Le parole:
quello che gli altri vogliono.
Le rughe del corpo nel buio
mentre la sua assenza stride
e poco mi offenderebbe se...
poco importa, il quark
è più grande di me.
Consolazioni e crimini spesi a peso di grumo
se non raccontati a chi ne farebbe strage...
orripilante è solo lo specchio;
nemmeno le flotte batteriche! le nostre
si coalizzerebbero per quali sorprese.
Non salto dalla sedia,
giro l'angolo dove hanno apparecchiato
di fretta la carcassa logorroica
"non tagliarti, non tagliarti più!
solo io posso succhiare il puro rimasto"
e mi eclisserò dietro la gente mentre
vedrò che dalla balbuzie si può guarire
ma già tacevo.
Dalle bugie, dagli anelli regali -
regalàti
la fuga non tiene.



Parma, 3 Febbraio 2011

Il mio amore

Così la vittoria
è di chi dedica e dimentica.
-MDA
Lo senti questo scrosciar violento
delle cascate in orizzontale?
senza gravità vorrei dire
se gli angeli offrissero
mani da afferrare e
meno puntini di
alienazione

(Signorina Inesistenza,
cosa combatterai dunque?
La sua immobilità? La normalità
dietro le strascicate contraddizioni
di un ergastolano?
Oggi i nomi sono sordi
e ci si rivolta dentro le parentesi)




Parma, 2 Febbraio 2011

Esagelo

Asfissiare in totale assenza d'equilibrio
Peso d'amor(fo)
"Qualcuno m'ha dato del surreale
eppur'implodo"
Se ti sapessi ti assaporerei
ma il Vuoto ha in me le sue radici



Parma, 31 Gennaio 2011

Calcare

I palchi son tanto piccoli
o poco siam capaci di concentrare
l'inconsistenza, (de)vasta la bufera...
basta un qualsiasi incidente
a far crollare le dighe
trattenute, a contaminare il golfo.
I filtri limitano il fluire
dei rubinetti sulla pelle
pur pulita e così sfalsata.
Ogni giorno un pensiero regredisce
dall'immagine mentre niente dà più senso
ai denti che un bel calcio di rovescio.

Còlmati fra le sue intermittenze.


Parma, 29 Gennaio 2011

Occhio di vuoto

Blocco tagliato.
Participio remorto
al pulviscolo controsole.

L'eterno non detto
appeso ai punti. Ai ponti.
Il gesto è amputazione.

Appena un miagolio incrina
l'incanto, la fissità
che tracima nel vetro.



Parma, 25 Gennaio 2011

Melancolia

L'ombra nel deserto
all'ora di punta attraversa
il viso del bimbo spettinato
con le foglie in riva al sogno
"Sfiorisca la bella strega
se sfuggente l'appassisse"
Una mela ogni pianto


Parma, 23 Gennaio 2011

Apro la finestra e parole...

Apro la finestra e parole
come bestiole strusciarsi
nell'erba ghiaccia e cicatrici
sulle braccia mute bisciando
aprir le bocche
a risucchiar la notte.


Parma,
un'alba di uno dei primi dì
di Gennaio 2011

The dark side of the Station

Sotto la rete di nebbia
in metallo, disossati occhi.
Passeggeri ciechi d'un'alba
d'amore in siccità -così
assente la sorgente sanguigna!-,
sì la città proceda gli usuali
suoi fischi per niente fiacchi.
Croci stilizzate sospese su
tram-atizzati vortici...
tentativi di scompisciarle:
strobospecchi e labirinti al neon;
Puk, il folletto evaso di telefono;
overdose d'intralci televisivi;
parole esploste come strazi:
il cuore negli atomi di Dalì.
Prima che il treno parta
mai più si riperda al peso
di attimi piombati, se vero fosse
tutto in concorso per l'oblio.


Milano -> Parma, 14 Gennaio 2011



Me meno Me

(non) sto.
pura virtualità.
virtù delle ali.
sia tutto virtualità:
simalati, dissimili,
simulacri.

e tu, il tuo sogno:
il fondo della tomba.
il tombino per la fogna
in cui tuffarmi. truffarmi
con Graziani dalle cuffie
che di grazia dà lezioni.

Parma, 9 Gennaio 2011

In memoria d'Italia

Beata sia la fine che brucia
quella carogna di donna ancor
da farsi: già svenduto ha il fior
dei sfinteri e la pulita faccia.

Beata sia la fine che brucia
risvegli intronati dall'odor
vinoso fra lenzuola d'amor
arruffato fatto carta straccia.

