Figli

Paura di essere padri
a quali obbrobri ambulanti
ch'a malapena parleranno
per suoni ascensionali
e allergici agli abbracci,
solo abbracci a pagamento.


Parma, 26 Luglio 2009

L'attimo prima

L'attimo prima della poesia

Sul taglio del tovagliolo sporco
alla fine del lauto pasto
imbevuto fino alla sinfonia dei sensi

Tra le pieghe delle lenzuola
sfatte da sbattere al vento
come il fiero gesto consumato

All'incrocio di strade fumose
e rotonde perpetuate dall'ordine folle
che a sè stringe senza alcun suono dolce

Sospeso sulla lotta vissuta
verso un immaginato cambiamento
per l'uomo in bilico sul pianeta

e così cada come incudine
a pestare ogni convenzione
fin dentro l'oceano.

La morbida risacca
sgretola al riflesso
del tramonto africano.


Parma, 26 Giugno 2009















foto di Alessandra Renda

Disamistà


Amici
vi disconosco
uno ad uno
fino all'ultimo
non perchè peggiori
nemmeno migliori
è una deformazione
del mio apparato ricettivo
e zero buon senso
e ancore di assestamento
arrugginite
in fondo al mare
che tutto l'amore
fin qui ucciso...

mani sulla bocca
teneratroce



Parma, 23 Giugno 2009

A grani

sarà questo maggio
a rendermi - arrendersi -
l'assenza della mia pienezza

a legger versi d'altri
belli da dire ad amarli
diramati nelle vene

troppe sperse volte
avvolte su spire sparse
di caustica incapacità

scoperte come ho le mani
così indietro da corpi
sgregati eppur certi

per me certo che non afferro
non afferro! un pezzo di pane
almeno raffermo


Parma, 9 Maggio 2009

Amore amaro

Pulizie di casa
senza te tra i piedi
che vorresti il caffè.

Silente una nuvola
di fumo nella camera
da letto. Incenerito.

Apri la finestra
quando torni. C'è
un bacino sul davanzale.


Parma, 15 Aprile 2009

Immagine

La poesia è una bestemmia;
la bestemmia della poesia
contro il dio dei confini morti
maglie di nylon, strangolano
inventori di forme dell'ignoto
a farne propria immagine...
se innalzata a Istituto Sacro
bestemmia contro l'umanità
così ogni altra fantasia
è stata condannata

Anubi testa di cane.
Ganesha l'elefante che piange
sul latte versato,
del maiale invece
non si butta via niente,
le setole d'oro di Gullinbursti
men che mai.
Gesù l'agnello sacrificale
messo in croce e risorto
secondo le Scritture;
Giuda si è impiccato,
non sapeva Leggere.
Kama, Eros, Venere,
oggi è vietato amare

quindi
a mia somiglianza la tua assenza,
la tua assenza è una bestemmia
come la mia ritrosia.
Ti creo con rabbia,
fino a scagliarti;
isterici frammenti di vetro
schizzati nella pelle
a specchiare facce cadute
da un cielo imbalsamato

chiedono rispetto
in doppio petto
per le loro blasfemie,
io per le mie


Parma, 11 Aprile 2009

Notturno

Vorrei leggessi senza capire.
Senza illuderti di scovare il tesoro
in fondo alla ferita, che oggi
i santi hanno smesso di valere;
nemmeno più volano le aureole
delle lucciole tra i melograni
e le mani delle rosse contadine

Ma noi, immobili, a cosa serviamo?
Io con le strane soavi sensazioni
di morte che riesco a intrappolare
nel sommesso, poi risorto spavento
di riflesso, dopo aver vagato
a lungo, sotto assedio, attraverso
il gemito delle neonate foglie

Tu ti lasci appena sorridere
per un attimo dentro l'occhiata
lanciata furtiva già bastata
a riempire di quiete la tempesta
dei giorni d'abbandoni a venire.
Le tenebre fischiano; a tempo
flessuosi, si muovono i lampioni


Parma, 31 Marzo 2009


Chopin contro il Potere

Musica che sostiene Messaggio
Canzone

Messaggio che suggerisce Musica
Poesia

Musica che soffoca Messaggio
Suicidio per masturbazione

Messaggio che tiene sotto calcagno Musica
Verso delirante seduto in trono

Musica e Messaggio fusi assieme
Innamoramento nello sguardo,
quel Notturno incastonato


Parma, 28 Marzo 2009

Sua madre

Sentirti sorridere sul mio petto
-ma sei lontana
forse inesistente-
per evaporare
questa paura di sognare
stanotte
quella mano gelida
ad angolo cavo
come gli occhi di lei
di un dolore ultraterreno
così per lui
e su di me presto da lei
precipitato.

Domande come il merito
di averla riportata a terra
abbracciandola
i suoi baci
nessun merito
solo luna piena
troppo piena
stasera.


Parma, 10 Marzo 2009

Scatto

La tua bianca voglia
di essere scopata
si arpiona
vertebra dopo vertebra
su per la mia schiena
arriva alla nuca,
sudata voglia
a denti ficcati nel labbro.
Scatto.
Mi si gela la fronte
si bloccano le mani
-cosa succede?-
e crampi all'addome
secca la bocca
si sgretola il mio corpo
-cosa succede?-
precipita la voglia
nel nero baratro
che non sai.
Piange un solo occhio.


Parma, 2 Marzo 2009

Cesare era etero


Cesare era etero,
per togliervi il pensiero,
credo soprattutto fosse libero
in fondo ai begli sguardi
di tornare presto sul sentiero
delle struggenti inspiegate negazioni

Cesare era altro
da quel che ci si aspettava
quando ogni atto violento
contro il suo momento
quando il forte vento
schiaffeggiava il bavero sul volto

Cesare era etero
perchè diverso nel sorriso
regalato agli estranei
sottratto ai confidenti
desiderosi di spigliatezza
da immortalare in fotografia

Cesare era altro:
scaltro nel fuggire sbieco,
districarsi dall'aria bollente
sulle guance, da quel sesso
immesso nell'ordinario
svolgersi di vite a devastargli
la delicata intimità

Cesare è sparito
e più non so
se non d'amore, cristallo.


sul treno Parma-Bologna e ritorno
22-23 Febbraio 2009,
e Parma 25 Febbraio 2009

Zeitun

Mi chiamano bimbo
costretto a stare appeso
alla mamma così fredda, ferma,
-capelli sfuggenti dal velo arreso-
che ho smesso la fame, il sonno,
senza il fresco pane pieno
delle sue mani; la sua voce
m'inseguiva, accompagnava
fino al letto ora rotto.
Tutto rotto il tetto,
dei fratelli il pianto,
il richiamo del muezzin, del mare
il profumo, i vicoli dove correre,
le bancarelle del paese offeso,
i giochi, il sole, la sua pancia.
Non sento più niente...
e mi chiamano bimbo.


Parma, 11 Gennaio 2009
-

Cos'è successo a Zeitun?

-

SIDUN - Fabrizio De Andrè (da Mixer, 1984)

Invocazione di Neonatale


Nuovo antiCristo scendi
tra il carrarmato e il bue!
la Tua nuova incompresa rabbia
contro più opulenti templi
tronizzate divinità
confini di lingotti
disparità senza vergogna,
pronti a saltare in aria.

Dolce sdegnata
Madonna della Crisi Mondiale
stringiLo a Te, l'incesto che Ti compete:
rendilo consapevole del Suo urlo represso
estrailo con tenaglie
-quei chiodi, quella croce ormai marcita-
che il veleno scorra
a riempire mari, crani, nazioni.

Suo Spirito che fluttui
tra foglie e fiocchi
di neve e catrame,
insinuati negli occhi
di questa gente che aspetta
niente,
che il benessere l'ha plagiata, illusa, condannata
a spalleggiare l'imperdonabile.

Padre,
ti abbiamo perso.
Ora tutto si compia
per com'è, com'era scritto.


Parma, 25 Dicembre 2008

(...e poi tu, che rendi tutto,
lo spirito del Natale
che non più sentivo,
così reale...)

Rabbia

La Rabbia s'insinua come agopuntura
nasce da tutto ciò che confligge lo spirito
diventa altare su cui sacrificarsi.

Si abbisogna di una nuova rabbia per tornare ad essere autentici partigiani
Rabbia diversa che aumenti con la pressione opposta
e basta piegarsi con le mani! su quale coscienza?

Prima della rivoluzione partire
o rimanerne imbrogliati per sempre
gli anni 60 infatti
pensando a Pasolini Bertolucci Bianciardi...

2008
Le notizie a favore del potere
che ancora vuole reinventarsi
succhiando fino all'ultima goccia
quel che di dignitoso rimaneva
negli occhi della gente

chi si difende è condannato
chi lancia scarpe contro l'invasore
chi nel suo integralismo religioso
è più carnale dell'integralismo monetario
che ha i capelli a posto

è ancora lì la frontiera
attraversarla

...

e la rabbia inespressa che aliena
il mio isolamento agro
la mia rabbia sotto l'alluvione
che scava dentro, cosa rimane?
temo per la volontà
sperando in una totale disfatta
a questo punto
dovrei partire
dovremmo
imparare a fare a meno
dei nostri gingilli
di una cultura quantitativa
quando già sappiamo
cosa fare

rinunciare al loro natale

la frontiera: chi ha quel niente
per cui vivere e lotta ed ha tutto,
forse poi tornare, forse parlare,
forse un sorriso fresco
un esercizio in levare
levare
levare
preistoria
nudità
ed essere sinceri
non più retorici
elitari
nel dire io e te...

ricaduto nel sogno

invece troppa sporcizia;
nessun conciliante finale.



Parma, 15 Dicembre 2008

nonostante

saprei come piangere
ma mi trattengo

la pietra trema
in fondo al pensiero

la sensazione di sconfitta
e non si sta poi cosi' peggio

se ho smesso di dare valore ai sogni
la sterilità dalla pigrizia del gesto

un immagine da coltivare
la voglia di sentirti pulsare

rivivere l'errore per la prima volta
tragedia impossibile

chiedersi una fine che non basta mai


Parma, 10 Dicembre 2008

Tentato testamento

Un movimento che non scuote
nemmeno un pelo di cerbiatto
questo piatto ficcato
dentro il petto

ci vuole tempo per digerire
il grasso,
lo scarto del ministro

se non è una metafora
molto ci stanca.

E' difficile raccomandarsi al testamento!
in fondo neanche poesia
(sento un gemellaggio fra lei e la forma sonora del mio nome,
non me)
sa trarre conseguenze
sgretolando false verità,
anche se fosse.

Vi lascio una lista della spesa già effettuata scritta su un post-it giallo accartocciato nella tasca sinistra della giacca di lana peruviana,
quella colorata col cappuccio lungo,
proprio.

Meglio:
la sensazione che una volta c'è stata veramente.



Parma, 5 Dicembre 2008

Avamposti d'Occidente

Dalle nostre barche alle vostre celle
il salto è compiuto, facile d'assurdo.
In mare semi-aperto c'è ossessione,
neanche lì si gode dell'orizzonte:
proiettili di striscio, e la Striscia assediata.
Così il silenzio ingombrante per la terra attorno,
sulla pazzia, sul vostro possedere ovunque,
che ai pesci viene voglia di gridare,
ai pesci! ...a questi scafi sfasciati,
ai vetri conficcati nella carne.
Dalle nostre barche ai vostri cessi,
legato, le beffe, le minacce,
nemmeno gl'insetti involontari complici,
nemmeno il Presidente in viaggio per ringraziarvi
di cotanto carnefice vittimismo,
nulla che intacchi, tutto che rafforza
il lato sensibile del vissuto
che non potrete mai sbranare.