Seppie rimaste per il litorale
ad assalir le sue stanche vene
smaniando magre di rigenerare

ossa consunte da cellule piene
-macere d'ogni intruglio letale-
di tristi vite felici in catene.


Parma, 31 Dicembre 2010

compilation "Beata sia la fine che brucia(il 2010)":

L'abbandono

ho le lacrime agli occhi
e mi dispiace lasciarti
ma
ho le lacrime agli occhi
fisse
che non scendono
vetro insicuro
nebbia balbettante
scure sulla nuca.


13 Dicembre 2010

Ricettario di futili pensieri

Non pensare agli uomini
pensa a me,
pensami qualche volta
le altre cercami.
Pensa che il male è destinato a estinguersi
e all'infinita varietà di proiettili inesplosi.
Pensa ai tramonti su altri pianeti
e ai dopoguerra dei loro abitanti.
Pensa a quel cantante che prima di sparare
pensa e agli ammazzati perchè hanno cantato.
Pensa a ciò che accadrebbe se lo facessimo
davvero mentre le torte si fanno da sè.
Pensa un po' quello che vuoi
tanto non ci sei e penso a te
soprattutto perchè non ci sei
e penso a quello che penserai di me.


Parma, 18 Ottobre 2010.

Icaro all'Inferno


Come trasfigurano i visi
quando ci s'invola!
Tanto niente è esistito
che questa felicità,
finchè la cera dura

Quanto è duro
il rientro dall'ingenuità
per scoprire che il bello lasciato
ti lascia al risucchio dell'imperdono,
parete infernale di colati cuori



Roma-Parma, 16(18) Ottobre 2010

La marea nera

Ci allontaniamo dalla barca
piena di noi
per vederci annegare
in un giorno speciale.
Son venuti a dirci
"Anche oggi i cancelli restano chiusi"
che non attraverseremo più
per lavorare di fantasia:
i nostri corpi e qualche segreto.
Se è vero che non sapevi
dei miei movimenti in periferia,
mi hai seguito lo stesso
mi hai sollevato, ti ho seguita!
poi in mezzo a tutto, il chiodo.
I pesci ci sputeranno quando
il sapore li avrà convinti
che indigesta è la sfiducia,
che della nostra pelle valeva
farne vela, prendere il largo,
aspettare il tramonto a sedarci
con la brezza nei sospiri.


Parma, 12 Ottobre 2010.

Ognuno parli per sé

Quel che rimane dell'amore
è laido fluido: le iridi aride
di speranze che lacrime percorrono
come riflesso di fotografia -
non più esistenza,
ricordo nell'incubo reale.

Ed essere capaci di insorgere
da sotto il vento sempre più violento
col rosso delle foglie nelle mani,
e mani e fogli tornino a scoparsi!
Già lo sapevi l'amore nuovo...
ti chiama dalla strada, le piazze,
palazzi un giorno innocenti.


Parma, 11 Ottobre 2010

suggestionato dal primo verso de
La mareggiata del'66
dei Non voglio che Clara.

I notturbini

Netturbini presi male
fan saltare cassoni
coi sogni in essi riversi.
Nessuna unità antiterrorismo.


Parma, 20 Settembre 2010

Coda

Dir di te senza nominarti
è starti vicino senza parteciparti
delle mie arditezze (non per proteggerti
ma protegger me da cosa?),
arditezze di sogno che nel sogno
si consumano, ti esplodono.
Ed è tutto un circumnavigarti a vele
stracciate, un toccarti e toccar le mie mani
sudate, fissar le tue molli movenze
e negare di aver'occhi. Occhi bruciati.
E so l'insensatezza del cane rabbioso
vorticante sul proprio tormento,
e schiuma e latra e non ha memoria,
sì una sua dignità che niente rinfaccia.


Parma, 15 Giugno 2010.

Sotto coperta

"Così preziosa
ti coglierei solo
per strapparti dall'abisso"
le direbbe soffiando
bocca sopra conchiglia
un po' più che bonaccia
ma tra il volere e il dire
strati di cera incrostata
e non uno stoppino
così penna la corsara
è a disancorare quello che
avrebbe detto puntando
il segno costellato
nell'albore primaverile
senza timoni di traverso


Parma, 24-25 Marzo 2010

Decreto

Rétina offuscata, giorni lontani,
indicibile il mio modo di sentirti.
Straccio un pezzo di stoffa
sulle corde degli strazi.
Pizzicata arpa apre la notte,
alle unghie ti disincarna.
-Come puoi essermi intensa
se di fronte ti vive una bugia?-
Il sonno della ragione genera speranze
da cui zero scampi - dannazione!
l'aria si fa simmetria
eccessiva.
Mi decreto il diritto d'infrangere
l'incrocio di un semaforo rosso
perchè rosso è il suo colore,
rosso! Rischio e passo.