Nella disperazione ho trovato occhi,
odori, mani, lettere sulla pelle.
Nella miseria ho amato come...
tanto non sapete, digrignate.



con la voce di Vittorio
per lo stato sionista


Parma, 25 Novembre 2008

Nostalgia dell'acqua

Votato a fare
disfare
lasciarti fare
qualsiasi cosa
pur di stare
restare con lei
anche solo a galla
a pancia sotto
per poi tutto, non basta.
Quel che sei non basta,
avanza.

Punto e a capo?
Punto interrogativo. <-PUNTO!
Sospensione dei punti tra l'onda e il vento...
...(...ooohuooohofiuufiiifshhhhh flap flap flap flap...)...
Equinozi coincidenti. Solstizi assenti.
Sacra quiete del sasso sul fondo dello stagno.


Parma, 16 Novembre 2008

Sibilo

Seduti sul pulpito bianco
di assenti statue ingessate,
stanchi insieme e aspettanti
un secondo suono che indicasse
la via di fuga essenziale.

Un uomo pieno di sangue
in salute come da tempo antico,
da quale nebbia, da quale incenso
dimenticato, con un cenno del dito
ha maledetto la scalea violata.

Gli cadde un mattone sull'innocenza
e fu seppellito dalla pioggia.
Veloce già scappavo, colonne
nonostante, colonne mute
e nemiche, colonne nel petto.

Poi il sibilo. Ospedale da campo,
eccomi inefficace e lei così lontana,
m'insegnò linee di luce,
mi diede baci caldi di pane
che qui mancava, manca.

"La tua schiena è una mappa,
doppia bussola il tuo seno,
alle tue gambe tendo, fisso su te
il timone e il vento sospinge"
le dissi. Chiuse gli occhi sulle mie mani.

La saggezza degli ultimi istanti,
di quel silenzio oggi al posto dello stomaco.
Finite le munizioni qualcuno
consoli gli assassini, qualcuno
stabilisca un patto di esistenza

o di estinzione, destinati
come siamo a quale società di pace?
dipinta tanto gentile fino al disgusto.
Schiocco le ginocchia, mi butto dal letto,
lecco l'anestetica compattezza del gelo.


Parma, 21 Luglio 2008

Profili

Lenta

e lenta

e lenta

a fondo
affonda

riaffiora...


Avvinghio di sudore

seduti a incastro dondolante

contropetto in un petto

stropiccìo di colli

il sole di lato
tra i vetri
bruciarne i profili.


Parma, 2 Luglio 2008

La tagliola

Un po' innamorato un po' deluso
Aria fresca, rappresa.

I miei due cuori,
un po' celato un po' frainteso uno,
l'altro esposto ma gelato, contraffatto

Un po' rigiro le frasi
un po' vorrei non averlo fatto

Solo due cuori,
satelliti di un buco nero
di entrambi nevrotica eclissi

Un po', ancora un po' e ti catturo.
La tagliola a vuoto ha già scattato?

Forse due cuori,
lo scontro diretto: il palpito
in via di fuga dalla cerniera aperta

Un poeta? Piuttosto sasso sbucciato;
imprimimi quel sorriso un po' sottomesso

Gli ultimi due cuori,
miliardi di dita da cui farsi vibrare,
violenza del sole, distensione del viso



Parma, 30 maggio - 9 giugno 2008

La molla

Oppure prenderti,
senza lasciare cicatrici
a spolpatura avvenuta

Stanca come me
sei di sognare?
Allora perderci


Parma, 19 maggio 2008

Ciak si monta

Come fingere di girare un film.
Entrare nel supermercato
ed esclamare al culetto biondo
con il cestino pieno
di prodotti biologici
e integrali
che ha proprio il viso adatto
per la parte della figlia
indesiderata di una coppia
cattolica dell'alta imprenditoria.
Che poi almeno una slinguazzata
se non una strusciata
si fa presto a mettercela.
Mica fesso Silvio Muccino.



Parma, 22 marzo 2008

Hero

L'arte del silenzio
-leggera pienezza-
invade, consuma, eleva
il rumore dello scontro
-percorso verso il fondo-
fra le aspre ragioni-roccia.

Senti quella pace
che più s'allontana
più arde d'esser posseduta?
Senti il sibilo
della penna-spada
già chiedere scusa?

Il piano su cui posare
la mano libera evoca
gemiti fluttuati dalla storia.
Il sacrificio attira petali
per la novità recidiva.
Chi ancora odia si salvi, se può.


Parma, 20 marzo 2008

All'alba dell'ultimo Inverno

Bianca stagione violenta.
Mi manca il respiro.
Il respiro con cui dichiararti tutto il mio disprezzo.
Tu che ogni sospiro di leggerezza
tenti di soffocare;
ricopri le creature di piombo
e acido lisergico.
Ho aspettato il tempo per partire
appoggiato al davanzale
di notte,
una sigaretta:
-Nessun segnale dal cielo?-
Così non ho visto i lupi passare;
più tardi, le loro orme.


-A che proposito ti sei espresso?
-Come per giustificare un piccolo movimento apparentemente scomposto.
Bastano pochi tratti di pennello.

Le labbra

Avevo appena smesso di pensarci,
quando il treno è passato.
Sulla mia testa s'intende.

Da quando il prezzo del biglietto è aumentato
ho cominciato a nascondere poesie sotto il materasso
e nessuno può dire ci sia un legame.

Il cuscino sulla rotaia,
buona posizione di partenza.
I giornali m'incarteranno come il pesce.

Guscio di noce che scricchiola e libera
labbra morse come fossero le tue.
Avevo appena smesso di pensarci.


Parma, 20 febbraio 2008

Dalla prigionia del ragno

Strisciate pure contro il mio petto
insetti dai seni rigonfi di fiele.
Aprofittate dell'assenza di volontà
per succhiare l'ultima goccia nel barlume.

Neanche l'odio sono riuscito ad imparare.
Quel passo pesante mi sorpassava
come un razzo lanciato dalle vittime
e sulle vittime destinato a rimbombare.

La ragione s'è impantanata nell'abisso.
Il bimbo nel cantuccio della buia stanza,
la ragnatela ne divora il singhiozzo.
All'uomo siano amputate le braccia.

Insetto che ti trasformi in angelo
- inconsapevole beatitudine del gesto asessuato -
ora ti attraverso, ora la maniacalità asfittica
ora la dissolvo nella gigantografia di un sogno:

Scie di violini violano la violenza
di ogni spazio chiamato privato.


Parma, 11 febbraio 2008

25, 31 dicembre... e allora? Buona festa della rinascita del Sole, Buon compleanno... e allora? ...sì, grazie...

Duemilaotto ordigni nucleari
non piovuti dall'alto
La distruzione non scende per volontà divina
Soprattutto quale volontà?
Il loro è un Paradiso avvelenato
Bolle di puss
sul pianeta arrotolato
Palle di Natale
appese dalle mani
di creature putrescenti
Virus ridono di Messia stuprati
Il Cristo confuso
e il suo nome è il tuo
Tu, costretto a tenerlo segreto
il granello di sabbia dorato
che odia lo scrigno
sogna l'onda
il profumo del sole
la carezza della notte

Abeti addobbati
rapinati di dignità
La favola del presepe
era così bella
finchè anche gli angeli
si sono stancati

Ma ci sei tu bambina,
tu che sai ridere e piangere
così come si deve fare
mi chiedi ancora di giocare
Ti stringo forte
La fonte d'acqua
lenisce l'arsura
altrimenti inspiegabile


Parma, 29 dicembre 2007

Alle prime luci d'Inverno

Ora sei tu a pretendere vicendevolezza,
nel senso opposto.
Come può acconsentire al tuo desiderio di lasciarti
lasciarti stare
senza che tu non abbia dato nemmeno una leccata
a quel francobollo acido
che è la sua essenza violacea?
Pupille rigirate verso
giungle innevate
città mute
stellati abissi.
Davvero puoi decidere di vedertelo sfuggire
basandoti solo sui miraggi riflessi
contro il suo involucro tremante?
La tua danza sciolta
è la sua reiterata resurrezione
istante per istante.
I suoi baci sulla tua gola
il piacere sintomatico
da non sottovalutare.
Invece di giustificazioni su giustificazioni
la maschera asfissiante;
puro raziocinio, fredda lama
che alla fine il cuore ti spacca.


Parma, 22 dicembre 2007

Frammenti

Partiti appena nati
mai arrivati
lasciano di stucco
eppure non cade il trucco
come l'idea di giustizia: per Mastella
che sia lui a non finire in cella.

Filari di bombe a grappolo,
acini che bimbi poi recidono,
la rossa vendemmia invertita:
pigiatura di ossa,
succo d'innocenza
per sempre persa con la vista.

Grazie a Garlasco
forse è meglio se esco:
stringeremo legami
parleremo di viaggi
baceremo col vino
e alle tre,
roventi verso casa,
ci sbolliranno al fresco.

Come minimo mi merito
una scomunica
ma siete tutti così buoni
con la tunica.
Quasi quasi mi dispiace
che mi pento, mi dolgo
e volo subito in missione di pace.

L'unica sicurezza il disagio:
il lavoro randagio
e il lavoratore al guinzaglio;
il medico cinico e zoppo
cura e sa ben recitare:
in prima serata sembra
un paradiso l'ospedale.

Fai bene Stella
alle spalle lasciarti le voci
inseguirti sulla spiaggia
caricarti di fumo e gridare,
ma anche la luna è terrorista
la sua luce brucia, Stella,
i suoi raggi lacerano, Stella,
in un fremito frammenti ovunque...
la luna salta in aria.


Parma, 25 novembre 2007

Oltre la violenza

Oltre il tuo sguardo il rifugio
Oltre lo schermo il fuoco segreto
Oltre lo scatto la camera oscura può far giustizia delle intenzioni
Oltre le lenti la nebbia in cui perdersi e liberarsi
Oltre le parole le mie mani
Oltre le parole la sete
Oltre la nave pirata il folletto aereo
Oltre il vino un ballo è quello che ci vuole
Oltre il sangue anche la foresta ripercorre il ciclo
Oltre i programmi la pubblicità è meglio
Oltre la campagna elettorale il canone RAI
Oltre i Rom il razzismo virale di chi appeso ai vertici dall'ultima spiaggia ci vuole con se trascinare
Oltre l'umiliazione la vendetta deve saper aprire il cielo
Oltre il muro il buco è da considerare
Oltre il desiderio viene un corpo come profumo di caffè
Oltre l'amaro una sigaretta ci vuole


Parma, 6 novembre 2007

Piccolo flusso to Gaza's baby

come sentire il buco allargarsi poi stringersi e tu come un fesso guardi le tue dita sbattere contro il palmo ghiacciato e pensi che da qualche parte ci debba essere un pulsante che annulli questi suoni negativi catatonici snervanti che si propagano nell'aria sferica e da un certo angolo di cuore sai che non puoi far altro che resistere viaggiare andare a cercare quegli occhi neri di bambina in mezzo a tutta quella distruzione in mezzo a un mondo che non gli ha offerto altro che violenza e vestiti di gas e lei bellissima profonda nella passione imporsi per non crollare imporsi come una dea fatta per essere sentita e amata non come bambola gonfiabile e sterile che girandomi indietro nella memoria vedo dalla sua scatola rovesciarmi addosso strati incessanti di polvere come sopra gli stivali indifferenti del soldato al check-point che nemmeno oggi farà congiungere le mie minuscole cicatrici a quelle sue ferite aperte da bambina occhi neri decisi fissi terribili da non poter sopportare solo... shukran habibi!


Parma, 20 ottobre 2007


Ottobre Nero

Sono la vipera che inietta veleno nel tuo muro;
fra le maglie di questa rete di confini
che incatena l'umanità e ne frammenta i cuori
mi divincolo e strappo minuti di silenzio
dal troppo rumore accecante di cervelli
e quella sensibilità addormentata
si limita a svolgere il suo compito imposto,
preconfezionato, a uso marketing.

Lo Stato è morto perchè è stato
e io vedo solo cio che è
io ho fame di quel che sarà
per l'uomo, solo per l'uomo.

Un fulmine diagonale
m'ha tagliato stanotte
e la ferita ha vomitato odio.
Ho visto ancora lei,
Palestina urlante
mangiata dai vermi,
il maggior scandalo dei nostri tempi,
punto di partenza da cui cominciare
a combattere affinchè le armi cessino
di scintillare e d'infuocare sentimenti
fino a sterilizzarli,
fino a renderli agl'istinti di cannibalismo.

Sono la serpe strisciante sotto il tuo muro
e il mio veleno lo farà implodere,
deve necessariamente implodere!

La dolce vergine m'ha liberato dal suo tallone
e ora stacchiamo chiodi dalla croce.


Parma, 5 ottobre 2007

Quadro a impronte musicali

Prendi di lui solo la fragilità, non la ridondanza, e tienila in bocca, impastala sotto la lingua versandogli sopra cascate di violini dell'overture del Tannhauser, fino a quando camminando troverai un campo tenuto a maggese e un pianoforte secco che gracida tra foglie rosse, e lì sputala tra le corde arrugginite; ascolta la sintonia tra il tiepido crepuscolo e i riflessi dorati delle morbide colme sanguigne note evaporate da quei tasti per troppo tempo rimasti intoccati.


Parma, 14 settembre 2007

Come stai?

Il cuore rannicchiato in spigolo di tavolo granitico
Il cuore, le sue pareti tremanti, dentro ragnatele e l'eco di pulsazioni non sue
Fuori bombardano


Parma, 13 settembre 2007

Pupi tremanti e violenti

Il fondale salato, implacabile stringeva dai piedi all'ombelico tanto che la smorfia sembrava sorriso, invece era ghigno.
Un ghigno che rimbombava tra cave calcaree e faceva fremere i colli delle bestiole accostate ai dolci specchi d'acqua, rimasugli di un'età dell'oro mai dimenticata, oppure immerse come mandorle nel miele, piccole gocce elettriche nella vampa solare.
Il movimento pesante da mammuth appena svegliatosi dall'ibernamento passato in granita al gelso, premeva e sbatteva come contro l'inefficienza di un piccolo ufficio postale stantio tanto che la priorità pareva essere solo una vorticosa presa in giro, per poi ritirarsi sulla propria zanna, gengivite inadatta a qualsiasi moderna cura.
Lo guardavano così impantanato friggere e trasformarsi in statua di lava.
Lo sgretolamento avvenne in un lampo di pupilla e il calore lo rese malleabile pasta di cacao alla vaniglia che anestetizzò ogni sua irritabilità irritante e placò quelle parole a singhiozzo che se non eran dardi, piccole meduse che a via di invocarle rompono la pelle appena sfiorata l'ultima onda.
Sulla via del ritorno la brezza crepuscolare fece scattare la lucertola nell'ennesimo tentativo di fuga tra quei pungiglioni interrogativi ultrarazionali sparati dall'insetto e le perenni fiamme laceranti boschi e genti di una Sicilia oziosamente fremente.
Bucce di limone a spirale intorno alle dita, al contatto con la narice inaspriscono il lucido distacco, fin quasi al punto di benedire l'inspiegabile bisogno di quotidiana dose di disagio.


Sicilia e Parma, luglio-agosto 2007

Colpi di afa

Passi di elefante sul tetto rovente scombussolano la concentrazione del sonno.
Non riesce bene a mettere a fuoco le immagini dietro le palpebre, sente solo suoni
frastagliati come cocci di voci sensuali che chiamano oppure spaventate spaventano.
Passi di elefante scendono nella stanza e il loro ritmo tenta ancora di andare a scavare nel passato quello che non riesce a catturare nel presente; l'odore di marcio fermerà in tempo.

Passi di lucertola contro muri rossi di un supermercato surgelato e il passaggio di quella sinuosa sudata vitella più volte osservata - con il pensiero che più volte ne ha morso la nuca, le cosce -
lo ha fissato - che attendesse un muggito di saluto? -;
tra gli scaffali s'è trasformata in merce anche la rigida posa nel fingere di essere al di sopra dell'atmosfera, quando invece è chiaro: lo sbalzo di temperatura è dovuto all'incontrollato sconcerto di chi brucia dentro ogni principio di iniziativa - la mancata incornata al manto rosso passione.

Passi di farfalla erano quei post-it staccati così in fretta in confronto a questi altri passi d'elefante - tutta rugosa memoria, niente rapida conquista - pestanti le mani.

La concisione seppur confusa, determina,
invece le risatine disinvolte gettate lì tra una sconnessione e l'altra
sono inevitabile spazzatura che ritorna e lo sommerge,
a mala pena respira,
a mala pena si trattiene dal non passare gl'istanti a rinfacciare tradimenti.


Parma, 17 luglio 2007

Presupposizioni

Lo so che hai un debole per me, per le mie ossa.

Lo so di essere fin troppo - o troppo poco, non so - ambiguo, per essere affascinante.

Lo so che l'umorismo arriva non ragionandoci troppo su, il saggio lo sa;
ormai è tardi: devio verso il buio pesto.

Lo so che le guerre sono inevitabili finchè si coltivano confini: vermi da difendere che si sdoppiano all'infinito.
Lo spirito di patria è un pretesto, un altro, per godere di facce semiaperte come cozze e il loro frutto spappolato.
Lo dovresti sapere che non esistono nè confini nè patrie, semmai popoli, culture, differenze tra individui.

Lo so che ci sono occasioni poco recepite come fonti di pieno silenzio,
invece mi prende la voglia di lasciar partire gomiti sui musi.

Lo so cos'è che non fa abbaiare i cani in città di notte nonostante la luna;
solo dall'altra stanza gemiti, come se fosse ancora ovvio che tutto si debba adempiere in natura.

Lo so cos'è che mi allontana: nervi aggrumati come meduse avvinghiate su una croce di sterile acciaio. Croce che dalle viscere succhia piombo fuso.
Tocca: scariche di veleno elettrico.

Non saprò comunque chi sei.
Intrecci morbidi fra le nostre mani bastano a rendermi dipendente.


Parma, 25 giugno 2007

composizione in assenza

.








spazio nero









sfumature colorate possibili









in punto fossile









sfumature colorate mobili









spazio bianco








.


Parma, 16 giugno 2007

Minima

Saper tenere la penna in mano
per non far cadere l'oca.


Parma, 14 giugno 2007

Schiuma

Circondati da un mare di donne
e nuotare con scioltezza
e non semmai limitarsi a galleggiare,
rende la pesca assai improbabile


Parma, 8 giugno 2007

Post-afterhours

Cartavetranti note incise
nella palpebra semispenta
e otto gocce di bargnolino
sodomizzanti papille vergini
come cristalli di angeli
tremanti di purezza.
Il vento è siccità
che strappa ormoni
del più voglioso fradicio sesso
dalla pelle giallastra di nicotina
per incenerirli in un lampo
di ghiaccio rosso scagliato
da occhi neri affondati
in fango di miele.

(...se non mi si fossero atrofizzate le ali sarei già volato via da questa bagnarola dove ancora mi basta godere del sole che riesco ad assorbire, e non mi deve importare dei tesori nascosti nelle stive che se solo provo ad accennarne mi tagliano la gola.
Se solo si fermasse qualcuno dei tappeti ronzanti tra la mia testa e il cielo per darmi un passaggio, e invece gli ennesimi turisti della domenica se la ridono, eccome se se la ridono, come se lo spettacolo quotidiano del crimine fosse stato ideato appositamente per il loro sollazzo.
Anne non mi ha mai considerato, così bella e violenta non sa che farsene di me, eppure mi tiene.
Ho l'impressione di essermi rapito da solo per darmi una certa importanza.
Ero io ad essermi innamorato di lei e questo è veramente paradossale.
Stamattina ho avuto un dialogo con una mosca la quale mi ha consigliato che posso pur sempre buttarmi a mare.
Ho visto d'improvviso un riflesso argentato provenire da sud: una balenottera azzurra ci sta venendo incontro,
forse è il momento buono.)


Parma, 29 aprile 2007

Frammenti di una mente scomposta

Il processo di inaridimento globale ha già trasformato questo posto in deserto.

Io ormai cammino a ritmo di vuoto.

Mi guardi e capisci che ho perso i fondamentali mentre attraversavo gli ultimi barlumi di speranza.
Cosa voglio ora da te?

Ti ho offesa mentre te ne stavi sdraiata sul ponte della nave, quella su cui sono stato rapito senza che venisse richiesto alcun riscatto.
Tu ti abbronzavi senza crema e aspettavi un mio miracolo, ma non ho più alcuna polvere magica; riportami alla foce.
Intanto me ne resto sull'albero maestro a guardarvi armeggiare con le vostre scintillanti sciabole.
Una è caduta e ci ha aperto in due: vediamo ora chi annegherà per primo.

Fratello d'anima, se ti presto i miei documenti domattina la polizia non s'accorgerà che siamo diversi.

Nel tempio porto le mie pietre preziose e le sacrifico al divino Bacco:
"Ti prego, donami la capacità di trasformare tutto ciò che tocco in nuda e pura sostanza... violenza..."
"Non importunarmi! Piuttosto perchè non vai da Apollo a chiedere per te stesso un pò di struttura?"

Un bambino palestinese accarezza il muro, questo crolla: "Di là c'è sempre stato l'Eden!? Perchè me l'hanno tenuto nascosto? Non sono io ad avere peccato..."
Un bambino israeliano: "Scusami, eccoti l'ultimo morso della mela rubata..."

Fantasma Leggiadria ha toccato il fondo nel momento stesso in cui Fantasma Allucinazione camminava a ritmo di vuoto

Io ormai zoppico a ritmo di onda


Parma, 9 aprile 2007

Saturo di no

I.

come evitare le cattiverie
come evitare le cattiverie gratuite
ma tutte le cattiverie sono gratuite?
allora perchè le gratuità sono considerate buone,
direi da persone generose?
certe cattiverie sono considerate tali quando invece sono verità scomode
ma tutte le verità sono scomode?
preferirei non rivelarlo
gli amici potrebbero capire
e non sia mai
mica li posso perdere senza averli prima illusi fino in fondo!

così ho preso l'ascensore e sono sceso su saturno
il pianeta malinconico
e incrociando una abitante del posto
le ho dato della puttana: mi si era subito attaccata addosso
invece il fatto è che più lontano vai più l'italia e il suo tipico masculo passionale
siano percepiti come irresistibili
il pianeta era davvero malinconico

Parma, 1 marzo 2007

-
II

il pianeta malinconico almeno aveva una sua dignità
e non faceva pesare il proprio stato
a discapito di tutto il sistema solare
anzi, era proprio la sua malinconia
a generare ammirazione in venere
così lucente e soave nel suo amore
incondizionato per ogni calda vibrazione
il pianeta triste invece sembrava chiedere pietà
da ogni lato lo si guardasse,
e la faccia era sempre quella
e non si poteva che disprezzarlo

dopo 2 giorni passati insieme sotto le lenzuola
lei mi chiese di sposarla
quindi non era una puttana
piuttosto non voleva farsi sfuggire
l'occasione caduta dal cielo
perchè li dove stava lei
il genere maschile si riduceva
ad apparire superiore alle parti
come piccolo manichino immune
dalle onde elettromagnetiche
che attirano verso il primordiale abisso


Parma, 2 marzo 2007

Questione di spazio

Mettevo la freccia a sinistra ogni qualvolta volessi superare un mezzo più lento del mio.
Mettevo la freccia a destra ogni qualvolta volessi parcheggiare sul lato della strada, ma non in Inghilterra.
Mettevo le quattrofrecce ogni qualvolta volessi fermarmi laddove la legge non lo consentiva e qualcuno avrebbe potuto farmelo notare assai fastidiosamente.
A volte la freccia non la mettevo, direi anzi spesso, o perché non c'era anima viva nei paraggi, o perchè le mie mani s'erano addormentate sul volante mentre il passeggero mi sorrideva con terrore, o perché dopo aver girato mi accorgevo di non essere in macchina bensì fra una pagina e l'altra di un libro.
Mettevo la freccia in mezzo ogni qualvolta volessi superare me stesso, per perdermi in un bosco di alberi-pietra.