Parma, 13 Marzo 2010.

Reading

"Questi nervi strangolano l'anima.
Primordiale desiderio represso.
Vuoto d'impotenza che divora."

Versi come d'adolescenza chiusa
nell'egocentrografia esistenziale,
a ciclici fiotti la penna sfiatano.

Mai Dante sarebbe scivolato
in tali sabbie per esprimere
la grandezza del suo conflitto,

e io vanitoso stupido fiero
delle castigate emozioni: scimmiette
da far piroettare al circo di paese.

Quante liriche senza coraggio,
smusicate, spade da passeggio...
a chi diavolo vuoi che scavino?

Ridicola merda, tacila quindi
e onora Pavese, che al termine
del suo emistichio, a freddo, si spezzò.



Parma, 24 Febbraio (e 17 Aprile) 2010

Anello

Apertamente chiuso
chiedo perdite
come vittorie implicite
di cui cuore gode il conto

e non trovarti contro
l'infinito di me spiegato
rigurgito, prolisso spasmo
serratamente aperto

che è così tanto
violento assalto
da annegare legati
negandosi a fondo


postuma(na)mente a Y.

Parma, 1 Giugno 2009 (e 30 Gennaio 2010)

Rosagra del deserto

agli exmigrati di Rosarno

Agrumi strappati dal petto
aperto al sole dicembrino
che se scalda è per inerzia,
come le nostre mani dolenti:
nel fango del sonno nostalgia
serrano staccano spremono.
Gocce acide dagli occhi al risveglio
rubato. Poco a parte è rimasto:

terra fredda nel petto aperto,
terra nostra ma non nostra.
Sudore che dalle cosce piove
a rinnovare il rito di fertilità
come dono natalizio a voi
portato. A voi frutta, guadagno
e il sentire di pensarsi migliori:
più che uomini, meno di Dio, Voi.

Un Dio mutilato alla fine dei sei
giorni. Il settimo ancora presenti
a farvi da fanti cavalli giullari
e giù di bastoni di spade di picche!
Il fuoco di chi ha alzato la testa,
dopo tutto, contro l'avida regina
che della luce solo il nero conosce:
steso lutto sulla vostra povertà.

Disprezzato negro e rinnegato
quando da padre-schiavo si fa
figlio-ribelle; natura che affiora.
Stravolta natura, l'ombra che scende
a ingoiarsi l'agnello; ogni volta
degl'innocenti la fuga, la strage.
Forse destino, sicuro tiranno;
e deserto. Una rosa di vergogna.



Parma, 14 e 15 Gennaio 2010.

Aracnofollia

"L'occasione fa l'uomo ragno"
Pippo Franco


Pioviamo dal cielo
lasciandoci scivolare
giù pei nostri sputi,
fulmini di seta.

Apri l'ombrello
per proteggerti?
Veleno cola dai bordi,
ne soffochi.

O resti a braccia aperte
con quella voglia di pulizia
che spoglia pelle e lingua
da bende e sarcofagi.

Così cadiamo goccia a goccia...
ulteriore piaga biblica
su corpi privilegiati

per elezione di frode:
investitura di odierni
cavalieri-faraoni

dall'incontenibile ronzio
d'insetto. Sinfonia nutriente
il loro scricchiolio terminale.

Spettri cangianti nella tela,
stupefacenti riflessi;
il sole che fa squarcio.

Infuocata nube terracquea
fra raggomitolamenti
e fusione d'orgasmi.

Nessuna sfida agli Dei
pietrificati da amore
non più corrisposto.


Parma, 8 e 9 Dicembre 2009.

Rapina a mano amata

Svolgere il proprio compito
fino in fondo
porta inevitabilmente
al crimine.
L'averti creduta mia
a titolo d'esempio:
tuo dono d'addio
una frode nel caveau
dell'anima, di lingotti
depositati come garanzia
per la nostra infelicità.

Mai richiedere interessi.



Parma, 7 Dicembre 2009

Figli

Paura di essere padri
a quali obbrobri ambulanti
ch'a malapena parleranno
per suoni ascensionali
e allergici agli abbracci,
solo abbracci a pagamento.


Parma, 26 Luglio 2009

L'attimo prima

L'attimo prima della poesia

Sul taglio del tovagliolo sporco
alla fine del lauto pasto
imbevuto fino alla sinfonia dei sensi

Tra le pieghe delle lenzuola
sfatte da sbattere al vento
come il fiero gesto consumato

All'incrocio di strade fumose
e rotonde perpetuate dall'ordine folle
che a sè stringe senza alcun suono dolce

Sospeso sulla lotta vissuta
verso un immaginato cambiamento
per l'uomo in bilico sul pianeta

e così cada come incudine
a pestare ogni convenzione
fin dentro l'oceano.