Parma, 28 febbraio 2007

Arrivò alla coscienza...

Arrivò alla coscienza:
puro fuoco.
Mise le mani avanti
per paura di incenerire,
così retrosaltò nel nero
estraneo consueto paesaggio.
L'alcolico angelo lo sbarrò:
"Idiotissimo verme,
dimentica la tua razionalità implosiva!"
e lo investì con la spada
che spacca la pesca ibernata
uscendone succo lavico
rosa zucchero secco
a cospargerlo,
difenderlo dal Nulla demente.
Poi tra le fiamme
dei lussuriosi
lo catturarono nuovi occhi
come l'eterno
rappreso nel diamante.

Parma, 27 febbraio 2007

Le torri pendono verso est...

Le torri pendono verso est e le nuvole agitano le code.
Presidenti di tutto il mondo, disintegratevi.
Le figlie hanno i seni amputati e i colonnelli si leccano le dita.
Portami a fare un giro su me stesso.
I gelati si sciolgono a gennaio e tuo padre puzza di pulito.
E' mezzanotte e trentasette del 27 febbraio 2007
e Dio non mi ha ancora telefonato per consegnarmi la rassegna stampa.

Parma, 27 febbraio 2007

Commiato marino

Corpo sott'acqua.
Movimenti pacati
verso il lavico fondo.
Dall'ultimo respiro
tentacolari ricordi.
Evitano il letale vortice
due gamberi, e uno squalo.
Occhi centrifughi
ed elettriche mani,
poi i piedi toccano,
fondono,
mentre dalla fronte
i segni cancella
una pinna di sirena.
Splendente risale,
di propria luce inattaccabile,
una bolla d'aria e sogni,
come se in sè,
radioattiva perla.


Parma 26/27 novembre 2006

Lieve forma di schizofrenia...

Lieve forma di schizofrenia
come seno da cui succhiare avidamente
fino all'ultima goccia, avvelenata,
liberatoria.
Strano liquido dal sapore
che chi non se n'intende
sputa,
per più non scontrarsi con termini
troppo roventi o poco concilianti
con l'istituito equlibrio comune
sotto cui ci si protegge.
Parole che non bastano
a tradurre la sensitività
che acovacciata oggi s'è fatta accarezzare
come gatta-occhi-socchiusi,
da un tenero silenzio
avvolto in guanto di lana,
dietro un vetro crepuscolare
isolante da certi fuochi di dipendenza
soffocanti, accecanti, annichilenti.

(Onore a tutti i martiri caduti
per un estremismo del cuore
e risorti per un miracolo inumano
da un'altra parte, con un altro volto.)

21 novembre 2006

Quando anche la notte...

Quando anche la notte
di farti le carezze smette,
non prenderti a botte
ma inizia a rollarne sette.

Ti sei mai chiesto
cosa distingue un malato
terminale, dal resto?
La consapevolezza che il tempo
non va visto da un solo lato.

Lascia stare,
anche stasera
ho esagerato.


novembre 2006

A spasso per l'intossicata città...

A spasso per l'intossicata città
sin dal primo mattino,
isterica musa,
ninfa dalle vene nere.
Si perde in un mare di veleno.
Inquieto marinaio l'avvista,
la insegue, la chiama.
Fetida brezza contraria,
oleosa nebbia che salendo ingoia.
Quale mai possibile reciprocità?


9 novembre 2006

In piedi sul muro...

In piedi sul muro che divide noi da loro
aspetto di notte, nudo, senza paura,
aspetto la loro artiglieria così precisa
nel non risparmiare nessuno,
aspetto a braccia aperte la loro pretesa
di far tacere il mio urlo di dignità.
Un urlo da far ribollire
il sangue ancora fresco di chi,
con occhi innocenti,
conservava fiori di umanità
nonostante il terrore seminato
in questa terra profumata
poi saccheggiata, violentata, dissacrata.

Mostro senza cuore,
ora che ti sei preso la mia incantevole musa,
prendi anche me,
prendimi e cadrai sempre più in basso,
perchè noi rinasceremo
oltre la carne e le apparenze
per non lasciarti mai il sapore della vittoria,
per non lasciarci seppellire senza storia,
per non lasciare insensato un amore
calpestato quando così bello, ancora
gioiva nella pienezza del suo inizio.
I figli partoriti nei sogni
siano il tuo perenne prurito.

(dedicato alle 18 vittime dell'ennesima strage
in Palestina)
8 novembre 2006

Un poeta


Un poeta vero non fa sul serio, tranne quando scrive, quindi quando ama, oppure odia.
Un poeta vero cammina sui cornicioni dei grattacieli credendo di passeggiare lungo i bagnasciuga degli oceani.
Un poeta vero non parla di se stesso, ma s'immagina di farlo; nel frattempo esagera, fino a dare scandalo.
Un poeta vero deve stare attento a quel che tocca, perchè tutto gli provoca scosse d'elettricità, creatività, estraneità.
Un poeta vero combatte contro la propria natura, inutilmente, così si butta nella mischia a nervi spogli, lasciandosi spolpare.
Un poeta vero ti sa guardare negli occhi, ti sa scivolare con la bocca sulle ginocchia, e stretto fra le cosce, come un cucciolo guaisce.
Un poeta vero può far ridere o piangere con violenza tale, da doversi poi autopunire in camera d'isolamento.
Un poeta vero si impone regole incomprensibili, per fuggire dall'incomunicabilità generale.
Un poeta vero perde la concentrazione al primo battito d'ali, per ritrovarsi al fianco di Dio a discutere di sangue e di donne.
Un poeta vero, di fronte allo specchio, si pietrifica.

novembre 2006

Giratomi...

Giratomi verso la mia piegata e deforme ombra, lei disse:
- Sono in una di quelle giornate in cui la mia pulsione autodistruttrice è più forte di tutto il resto--Non preoccuparti- le risposi -prima che la notte ti espanda, ti avrò già dentro il mio immenso tremante cuore.-
La stessa notte sognai due folletti che dopo aver riso, giocato e volato insieme, si sciolsero; ognuno verso la propria piccola speciale follia.

novembre 2006

Segni

Segni di morsi sul collo, sulle braccia.
Tempo di dare testate contro muri, contro vetri,
almeno qualcosa cederà
lasciando spazio ad altri respiri.

Segni di straniamento dalle ossa alle nuvole.
Non sentire più dolore proprio quando la notte ha più sete di calore.
E’ il freddo che neutralizza i sintomi...
ciò che trema è una foglia di vergogna.

Segni di premure rimbalzate da cuori di gomma.
Sono una piuma rossa bagnata da occhi girati altrove,
e vedermi affondare in una pozzanghera di dimenticanza
e immaginarmi volare lontano da chi non mi ha preso
in pieno stato di grazia.

Segni di niente sulla tua bocca dal riso irresistibile
e quel profumo in cui chi annega dal male si slega.
Maschere di carne su ombre danzanti
non silenzi, strazianti melodie sotto pelle.


Parma, 18-24 ottobre 2006

Stillicidio

Ecco le mie vertebre
da sfilare come anelli
da donarti senza pretendere
giuramenti in cambio.
Ecco le mie costole
come rifugio
sotto cui difenderti strenuamente
dagli attacchi dei malvagi.
Ecco la mia schiena
non come rifiuto,
offesa,
indifferenza,
ma tappeto arabo
su cui posarti
e volare sopra le macerie;
o come amàca
che ti culla fra due cedri,
fino a sognare
di ricostruite città
da antichi popoli,
e le loro mani aprirsi
sul tuo dorso,
massaggiando
fino all’erosione
del cuore,
del tempo.

Scusa se proprio non riesco
a far cessare il fuoco
di questo graffio esploso;
stillicidio rosso sentimento
(...e scusa a me stesso,
per costringermi a nasconderti).


Chiudi gli occhi...

senti come ora
il silenzio
sa di vizio,
fortemente.


Parma, 3 agosto 2006 e 9/10 e 16 giugno 2008

Balistica del desiderio

Se ti tocco
una freccia scocco
e la traccia inseguo
e mai s’avvista il centro.
Sia l’aria stessa
sciata di rosso
come graffio felino,
la preda a cui tendo?
Brivido di pelle
flette il tuo collo
elegante come gambo
di cristallo, e d’avorio
è il sacro calice
rivolante al bordo
sensuale vino evocante
misteri d’un primitivo
impasto di traduzione privo.

Se ti tocco
il ghiaccio rompo
crolla il muro
sale il sangue
vulcano il corpo
niente diventa il senso del peccato
tutto è alchemico in quel gesto.
Io non lo ritiro, non mi ritiro,
né come gambero
né come boomerang.
Se ti tocco
scoppia il varco
fra la terra e il cielo,
miliardi di raggi si aprono...
si fondono in striscia di fiamma
accesa fra le stelle...
il tuo collo.

Parma, 20 e 21 giugno 2006

Tre per te

I.
abbinamento musicale consigliabile:
"Elephant woman" - Blonde Redhead

Vai tu ora
avanti, senza dietro
lanciar certi sguardi
enfatici o spiacenti.
Neutro se nel sonno
ti evito, quando non sogno
incauti carnali angeli
nell’onda bagnarmi i sensi.
Almeno meglio trattengo
sospiri di un bruciore
infuso qui nel foglio
avallante non effuse
mozioni, sì per far muse
ali annegate come battesmi.


Parma, dal 31 maggio al 11 giugno 2006



II.
"Non è di maggio questa impura aria..."
da "Le ceneri di Gramsci" - Pier Paolo Pasolini

Fuori il cielo si tradisce
iaculando d’altre stagioni sprazzi.
Non pur la vita smentisce
ostruzioni che ci costringon pazzi:

acidi insegnanti, casti in apparenza,
linciar di chi studia, la costanza;
medici ostentanti assai importanza,
infiammar dei pazienti, la pazienza...

Dovremmo asciugare all’aria aperta
oppur ovunque, dentro assorbirla:
lei che si offre ed è purezza;
lei, sana spande la sua ebbrezza.

Ombra bianca di cielo: Tu: vita senza velo.


Parma, dal 31 maggio al 10 giugno 2006


III.
abbinamento filmico consigliabile:
"Ferro 3" di Kim Ki Duk

Esili e lente
dita carezzano
intorno lontani
occhi provocanti
astinenza,
ficcata come
fulmine inesauribile
ai limiti dell’illimite
massimo profondo...
al che l’essenziale bisbiglio erompe:
"Trema per te tutto il rigonfio silenzio!"
omettendo balbuzie giustificanti
notti, e maschere,
e cure euforiche
lemosinate a chiome
verdi di basilico
espirante spirito profumato
nelle mani poi imprigionato.
Troppa intensità di spilli
obbligati da un maleficio,
insanguina il cuore
nudo, che folle,
gira sulla punta e...
-Oplà!-, come un balletto
incantato, sospeso
oltre il freno del passo.


Parma, dal 8 al 11 giugno 2006

Solo dal silenzio...


Solo dal silenzio
serietà concepisco.
Vago quando parlo,
oppure infierisco.
Se scrivo, specchio.
Parole nell’orecchio:
farfalle della notte
dalla luna attratte.


Parma, 3 aprile 2006

Vergine dagli occhi infranti...


Vergine dagli occhi infranti
sa di notte
in ogni suo angolo.
Verso il piegato angelo
a raccogliere i resti
dello spirito sparso,
va chiedendo:
"Cosa chiedi domattina al vento?
"Possa sopirsi il vento
e lasciarmi il fiato"
Ma sempre un secondo in più
a esistere continuerà,
e gioia ancora a lei darà
più un fruscio di tenerezza
che le vibrazioni del possesso.


Parma, 5 marzo 2006

Dal cielo alla terra


Notte
Nuvola scura
Stacco di goccia
Freddo solco e luci urbane
Fumante tegola
Pozzanghera specchio in cui scivolare

Ho un occhio passivo
Scavante il secondo
L’altro, in oltre trascende



Parma, 1 dicembre 2005
11/12/13 dicembre 2005

Luce cristallizzata


Un giorno o l’altro
percorro la corrente al contrario...
dal bagnasciuga alla vetta
dalla schiuma al rasoio
dal globulo al midollo
e sentirti abbracciare il prodigio
urlante sotto la polvere.
Eventuali errori son dietro le sbarre
che ci osservano
e tremano del ricurvo artiglio
che un giorno o l’altro
li sbranerà,
come quella volta che lo schermo
s’è disintegrato...
la gomitata data di spalle
del tutto volontaria...
l’occhio sospeso
indipendente,
sopra il vetro,
brillare d’insofferenza.


Parma, 28 novembre 2005
6 dicembre 2005

Foto in grigio e rosso

Dita sottili appese
a ringhiere di balconi.
Da uno di quelli ho fotografato
le nuvole estive più gonfie
finchè m’è esploso anche l’obiettivo,
da qui le mani e
tutte le estremità sparpagliate,
che donne di quartiere
han raccolto,
e con cui ora indicano
ai propri figli la strada
da non seguire,
che disobbedire
è essere consapevoli
di crescere
a prescindere.


Parma, 27 novembre 2005

Più mi vedo...


Più mi vedo
nudo,
rude,
crudele,
più sento
di un bagno fluido
la necessità.
Una vasca di marmo rosa
balsamo al cocco traboccante,
io immerso.

Dai palmi delle mani pendono
stalattiti di ghiaccio.
Stringile,
scaldale,
scioglimi.
Meglio ora,
semmai.
Sensazione del tempo
in punta di iceberg.



Parma, 23 (e 26) novembre 2005.

Invettiva a luci spente


Il mondo, com’è, al rovescio,
che solo Schizoide Anticonformismo
ammorde la colante tetta di Madre Bontà.
Ma Telecamera la Baldracca non s’informa,
il suo fetido culo dall’altro lato mostra:

-Ecco stasera, dai vitrei studi di Traspa-renza,
il programma "Tossica apparenza"!
Cada quel che accada:
sprofonda fino al mento nella poltrona,
renditi decerebre, e hamburger mastica!
Primo ospite: bimbo di plastica!
Moderato Politico si chiama,
mediatico compromesso la sua brama-

Stringergli fra le dita la pulita faccia,
sgonfiarlo come un sacco,
e come merda, giù nel cesso!
Aborto postumo senza traccia,
come preventivo attacco sia
questo gran crimine commesso
a favore dello stato di Anarchia.


Parma, 12 novembre 2005

La catena di S.Montaggio


È questa voglia impellente
di strusciare fra le sue viscide pareti
a farmi perdere il senso cognitivo.
E se con il sangue scrivo,
ho un rapporto più vivo con la carta:
lei sa come assorbire.

Alle 4 del mattino
avvolta da una nube di vapore,
un guanto di gomma e una cuffia per capelli,
m’è apparsa la Madonna dei Fusti.
Peccato non capisse la nostra venerazione
presa com’era dal versare lacrime
di polpa di pomodoro bollente
in placente di plastica,
aspettando arcangeli dalle ali di latta.
Intanto una voce fuori campo aleggiò:
"Ascolta gli altri per imparare a essere te stesso"
così la terra si divise in due:
da un lato gli spiriti mandati dagli dei
dall’altro i desaparecidos.

Aspetta, lascia morire questa sigaretta,
e balzerò su te come vuoi che sia:
da dietro, la pelle bianca della schiena
sottomessa alle mie mani pulsanti
misticismi prefabbricati.

Poi il turno finisce
per innamorarmi di due fotografie
contenenti una bellezza sconosciuta:
la più intoccabile,
la meno corruttibile,
la stessa insaziabile fame.

Gaione(PR), 11 agosto 2005.

Inventando costellazioni

Tre mani e cinque bocche
sotto le stelle cadenti
svariano tra particelle sismiche,
e rimane polvere, polvere di bosco,
polvere di cielo.

"Forse tutto questo è un sentiero per la felicità!"
La frase si ripete da sinistra verso destra
mentre riluce verticalmente in tempo reale
dai trascinati incasinati pensieri a scavare buchi
nei nostri cervelli; tant’è che i disegnini diabolici
nell’angolo del foglio potrebbero prendere vita,
sospinti da un grintoso Nick Cave d’annata
(l’ascolto ci rapisce in un’altra dimensione)

Ma come fai ad andare avanti?
Ma la stella può diventare una benda
per far smettere di sputare sangue a questa ferita?
Come vorrei uscire ora da qui,
e nel giardino urlare tutta l’energia nera
a sovrastare i vostri occhi ingenui come cerbiatti,
ancora incapaci di comprendere tale bellezza
perchè già belli di proprio.

Torno allo strano respiro che mi soffoca l’anima?
O rivivo il momento in cui è nata la Coccojumbo?
Sì, mi piace tornare a sorridere con denti primaverili,
e vedermi prendere il sole fra cinghiali dal pelo dorato
con bicchieri di whiskey indecisi nel farsi riempire,
e la luna che d’improvviso cambia i colori del quadro
a cui ormai ci eravamo abituati
(adesso ci sono più facce nel quadro:
gli alberi soffiano un respiro più pulito e onesto,
le rocce ci fanno la guardia per godere della luna con pace),
e le ombre di culture diverse che si vengono incontro,
gioiose nel rendersi compartecipi,
e la voglia di passare tutta la notte ad annusare la sua pelle,
e il fumo buono che ondeggia tra i ricordi
e il sapere di esistere per sempre.

Li posso quasi toccare adesso questi ideali di speranza
che volano orizzontalmente… così leggeri…
come gocce d’acqua sgorgante dal monte Sannine
creano l’aria che raffredda il calore della mia passione,
per finalmente lasciarmi trasportare senza pretese
da tutti gli orgasmi della natura... la sua bellezza...


scritta insieme a Cadmous
Bergotto(PR) , 28 luglio 2005
(un particolare ringraziamento a Clelia, Valentina, e Yehia)

Requiem lunare


La luna ieri piena, stanotte come bandiera a mezz’asta
attorcigliata alla seconda falange del mio indice,
e non è un gesto d’azzittimento
nei confronti del mondo, che povero,
ha già il suo bel daffare nell’insistere a girare
indifferentemente
(non abituarti mai a ciò che viene urlato come ovvio),
e poi si sa, non puoi incolpare gli altri
se perdi l’anello di diamanti lasciato
sul pavimento del bagno pubblico
o il telefonino usato come se davvero risolvesse
i problemi di comunicazione;
bisognava solo stare più attenti.

No, non è un gesto di sfida
questo dito puntato
contro il divino capro espiatorio,
e nemmeno un inizio di messinscena d’eclissi
per compensare la voglia di creare e assemblare
elementi perfetti, al di là di ciò che si sa veramente fare.
È un momento dedicato alla Bellezza nuda e innocente
-che gentile ringrazia seppur non lo faccia capire-,
un momento di bellezza prima di andare a dormire
impanati nel limbico sogno,
come una bandiera nazionale avvolta
intorno al lutto
dei figli della terra.


Parma, 23/06/2005

Te l'avevo detto di andare piano

Una fila di vespe in marcia a due per tre, con le ali sollevate e bloccate sui tre quarti con inclinazione retroattiva verso il cielo, ma con le zampette ben salde a terra, e il pungiglione piegato sotto il ventre, continuano a fuoriuscire interminabili da una caserma a forma di spacco basso d’una lunga gonna jeans blu sbiadito (l’inquadratura non permette di far conoscere a chi appartiene il resto del corpo).
Queste vespe, dicevo, mi han ronzato una domanda interessante da proporre come titolo per un tema d’esame di maturità tecnica:
"Qual è l’aspetto mortale degli edifici di fine novecento costruiti lungo il litorale ligure di levante? Argomenta la risposta cercando di fare paragoni con l’aspetto mortale di questo quesito".
Alchè le vespe s’involano tutt’assieme, disegnando nell’aria uno schieramento a forma di gessetto consumato, per andare ad abbattersi infine contro la lavagna, scrivendo:
"Una casa, per scoperchiata che possa essere, è sempre più sicura della vostra condizionata istituzionalità!"
Ma nessuno controbatte all’atto d’accusa della Natura contro l’Uomo,
e non per un’improvvisa illuminata condivisione della sentenza,
non per soggezione,
e nemmeno per sentimento d’offesa,
piuttosto per vergognosa sordità impostata da altri e subita senza accenno di reazione;
istituzionali fino al midollo.


Parma, 22 giugno 2005

Sensazione

Sto godendo come gattino appena nato:
fresco fradicio di placenta;
inconsapevolmente strisciante verso il capezzolo bollente della stremata madre;
mugolante nel minuscolo petto come gutturalismo stravoglioso di sesso possessivo,
e una volta avvinghiatosi col musetto al pennone della Moschea rovesciata -che sia ben chiaro, non per questo meno sacra-,
cattura per la prima volta l’ancestrale immane gusto del latte bianco-denso come l’Universo nell’attimo precedente alla massima potenza di energia scagliata ovunque,
e quest’ultima sentirsela vibrare addosso, dentro,
per finalmente godere davvero il ritmo del proprio vegetal respiro.


Parma, 22 giugno 2005

La presa in giro

Figura sottintesa di bimba capovolta
nel sangue allacciato intorno le dita delle mani.
La lingua accelera in curve sgomitanti
a seguire il cartello indicante "Estasi".
Tira ancora un po’ la corda e il discorso diviene liquido
come ammoniaca, pulito e acido, primordiale.
Movimento apparente di quadro astratto
di poesia impaurita che non fa nomi.
La sentenza di colpa scolpita nella pietra
scagliata dal non-peccatore per fregarci tutti.
La bimba dai capelli rossi evidenziati dal sole mattutino
e il sorriso statico attaccato alla presa in giro…

il futuro non ci appartiene
"Vuoi essere il mio primo amore?"
la virtù al di sopra della consapevolezza
"Il primo in ordine di bellezza."
il passato è caduto qualche secondo fa
"Come puoi chiedermi di essere l’unico?"
il possesso non ci sostiene
La bimba desidera farsi desiderare sempre.
Il misticismo dell’incomunicabilità celebrato da negazioni rituali
e lui allo specchio a grattarsi negli occhi il prurito esistenziale.
(non bastasse, il suono della notte frantuma l’anima,
la pioggia infittisce la pienezza assorbente del guscio)

Bimba straneggia strinandosi bocca contro bastone del controllo,
ritratta a strangolare la strampalata carrellata di vocali
con violenza strappata, per non tramutarsi in altro involucro:
più ingombrante, più stregato dal Dio-conformità
(saetta di Zeus buca foglio, ne sgorga azzurrata polvere).
Meraviglia d’acqua piovana che porta via ville patrizie,
e gioventivù dal viso sbavato di gel per parrucchini,
e il dover fare come è stato detto. Insomma, ci vuole acetone
a ettolitri sulle macchie di smalto penetrato fin nelle falde della vita
così imbottita di psicotrucchi da non essere affatto sobria
(fu Venere a cominciare vendendoci rossetti niente male).
Bimba s’accorge dell’odor d'ossido di carbonio, polvere da sparo,
detersivo, e corre a succhiar via veleno dalla giugulare,
poi scintillante, a far capriole nei campi coi fiori,
e nonunque spezzati sian stati i gambi, ancora sussurra
l’irrimediabile di ciò che alle bimbe piace annusare.


aprile 2005

Cacaoverdose

Il frutto della creazione approssimata
come noce di cocco spaccata a metà
da un cupido incazzato per lo stipendio
troppo basso; la noce di cocco
esplosa a mezz’aria e il latte
docciato sulla tua testa;
che ti bagni tutta questo siero
a fecondarti di sentimenti inespressi
trattenuti, atrofizzati, e che ora
finalmente li sentano gridare
a squarciagola fin negli abissi
oceanici; balenottere applaudono e fischiano.
Non è sperma, ma latte di cocco,
al limite saturo di sostanze
iniettate a provocare allucinazioni;
non roba chimica, ma cacaoverdose.

febbraio 2005

Storia di uno che ancora si racconta


Son nato fra gorghi di torrente,
svezzato con latte di salmone
in biberon, ruttato a un carillon
di martìn pescatori e farfalle
che insistente girava e girava...
ma non mi addormentava.