La morbida risacca
sgretola al riflesso
del tramonto africano.


Parma, 26 Giugno 2009















foto di Alessandra Renda

Disamistà


Amici
vi disconosco
uno ad uno
fino all'ultimo
non perchè peggiori
nemmeno migliori
è una deformazione
del mio apparato ricettivo
e zero buon senso
e ancore di assestamento
arrugginite
in fondo al mare
che tutto l'amore
fin qui ucciso...

mani sulla bocca
teneratroce



Parma, 23 Giugno 2009

A grani

sarà questo maggio
a rendermi - arrendersi -
l'assenza della mia pienezza

a legger versi d'altri
belli da dire ad amarli
diramati nelle vene

troppe sperse volte
avvolte su spire sparse
di caustica incapacità

scoperte come ho le mani
così indietro da corpi
sgregati eppur certi

per me certo che non afferro
non afferro! un pezzo di pane
almeno raffermo


Parma, 9 Maggio 2009

Amore amaro

Pulizie di casa
senza te tra i piedi
che vorresti il caffè.

Silente una nuvola
di fumo nella camera
da letto. Incenerito.

Apri la finestra
quando torni. C'è
un bacino sul davanzale.


Parma, 15 Aprile 2009

Immagine

La poesia è una bestemmia;
la bestemmia della poesia
contro il dio dei confini morti
maglie di nylon, strangolano
inventori di forme dell'ignoto
a farne propria immagine...
se innalzata a Istituto Sacro
bestemmia contro l'umanità
così ogni altra fantasia
è stata condannata

Anubi testa di cane.
Ganesha l'elefante che piange
sul latte versato,
del maiale invece
non si butta via niente,
le setole d'oro di Gullinbursti
men che mai.
Gesù l'agnello sacrificale
messo in croce e risorto
secondo le Scritture;
Giuda si è impiccato,
non sapeva Leggere.
Kama, Eros, Venere,
oggi è vietato amare

quindi
a mia somiglianza la tua assenza,
la tua assenza è una bestemmia
come la mia ritrosia.
Ti creo con rabbia,
fino a scagliarti;
isterici frammenti di vetro
schizzati nella pelle
a specchiare facce cadute
da un cielo imbalsamato

chiedono rispetto
in doppio petto
per le loro blasfemie,
io per le mie


Parma, 11 Aprile 2009

Notturno

Vorrei leggessi senza capire.
Senza illuderti di scovare il tesoro
in fondo alla ferita, che oggi
i santi hanno smesso di valere;
nemmeno più volano le aureole
delle lucciole tra i melograni
e le mani delle rosse contadine

Ma noi, immobili, a cosa serviamo?
Io con le strane soavi sensazioni
di morte che riesco a intrappolare
nel sommesso, poi risorto spavento
di riflesso, dopo aver vagato
a lungo, sotto assedio, attraverso
il gemito delle neonate foglie

Tu ti lasci appena sorridere
per un attimo dentro l'occhiata
lanciata furtiva già bastata
a riempire di quiete la tempesta
dei giorni d'abbandoni a venire.
Le tenebre fischiano; a tempo
flessuosi, si muovono i lampioni


Parma, 31 Marzo 2009


Chopin contro il Potere

Musica che sostiene Messaggio
Canzone

Messaggio che suggerisce Musica
Poesia

Musica che soffoca Messaggio
Suicidio per masturbazione

Messaggio che tiene sotto calcagno Musica
Verso delirante seduto in trono

Musica e Messaggio fusi assieme
Innamoramento nello sguardo,
quel Notturno incastonato


Parma, 28 Marzo 2009

Sua madre

Sentirti sorridere sul mio petto
-ma sei lontana
forse inesistente-
per evaporare
questa paura di sognare
stanotte
quella mano gelida
ad angolo cavo
come gli occhi di lei
di un dolore ultraterreno
così per lui
e su di me presto da lei
precipitato.

Domande come il merito
di averla riportata a terra
abbracciandola
i suoi baci
nessun merito
solo luna piena
troppo piena
stasera.


Parma, 10 Marzo 2009

Scatto

La tua bianca voglia
di essere scopata
si arpiona
vertebra dopo vertebra
su per la mia schiena
arriva alla nuca,
sudata voglia
a denti ficcati nel labbro.
Scatto.
Mi si gela la fronte
si bloccano le mani
-cosa succede?-
e crampi all'addome
secca la bocca
si sgretola il mio corpo
-cosa succede?-
precipita la voglia
nel nero baratro
che non sai.
Piange un solo occhio.