In vetta al monte di fronte
mossi i primi passi; in breve
mi toccò fuggire dalla neve
quando sentii lo Yeti alle spalle
grugnire col suo vorace fiatone…
riuscì solo a ingoiarmi l’impronte.

A bordo d’una zattera il signor Maestrale
m’insegnò a disegnare, scrivere e contare;
le Sirene m’iniziarono all’arte di quel canto
ch’esquipaggiò vascelli or fantasma; pertanto
Capitan Teschio a fine corso mi promosse
sì Corsaro, ma malato d’asma e di pertosse.

Al porto mi prese l’esercito di terra
guarendomi in tempo per la guerra;
la canna del fucile gentile regalava
a chi di lì passava, proiettili di panna…
parean bimbi ch’in allegria chiedean:
"Ciao… vuoi morderci o esser morto?"

I superiori non gradiron la cortesia, perciò
disertai tra cupi boschi e mi fermai a ballare
loschi suoni provenienti da cascate, come tonfi
di pietre stregate, poi cubi per civette sculettanti
dal becco alle piume droga trasudanti; volai con loro,
finii con la testa nel water a casa di quattro innocenti fate.

Sposai la più forte: quella che ho amato,
lasciandola al suo destino: il mio silenzio…
ricordo l’anello stretto al ditino: non il suo,
non a lei il bacio "tuo-per-sempre" suggellato;
niente torta né gigli, ebbi solo sogni d’assenzio
così amaro, che almeno digerii tutto questo.

I nostri figli si seccaron presto
di aspettare in un fazzoletto di carta;
lo piegai ad aeroplano, dal faro
verso il cielo poi lanciato; la sarta
delle nubi tesse i capelli degl’inconcepiti
a farne velo posato su un timido tramonto.

Trovai lavoro nel ramo "stavo-meglio-prima";
mi sfogai con le parole mettendole in rima…
alcune si ribellarono ma io ne tenni conto
e le limai contro muri di neuroni scalfiti
dalla follia; stavan tutte nella prigione
di Poesia, in attesa di interpretazione.

Con le mani nelle tasche vuote
non potei parare il colpo…
caddi salutando il corpo. Com’asceta
leggero ad alte quote salii di stato,
m’aggrappai a una splendida cometa
e polvere dietro essa son diventato.



Parma, 19-29 gennaio 2005

Il misogino mascherato e gli angeli sull'oceano

La paura ch’ha delle donne
vicendevole sta al brezzo lor
ch’han di lui; è nemmeno d’or
la sua mano, che ’sì fosse, a infonne
spasmi carnali fra le gonne,
ben fedeli sarebbero all’amor
ricolmo sia in dote che onor
da ’nvidia a far le amiche. Si confonne
Calimer dal gran cuor gentile:
-Nei sogni son soavi, ma in realtà
le elevo solo a farne stile,
così m’oriento verso verità
schiette d’una visione ostile,
di angeli, certo, ma di povertà!-
All’onda genti scampate, volan su forti ali
per cercar quelle strappate, lungo i litorali.


Parma, 11-13 gennaio 2005

Clelia, me, Valentina, su un biglietto di seconda classe

Dorme Clelia
sulla sedia
e affonda
nel suo torpore
lasciando a noi
questo rumore
di treno veloce
e un’isterica voce
combattente al cellulare
testardo nel non
darle ragione.

Giro a vuoto
nel farmi confusione
allontanando me dalla comunicazione,
da te che vorresti conoscere
la mia idea di bellezza,
e io che ci passo attraverso
e m’inverso, e non cresco.


sul treno Genova – Parma
9 gennaio 2005

dai "Delitti senza castigo"

1.
Il miracolo del coltello volante. (morte di una cantante)

Ancora sospesa la lama che fulminea ti divaricò la gola.
Su se stessa veloce vortica, specchiandosi nella pozza viola
da te sgorgata, ammaliante sirena; d’un tratto s’è spenta
la tua voce: come ai raffreddati la pungente menta,
ci spalancava i polmoni, i sensi… l’audace primavera…
la stagione in cui hai oltrepassato la frontiera.
Li sento gli angeli ammutolire, perché ora ci sei tu
con le tue melodie a lenire le rinnovate ferite di Gesù.

Finalmente puoi cantare solo perchè ne hai voglia
mentre prima sottomessa al loro gretto tornaconto
eri costretta sulla scena per profittare dell’acquisita gloria
e il loro unico complimento, era la promessa di un acconto.
A via di giostrarti, ti han portata all’odio, anche verso chi ti ha amata:
la gente, tua madre, lui e la sua passione che non più ti morde.
Dalla follia ormai convinta di esser stata da tutti usata,
li hai privati allora della tua vibrante vita, strappandoti le corde.

Noceto 16 ottobre 2004
Parma 20 e 21 ottobre 2004


2.
Un regalo inaspettato. (morte di un adulatore)



Quando il suo cuore nell’orecchio mi ha sibilato
delicato e preciso come un soffiatore di Murano
l’ho preso fra le dita e rivolto molto piano…
quei riflessi colorati che splendean da ogni lato…

Imbarazzata, indecisa, fino a fare un passo indietro
che sui piedi m’è cascato, ma stupore, rimase intatto!
Prese a ridersela di gusto, il bastardo, da parer matto,
guardandomi attonita fra me ripetere: "Non è vetro, non è di vetro…"

Inautentico amore: come fiore di carta che profumo
non emana, come carne in scatola di facile consumo,
come preghiera fatta per proclamarsi la coscienza pulita,
come una presa in giro, io che di lui m’ero invaghita

La sua meschina trovata gli rimbombava nel petto, sterile;
e con la rabbia di chi si è svegliata dall’inganno, agile
ho raccolto da terra il dono per trasformarlo nella mia festa
quando scagliandolo con forza, certo non si ruppe, ma la sua bella testa?


Parma, dal 23 al 31 ottobre 2004

-

Io che di te m’ero invaghita. (morte di un sogno)

Adulatore(Alessio): Oggi, terzo anniversario del mio decesso, io da te vengo e ti saluto!
Assassina(Noemi): …c…c… ciao… co… cosa fai qui? Pensavo non ci saremmo più rivisti… almeno, non così a breve…
Ad.: Ma sì… ho approfittato di questa giornata in cui tu senza dubbio mi avrai pensato, per tornare, perché lì dove ora abito non c’è da mangiare, e sai, m’è venuta voglia di un bel piatto di pasta asciutta…
As.: Allora non sei venuto a vendicarti?
Ad.: Ma no, figurati… tutto quello che ti chiedo è un buon piatto di pasta… quando mi hai ucciso non mi hai fatto nemmeno iniziare quei saporiti tortelli fumanti che m’aspettavano… certo, qui ho lasciato qualche affetto e degli affarucci che avevo tra le mani… ma che te lo dico a fare? Del resto le ragioni per cui mi hai spaccato la testa le saprai meglio tu…
As.: Cosa? Hai proprio una bella faccia tosta… sapevi che io di te… non ne potevo più… ho perso il controllo…
Ad.: (cerca di abbracciarla, ma lei s’allontana) Tranquilla, tranquilla… non pretendere che ti ringrazi… ma guarda che dove sto, si sta da Dio… per fortuna il mio cuore è riuscito a costruirsi il suo paradiso, ovvero il mio, e a parte qualche piacere di cui ogni tanto sento la mancanza…
As.: Fermati un attimo… vorresti dirmi che il paradiso non è fatto di nuvole, angeli, canti celestiali e tutte quelle cose che da sempre i preti ci hanno detto? E l’inferno… appunto, tu non dovresti essere all’inferno? Cioè, non è che ti ci voglia mandare io che del mio già ce ne ho messo… ma tu hai tradito, hai giocato coi sentimenti degli altri… cazzo, i tuoi peccati li hai commessi, non è possibile che Dio te l’abbia fatta passare così liscia…
Ad.: Dio? Inferno? Non parlare a vanvera di cose che non puoi sapere… voglio dire, è possibile che sia anche come ci hanno insegnato ma solo per chi poi ci ha creduto veramente… e in quel tipo d’inferno fatto di fiamme e diavoli con tanto di forconi che t’infilzano come salsicce… a proposito, comincia a metter su l’acqua, che ho alcune faccende da sbrigare… ti stavo spiegando che in quell’inferno ci va chi prima di morire si è sentito in dovere di essere punito per qualcosa di brutto che non è riuscito a dimenticare, per senso di colpa si è autocondannato…
As.: Mi stai confondendo… vorresti dirmi che ognuno si fa giustizia per conto proprio? Ma questo lo trovo terribilmente ingiusto… cioè, a me sta bene, anche perchè non posso sicuramente ritenermi una santarellina… però… uff, spiega un po’… dai, ti preparo una carbonara, un’arrabbiata, o preferisci una pasta col tonno? Anzi, visto che siamo in tema, vada per due pennette alla diavola…
Ad.: Va bene, fai un po’ quello che preferisci… comunque non è che si tratti proprio di farsi giustizia da sé, è solo una questione di immaginazione… cioè, un induista in base al suo credo non potrà che reincarnarsi in un altro induista, per poi così potersi reincarnare ancora; per un ateo che non crede a niente non esisterà niente; un possibilista una volta morto continuerà a vivere come se non fosse morto, finchè arrivato a una certa età stanco di girare intorno a chissà com’è o come non’è, e quindi vinto dalla paura, comincerà a costruirsi un’aldilà in cui credere , e allora morrà per la seconda volta, definitivamente… non c’è affatto da sottovalutare la potenzialità della mente umana… è un po’ come spedirsi verso il proprio sogno più intenso fatto in vita…
As.: Wow… mmh, io vorrei andare a vivere in un mondo sottomarino con una costante musica soave in sottofondo e… anzi no, la musica dev’essere quella che desidero in quel momento… poi dev’essere abitato da sirene… e perché no, qualche bel sirenetto fustacchione non ci starebbe male… scusa, ma tu come hai fatto a tornare indietro?
Ad.: Forse perché sono entrato in un tuo sogno? Ah ah ah… e se vuoi visto che ci siamo(con occhietto ammiccante)…
As.: Stai zitto… ecco perchè è già pronto in tavola senza che io abbia mosso un dito… mi pareva strano…
Ad.: Ah però non ti basta volere il posto che hai immaginato, devi anche crederci… che è un po’ più difficile… io ho idealizzato il mio Dio sulle figure delle donne più belle desiderate in vita… e ora il loro corpo raccolto in uno solo, mutante in base a chi mi gira per la testa, è diventato il mio regno dei cieli, e come un microbo passeggio e le esploro in lungo e in largo… non ingelosirti, talvolta soggiorno anche su di te(sogghignando )… ouh, ma quant’è piccante? (soffocando) …è destino che tu mi tolga di mezzo sempre quando sto per mangiare…
As.: …se tu fossi meno stronzo…

Parma, 31 ottobre, 2 e 3 novembre 2004


3.
Qui da noi. (morte di un clandestino)

A meno che tu sia profugo
non fa tendenza sfracellarsi contro gli scogli
ma visto che lo sei, sicuramente nuotare sai.
A meno che tu sia musulmano nel tuo musulmano paese
la nostra legge non permette di avere due o più mogli:
qui, già una ti sembrerebbe avanzare troppe pretese…
a meno che tu sia gran sultano
-il petrolio sgorgante dalle tasche-
non sognarti neppure un accenno d’abbraccio
dal nostro civil democratico suol patrio,
a meno che le temperature elevate
inaridiscano la penisola, e come lì da te
avremo il deserto, allora sì saremo fratelli,
ma a meno che il futuro non sia ora
torna indietro o vi cannoniamo il gommone
torna indietro o vi cannoniamo la disperazione,
a meno che con te ci siano donne, bambini e kamikaze,
beh, allora tireremo la fune, e chissà chi vincerà.
A meno che tu sia del Capricorno e abbia trentatre anni,
ascolta un consiglio, non è il caso di farsi crocifiggere
per salvare l’umanità, che l’umanità ha ben altro a cui pensare,
non metterti a fare il martire proprio oggi, stasera gioca la Nazionale,
a meno che tu abbia la decenza di sacrificarti dopo il fischio finale
per distrarci dalla rabbia degli errori arbitrali con un fruscio di pietà,
per far provare agli abbonati in prima fila come un ricordo di bontà,
allora sì, manderemo in onda la tua tragedia shakerandola alla pubblicità,
allora sì, annegherai in diretta e l’audience vedrai se non salirà,
A meno che tu volessi controbattere al sistema e ai suoi scleri di modernità,
qui da noi, in tarda nottata, anche i morti possono esprimersi in libertà.


Parma, 5 e 6 novembre 2004

-

Un impegno concreto: più pietà per tutti. (morte di un poeta)

No guarda, proprio non sopporto quegli artisti, quei presunti artisti, che si fanno carico dei mali del mondo e si permettono di fare tanto gl’impegnati nel sociale, accusando non solo chi il potere lo fa, ma alla fine generalizzando e trasformando sia grandi che piccini, in un luogo comune di gente che se ne frega, e che pensa solo a mangiare e a dormire… ma li lasciassero in pace, li lasciassero evadere dai propri problemi quotidiani come meglio credono, sia pure distraendosi con una tv tutta colori, o esaltandosi per la propria squadra del cuore… ma cosa credono codesti benemeriti pensatori? Che la gente stia lì tutto il giorno come lui a leggere, e sputare sentenze ben formulate, perché tanto il tempo ce l’ha, permettendosi inoltre di sottolineare la propria travirgolettata - "superiorità" con una velenosa dose di cinismo? Che la provocazione fa tanto chic e intellettuale… la gente lavora, si stanca per davvero durante il giorno per guadagnarsi quei quattro soldi in croce, che certo non ha voglia di tormentarsi per ciò che comunque sia non gli è consentito risolvere… lui, il carismatico "giudice di pace", piuttosto dov’era nel momento del bisogno? Cioè, ho conosciuto ‘sto tipo tutto sante parole e altezzose pose, che mentre si metteva ben in mostra alle manifestazioni contro la guerra, allo stesso tempo si faceva fotografare stringendo mani piene di proiettili e prorompendo in grasse risate dal suono di mitragliatrice … ehi piuttosto, e la forma? E la musicalità? E la poesia? Dove le hai seppelite? Soffocate dalla morale, povera arte ridotta a diventare bieca propaganda… ad essere impliciti, simbolici, come appunto le favole sanno essere, si arriva molto più a fondo, a livello inconscio… lui no, voleva mostrarsi per forza adulto, ovvero violentemente socialmente utile… io ‘sto poetuncolo una sera l’ho incontrato per strada e venutomi addosso accompagnato da un meraviglioso sorriso, con fare affabile come se fossimo amici da una vita, solo perché eravamo stati invitati entrambi al debutto di uno spettacolo teatrale e c’eravamo casualmente seduti di fianco, tira una parola tira l’altra, inizia a parlarmi della situazione disagiata dei bambini del terzo mondo, quando un’anziana rom ci passa di fianco e fa per allungare la mano… e lui da una smorfia disgustata distorto, eseguendo un grazioso saltino all’indietro, cosa le risponde? "Ma andate a lavorare invece di rubare alla brava gente!", e ripiglia il discorso come se nulla fosse, sul disastro dell’aids, la mancanza di soldi per i vaccini, e bla bla bla… almeno fosse stato zitto… allora io non ho resistito, appena girato l’angolo, e trovatici in un vicolo deserto -a quanto pare non messo lì per caso-, di scatto mi volto e gli tiro un calcio tra le gambe, e lo pesto all’osso, urlandogli:
"Come ci si trova adesso a dover davvero strisciare per terra a implorare pietà?"
Non mi ha ancora risposto.

Parma, 7 novembre 2004


4.
Ricordi da un etereo inverno. (morte di una fotomodella)

Superato il trauma della morte
ho ancora lattei piedi troppo rigidi,
così gli occhi leccano fiori d’acacia
raccolti in un cucchiaio di caldo miele

Mai avuto paura della vita,
il mio viso così bello
da distanziare mani maniacali
e viscidi pensieri, e lingue eiaculanti

Spasimavano e tremavano di me
fuori e dentro, soprattutto dentro,
fuori bastava coprirsi un po’ di più
e non fare paragoni con altre stagioni

Talvolta deridevo lacrime e grida,
ragazzine dai capelli blu plastica
arrancavano anoressiche dietro la scia
poi mi vergognavo come una spia

Ora insieme pattiniamo sotto abeti
da cime piegate per sempre dal peso
di neve caduta per tre soli giorni,
neve dissoltasi fra le dita del tempo

Essermi rivista dopo tremila secoli
in un lago di ghiaccio come il mio grembo,
la mia espressione così finta,
i graffi sulle foto dei giornali

Ero io quella, quella dal passo perfetto
fresca di posa per un tiro di sigaretta
da intoccabile divinità fuga ad effetto,
caviglia piegata, tacco spezzato, ghiaccio sfondato.


Parma, dal 20 al 24 novembre 2004

Il lenzuolo

Passi di occhi sfregati nel fango
esigono lenzuola su cui adagiarsi,
riposare e ripulirsi da sogni neri
fatti a palpebre legate a estremità
d’un’antenna colante sorrisi troppo,
troppo perfetti per essere veri.
Troppo bello sarebbe svegliarsi
su libri di storia ancora da scriversi
ma con un nuovo diritto del cuore:
che possa battere allo stesso ritmo
del proprio vicino. Vicino
al fiume abbiamo strappato
vestiti a manichini ingrati,
ce li siamo avvinghiati al petto,
e nudi insieme, nell’acqua ora
balliamo fino all’ultimo respiro.
Balliamo e le zolle di terra saltano,
fiammeggiano, e salpano dai nostri polsi
globuli rossi a distribuirsi in cielo;
finirà per piovere vin santo,
l’ebbrezza ci consolerà dal peso
siderale di questa stellare gioia.
Gioia mi dai, mia dolce troia,
perché hai pulsanti labbra stasera
per avvolgermi come baco da seta
sospeso al di sopra del mare di parole,
interpretazioni di parole e vortici,
ma la muta belva è a trasmettere
amore, e lo definisco amore
il cuore di un bimbo nato prematuro,
cuore immenso che dal torace fuoriesce
e vuole esplodere, ed esploderà
in ogni direzione, e tutti i bimbi,
tutta la prematura umanità salverà,
l’umanità che a mani vuote, alzate,
stenderà sottovento il lenzuolo bianco
sfiorante ogni angolo riempito di bianco
dallo spazio espanso a perdersi nel bianco
di un sonno profondo intravisto dall’alto.


Parma, 24 dicembre 2004
Ispirato in sottofondo, dall’ascolto
dell’album "ANIME SALVE"
di Fabrizio De Andrè

Villa Gropallo spalmata di sole

Datemi una chitarra, intorno ci disegnerò un parco
abitato da scoiattoli, rose, ulivi, palme, e custodi secolari.
A due giorni dall’autunno, nello sferico giardino m’inarco
e c’è chi gioca a palla sfruttando l’evasivo effetto che ha…
via i brutti pensieri, i mali umori, la micidiale diffidenza!

Il ragazzo sudamericano pizzica le corde, accompagnato
dall’amico canta suadenti pezzi di quella terra lontana…
ecco, questo mi distende, e per chi si lascia coinvolgere
è un meraviglioso farsi cullare su uno sfondo di mare
incorniciato da colli, ville, e rintocchi di campane.


Genova Nervi 19 settembre 2004

(il titolo è alla fine)

I.
Le illuminazioni notturne
aldifuori della grotta di Gesù bambino
quelle che ci sono nella mia mente
apprende e distende quando il fruscio della libertà
scardina i chiavistelli della prigionia urbana.
Giovani parole che possono attraversare il magma del sogno
o inversamente, strabordare nelle più volgari stupidità.
E chi fino a prima mi guardava e parlava, perché io taciturno,
dopo scopre la pazzia mia, e tace, gli occhi spalancati.
Solo io ora sono a poter toccare su questo foglio, la mia pazzia.

Domani quando mi sveglio sarò più lucido: più frigido.
Prima dei concerti: "Ti spacco il culo se non facciamo il soundcheck, ricordatelo!!!"
Prima legge dell’esperienza: mai parlare della propria inesperienza
al momento opportuno scagliargliela contro e fargliela pagare
questa pazzia mia questa mia pazzia.
Soffrittura di nevrosi: olio di ostaggio spremuto dallo schermo
e le patatine morbidesalate, affettate e piovute dalle tue cosce
fin giù, l’ennesimo amore mancato
Quel che sei stato
Pazziamiamiapazzia

II.
Prendi la roba e la butti via
in uno scatolone blu fosforo
il rosario fra le dita
per cinquanta volte lo stesso fiore diverso.
Acciuffi per i capelli la bambola nella scatola
e le ridi, fino a farla sciogliere.

Prendi la roba e la porti via
ospite del signor Viaggio e sua moglie Disincanto.
I parenti li hai superati senza nemmeno averli annusati
In un calice d’avorio ti specchi nel liquido sacrale
e saluti i tuoi peccati, fino a farli sciogliere.

Sistemi la roba e progetti una via
il futuro diventato più pericoloso dell’adesso
il pessimismo di fondo ha ingigantito l’ottimismo d’apparenza.
Il pessimismo onesto invece, compatisce ogni uomo lacerato
e lo ama, fino a lasciarsi sciogliere.

III.
Su un polpaccio una zanzara occhidolci.
Bea adora staccarle le ali mentre succhia
così dovrà star lì a succhiarselo tutto.
Mentre l’una si gonfia l’altra si sbianca
si prosciuga, si trasmette all’incatenata del sangue
Poppante dalle manette di pelle tendente.
Bea trangugiata dalla bestia diventante Bea
Una Bea perpetuata fra le specii

Come si può pregare un angelo senza ali?