Parma, 2 Marzo 2009

Cesare era etero


Cesare era etero,
per togliervi il pensiero,
credo soprattutto fosse libero
in fondo ai begli sguardi
di tornare presto sul sentiero
delle struggenti inspiegate negazioni

Cesare era altro
da quel che ci si aspettava
quando ogni atto violento
contro il suo momento
quando il forte vento
schiaffeggiava il bavero sul volto

Cesare era etero
perchè diverso nel sorriso
regalato agli estranei
sottratto ai confidenti
desiderosi di spigliatezza
da immortalare in fotografia

Cesare era altro:
scaltro nel fuggire sbieco,
districarsi dall'aria bollente
sulle guance, da quel sesso
immesso nell'ordinario
svolgersi di vite a devastargli
la delicata intimità

Cesare è sparito
e più non so
se non d'amore, cristallo.


sul treno Parma-Bologna e ritorno
22-23 Febbraio 2009,
e Parma 25 Febbraio 2009

Zeitun

Mi chiamano bimbo
costretto a stare appeso
alla mamma così fredda, ferma,
-capelli sfuggenti dal velo arreso-
che ho smesso la fame, il sonno,
senza il fresco pane pieno
delle sue mani; la sua voce
m'inseguiva, accompagnava
fino al letto ora rotto.
Tutto rotto il tetto,
dei fratelli il pianto,
il richiamo del muezzin, del mare
il profumo, i vicoli dove correre,
le bancarelle del paese offeso,
i giochi, il sole, la sua pancia.
Non sento più niente...
e mi chiamano bimbo.


Parma, 11 Gennaio 2009
-

Cos'è successo a Zeitun?

-

SIDUN - Fabrizio De Andrè (da Mixer, 1984)

Invocazione di Neonatale


Nuovo antiCristo scendi
tra il carrarmato e il bue!
la Tua nuova incompresa rabbia
contro più opulenti templi
tronizzate divinità
confini di lingotti
disparità senza vergogna,
pronti a saltare in aria.

Dolce sdegnata
Madonna della Crisi Mondiale
stringiLo a Te, l'incesto che Ti compete:
rendilo consapevole del Suo urlo represso
estrailo con tenaglie
-quei chiodi, quella croce ormai marcita-
che il veleno scorra
a riempire mari, crani, nazioni.

Suo Spirito che fluttui
tra foglie e fiocchi
di neve e catrame,
insinuati negli occhi
di questa gente che aspetta
niente,
che il benessere l'ha plagiata, illusa, condannata
a spalleggiare l'imperdonabile.

Padre,
ti abbiamo perso.
Ora tutto si compia
per com'è, com'era scritto.


Parma, 25 Dicembre 2008

(...e poi tu, che rendi tutto,
lo spirito del Natale
che non più sentivo,
così reale...)

Rabbia

La Rabbia s'insinua come agopuntura
nasce da tutto ciò che confligge lo spirito
diventa altare su cui sacrificarsi.

Si abbisogna di una nuova rabbia per tornare ad essere autentici partigiani
Rabbia diversa che aumenti con la pressione opposta
e basta piegarsi con le mani! su quale coscienza?

Prima della rivoluzione partire
o rimanerne imbrogliati per sempre
gli anni 60 infatti
pensando a Pasolini Bertolucci Bianciardi...

2008
Le notizie a favore del potere
che ancora vuole reinventarsi
succhiando fino all'ultima goccia
quel che di dignitoso rimaneva
negli occhi della gente

chi si difende è condannato
chi lancia scarpe contro l'invasore
chi nel suo integralismo religioso
è più carnale dell'integralismo monetario
che ha i capelli a posto

è ancora lì la frontiera
attraversarla

...

e la rabbia inespressa che aliena
il mio isolamento agro
la mia rabbia sotto l'alluvione
che scava dentro, cosa rimane?
temo per la volontà
sperando in una totale disfatta
a questo punto
dovrei partire
dovremmo
imparare a fare a meno
dei nostri gingilli
di una cultura quantitativa
quando già sappiamo
cosa fare

rinunciare al loro natale

la frontiera: chi ha quel niente
per cui vivere e lotta ed ha tutto,
forse poi tornare, forse parlare,
forse un sorriso fresco
un esercizio in levare
levare
levare
preistoria
nudità
ed essere sinceri
non più retorici
elitari
nel dire io e te...

ricaduto nel sogno

invece troppa sporcizia;
nessun conciliante finale.



Parma, 15 Dicembre 2008