Santa Voracità di Sensazioni Stranianti


Parma 25 giugno 2004

FragiLume

I.
Mica dò valore all’immagine del porto
gremito e in fremito per un aprile al termine
Appena smette di piovere ci si riversa alla festa
Fare in tempo a metter mano fra le pieghe del mercato
prima che piova ancora, l’ombrello è un oggetto impegnativo
Mica dò valore a niente, neppure qui mi sento più
L’entusiasmo del turista la seconda volta è già precipitato
Alla mostra quadri di santi autoflagellatisi e in estasi
votati a occludersi il sesso, convinti di farsi male
per un Dio che li avrebbe poi premiati
Santi simili a me e io li odio
Io non ho quel Dio
Io non mi premio
Io mi odio, fino a bastarmi

II.
Bocca piena e naso saturo di odori marini
e il vino nel cervello, il cervello decide, finge la partecipazione
Solitario, la gente solitaria piegata sulle panche
Prima di me genialità stagliate nell’aria
L’orrore del non volersi ripetere, l’immagine chiara
che qui non prende forma, come il crepuscolo.
Vorrei incontrarti casualmente in uno di questi vicoli
e abbracciarci senza il dovere di giustificare
le assenze scambiate in precedenza
Libero abbraccio, nuotandoci addosso
ma la tua libertà è indipendente da me
e non c’incontreremo.
Ringrazio l’anziano signore per avermi fatto recuperare
il cappello caduto; nessuno ruba niente se gli dai soddisfazione.
Un altro bicchiere perfavore, da offrire allo sconosciuto
che viene, inaspettato.


Genova, 30 aprile 2004

Fantasmalcolico


Un fantasma che dorme la notte
non è credibile: non sbatte le porte!
Lo puoi cogliere sveglio compresso
in una bottiglia di vino rosso, espresso
parla di sé liberamente e del resto,
ovvero il tempo, usato come pretesto
per riderne e trarne giovamento;
disinibito, lo ha vinto in un momento.
Se gioca ad esplodere con le parole, 
niente di male
e se non lo capisci, non c’è niente di male.
È che si rimane tappati nel proprio sogno, spesso
lasciato chiudere a spirale su se stesso,
un viscido buco che l’orizzonte ci nasconde,
un orizzonte disinvolto e dissolto fra le onde: luce a tinta unica, inglobante, trasparente,
spontaneo abbraccio di tenera amante.

" Cos’è stato a farci da lei separare?
Così smarriti, dall’eclissi presi di lato
costretti a vibrare di un panico malato
costruito nell’ombra che fa gelare"

Domanda strappata via a forza da Ebbrezza
Desiderio che tocca e ferisce Leggerezza
Senso di colpa, poi un’urlata Bestemmia: ciò vanifica…
Vita, fluisse per quel che è… magnifica!


Parma 25 aprile 2004
e 8 dicembre 2004

Quando l'opera va contromano gli occhi strabuzzano

Il pittore che dipinge se stesso nell’atto di dipingersi allo specchio che cadendo squarcia la tela e il pittore.
Il dubbioso regista che gira un film su un regista che ha in progetto il film, ma non lo inizia
E l’attrice impaziente che allora abbandona il set virtuale per proporsi a quello reale, seppure non abbia ancora capito che tanto non le sarà richiesto recitare.
Il cantante che sul palco del tributo dimentica le parole del cantautore, così distante che se anche lo sapesse, ugualmente se ne fotterebbe.
Lo scrittore che incasella inchiostro nelle pagine per narrare del poeta a secco di rime da far quadrare, che si giustifica dicendo: "Comodo metterci sempre di mezzo il mare" e dall’altra parte: "Sì, ma a noi sta bene. È talmente grande da non farci mai smettere di sognare".
Il politico che fa leggi per sé, che da sé, se l’impero è infetto fino all’osso dalla stupidità, alle prossime elezioni si eleggerà.
L’ubriaco che sforna idee mantenendo costante il suo livello di ebbrezza, ora che il vino è finito infatti non ha più molto tempo.
L’innamorato che non voluto si torce il viso e subisce crampi del cuore che genera nausee di vita non percepita;
E’ un amore disidratato, un blocco di sale che chiede di essere sciolto, e che sia pure fra le isteriche mani di fresche lacrime ancora bagne.
Il figlio che prova a farsi da genitore senza aver dalla madre il latte succhiato, che anche se fosse stato, sul ventre gliel’avrebbe vomitato.


Parma, 10-11 aprile 2004

Intermezzi (fra rinascite e partenze)

.Primo intermezzo
Esser precipitatosi addosso come slavina incontinente.
Aver percepito nello sguardo di lei una riserva mistica dalle potenzialità ineffabili.
Ma ora l’ha strangolato il complesso d’inferiorità, e ne gode con leggerezza e vive la propria vita.

.Secondo intermezzo
Si vennero incontro scalzi, per la città d’inverno e la gente scandalizzata giudicante.
Lui dal suo finto reame, lei dalle sue amiche puttane.
Il gelo del percorso, il calore dei quattro piedi che si fusero tra loro, quando lei salì sui suoi, e si baciarono.
Lumache i loro cuori striscianti.

.Terzo intermezzo
I fari delle lanterne dei porti d’Italia contemporaneamente si trovarono girati nella stessa posizione verso il mare che parve illuminato da sotto. L’evento unico corrispose alla bellezza della rarità con cui disse:
"Sto bene" a chi gli voleva bene, spontaneamente, sinceramente.
"Sto bene e non ti chiedo nulla, perché ti voglio bene".
Se l’andamento della vita dipendesse dall’atmosfera del giorno in cui si è nati, ad occhi chiusi avrebbe affermato:
"Un 2 aprile come questo sarebbe stato l’ideale, se almeno nell’ideale il mondo riuscisse ad essere privo di dolore".


Parma, 2 aprile 2004

No music No love

Sin dalla prima chitarra, a cinque anni, quante note
sei riuscito a levigare strusciando corde e sputando in flauti?
La musica dov’era?
Come far passare blocchi irregolari giù per l’orecchio
senza schiantarne la pazienza?
E dove le mielose mani spesso su te desiderate
calde e scioglievoli, per placarti la sera
e la pace nel sentirsi chiamare "Amore"
non temendo di contraccambiare?

Immagini interiori stoppate e mai una prima volta
non ce la si può fare(sottopelle riflussi di mare)
Solo un lieve giro sotto il sole solitario
Solo il sole per te, respirandolo ogni istante.

Esorcizza il tumore lasciandoti andare
-ciò che accomuna chi sa amare e suonare-
sembra invece tu trattenga ghiaccio esplodente
come quella gonfia nube gorgheggiante
sull’Appennino, limpido nel tuo orizzonte
se solo non tenessi le palpebre socchiuse.
Imparare a imporsi per non soccombere.
Imporsi di non soccombere per imparare.
O tu o loro, che di nessuno si sa la benevolenza.


Parma, 11 febbraio 2004

Aperture a strappo


Leccatori d’inconscio
tuffatisi in strati linfatici
fino a non sentirsi più partecipi
dell’inclinato paesaggio urbano.
Eccoli che raccolgono sul foglio
impurità sgorganti come da piercing infetti;
perversioni da tutti taciute.
Cinque gatti di cui uno strabico
cantano serenate di sesso
non consumato,
provocato eppur sterilizzato
sottilmente tenuto legato;
ruvide corde d’ipocrisia
a formare una rete chiamata timidezza

Vorrei testimoniasse il folletto
lui che su di se li sente
i nostri abbracci mai dati
ma se ne resta muto e piegato
nella selvaggia zona nera onirica
"Dai, almeno dimmi, da dove vieni? Quando sei nato?"
"Dai tuoi occhi, in quel tempo che da bimbo sei stato toccato"
Segni sulla pelle, vi prego, sorridete!

Scrivi che ti passa
la voglia di parlare
"Mi passa la voglia di parlare"
Ora che l’ho scritto
posso tornare a falsare la pulsione
e invece di dire che di te potrei innamorarmi
dirò solo: "Beh sì, ogni tanto ti ho pensata…"


Parma(con ombre di Genova) 15-17 gennaio 2004

(introduzione a) Donna Kamikaze (delle Velvet Queen)


Tutto ciò che senti
è aldilà della tua contingenza.

Tutto ciò che vuoi
non ti riguarda
ti supera senza compiacerti.

Non c’è condanna
a cui si possa ricorrere
per punirti e crederci migliori.

Non c’è salvezza
Non c’è redenzione.

Friggeranno i rimasugli di pelle
nell’asfalto craterizzato
mentre gl’infarcitori di cervelli
se la canteranno di gusto.

E da qualche parte il folle abbaio
del cucciolo sdentato dallo scontro.


Parma 7 gennaio 2004

Pacmoon


Sai di caramella al miele
Nevicano fiocchi di passione
solo nel sogno, nel bisogno
di sognare e lasciarsi sfiorare
Pori otturati dall’ipocrita luce

Fuori dall’intima parete
fisiologia pretende di colmare sete
e posso anche esporti le mie carte
mentre in cielo Luna mangia Marte
Guarda: Luna mangia Marte
Dimentica: Luna mangia Marte

Un dente alla volta per favore
Carie Carie Carie
Cominciare dal molare, proseguire col morale
Stasera i capelli sono vene
Prospetto un’acconciatura originale

Nell’incubo cavi mi stritolano
dalle narici fili di rame colano
Il suono m’attraversa da parte a parte
mentre in cielo Luna mangia Marte
Ascolta: Luna mangia Marte
Ingoia: Luna mangia Marte


Parma 8 e 10-11 ottobre 2003



Autunnale Sole Italiano


Morso stretto
Piede piccolo
Lingua abrasiva
L’occhio cavato di quel gatto grigio
l’identificazione di me con precisione
Come blackout la visione del mio non-futuro
Musicale emozione in stato di privazione
Il tuo fianco e le tue lentiggini
conficcati nel legno della mia croce
Il blackout m’ha svegliato giusto in tempo
per farmi accorgere che era già passato
ma a che ora s’inizia ad invecchiare?

Anti-civilizated terrorism
free spirit (in everyone)
Notizie non lette e nemmeno scritte
Non raccontarmi di te
prima il dovere, poi il dolore
Blackout è una canzone che ho rivalutato ieri
La prima volta spesso ti coglie impreparato
Se non creiamo con ansia
non siamo tranquilli
La modalità Random funziona dopo averla scelta
Sai che bello sarà da ora cercare di evitarti
a morso stretto


Parma 28(29) settembre 2003

Anche di notte i pomodori sono rossi

"Adulti o bambini si nasce, non si diventa."
-Cesare Pavese.

Da grande voglio esser grande,
ma ora che ancora grande non sono
ho solo paura.
Mi dispongo per andarmene
ad abitare non più con i miei
(se avessi detto "a viver da me"
sarei già a buon punto)…
non so da dove cominciare
ora che ho smesso qualsiasi scuola
senza che mi sia rimasto niente
non ho un futuro da eseguire.
Se mi rapisse un angelo mi lascerei trasportare.

Prima il buio, poi il caldo, e il doversi svegliare,
sperare in un abbraccio che trasmetta energia positiva
e allo stesso tempo distaccarsi da chi ti ammaliava.
Ci sarà mai una città che diventerà la mia puttana?
Scrivo di me perché di ciò che non so,
io non so parlare.

Se provo a fare il primo passo nel costruire un legame
il cuore sulle nuvole delle mie favole si mette a levitare
mentre alla testa l’onore di sfracellarsi contro l’asfalto del reale.
Quasi irritante il primo ascolto d’intime canzoni
suscitanti in me sia l’idea di una diversità forzata
che di sconcerto benaugurante, provocato dal non capire la bellezza
che se c’è, la decodifico e assorbo sempre con ammorbante lentezza.

Io sono l’immobilità fatta carne
e l’agitazione che di me avverti è tremore,
per rabbia, per terrore, o al freddo è la reazione.
Il medico diagnostica: "Nervi scorticati dall’esistenza"
Sull’uscio mi apostrofa: "Farsi rapire è l’unico modo che ha
per salvarsi"

Tornato a casa mi specchio: "Dormire è l’unico modo che ho
per non gridare"




Parma 19 e 20 agosto 2003