Eclissi


Sparirà la luna anche
dai vostri visi stupefatti,
stuprati da troppa luce
e rumori che san di cripta,
criptati già sulla punta della lingua
che alle bocche arrivi un sorriso
che basti a cambiare l'ombra...
della Terra sulla Luna, che non veda
il Sole, che spettacolo altro!
Alto mi muovo su queste schiume
marine e mi accompagno
a un cuore appeso a un gancio
come maiale, che c'è da gocciolare
e riprendere la mano gentile
per non affogare, per far scorrere
amore tra una riva e l'altra
che nessuno si salvi da solo
che soli si diventa Narciso,
a rifletter troppo si rompe lo specchio
a caderci dentro. E più non torna la luna.
Occhio pallido. Battito di palpebra.


Parma, 27 Luglio 2018

Vento


È il silenzio la musica ora
Una vena mi pulsa sulla caviglia
Oggi non scrivo poesie
Oggi amare mi calma
Non cerco immagini
Linee piatte e amache
Questa penna e i tuoi occhi
Un po' di sporcizia nei gesti
Arrivare in fondo al foglio
Riprendere daccapo
Inventare un nuovo inizio
Sentirti libera e calmarmi

Il vento che sono
tra i tuoi capelli
si silenzia.





Ricerca


Ho cercato parole
come lumini in fondo agli anfratti
Ho cercato gesti
che mi riconciliassero col mondo
Ho cercato negli occhi
mondi e sogni in cui sopirmi
Ho cercato attenzioni
oltremodo in mezzo alle guerre
Ho cercato paesaggi
anche fra gli scaffali degl'ipermercati
Ho cercato amore
con mani strette e apnee notturne
Ho cercato canzoni
da ballare, da lenire le ferite
Ho cercato di far ridere
quando tutti volevano dormire
Ho cercato la pace
con un mitra puntato contro
Ho cercato di non sbagliare,
di non fuggire, di liberare il cuore
Ho trovato la luna, la follia,
il silenzio che meglio di me racconta.


Parma, 30 Giugno 2018

Fumo


La svolta del fumo dietro
la porta della terrazza...
ne seguo la scia, lascio
le forze abbandonarmi
lungo le gambe dolenti
e trattengo immagini
d'amore che vincano
sulle sviste, sui cambi
di rotta che rompere
vogliono la magia
al di là delle differenze,
delle indifferenze,
delle apparenze che Dio
non le salvi!, abbiamo
da svelarci a muso
contro muso oppure
naufragare, abbiamo
da sviscerarci a morsi
e toglierci le guance
e non permettere a nessuno,
a noi stessi di vederci
annegare per omissione
di cuore. Migriamo
da una terra all'altra,
da corpo a corpo,
per provare che liberi
si può essere aprendo
le vele alle vene, barche
in pulsione, occhi soffusi sotto
la stessa incandescente luce.


Parma, 2 Luglio 2018

Per strada


Per strada dovremmo imparare
a incazzarci meno, a scusarci di più,
sorridere a chi attraversa,
chi attraversa il mare,
e allora forse smetteremmo
di votare per la parte sbagliata,
forse smetteremmo di votare
per filare con le nostre mani
il destino che ci riguarda
e oggi scrivo parlando per Noi
quando non lo faccio quasi mai,
e lascio che la sacrosanta rabbia
sia impeto d'amore, sia gesto
umano per l'umano
e non devi aver paura
che qui ci travolga l'onda
se sapremo brillare sulla merda
che ci governa,  se sapremo
essere felici nel liquefarla
fin che affondi al posto
di quelle barche amareggiate,
se sapremo tenere negli occhi
la dolcezza della terra,
l'approdo al termine del viaggio.


Varsi, 12 Giugno 2018

Nonchalance


Quando mi son svegliato
ho trovato il porto chiuso
e il cartello diceva
"Chiuso per codardia"
firmato da milioni di esseri
svuotati che si credono
d'esserci sempre stati
e chiamano casa propria
una lingua di terra
su cui passare, un luogo
di povertá spirituale
da quando ha smesso di sapere
ch'è figlia del mare la sua radice
e chi arriva a riva porta colore
diverso dal putrescente grigio
dove arrogante ignorante
ti condanni all'ergastolo da solo.
Quando mi son svegliato
mi s'è chiuso il cuore
a saperli rimpallati tra un gioco
di potere e l'altro, e sentirsi
fischiare sulle teste auguri
di buon ritorno da dove
son partiti, così, con comoda
nonchalance, come fosse
uno sport estremo quel viaggio,
come se proprio non vedon l'ora
di venire fin qui per derubare, esplodere,
farsi sfruttare, stuprare, prostituirsi,
spacciare a clienti innocenti,
prendere esempio dai rampolli
locali, ridicolizzare la pochezza
mentale... quella, soprattutto quella.
Quando mi son svegliato era un incubo
in cui i porti ormai brulicavano di vermi.


Parma, 11 Giugno 2018

Respiro


"Prendi e lascia,
lasciamoci andare, agli eventi,
al vento, al suono, all'amore,
lasciamo andare ciò che non ci appartiene,
ciò che ci distrugge, che rugge contro,
è l'unico modo affinchè la magia accada,
affinché cadano le finzioni
e condividere gli spasimi di bellezza
perché salvarsi è salvare,
allora piegarsi solo al sorriso spaesante
di chi ha perso ogni cosa per vincere
chi lo condanna, allora combattere
lo stupido odio che sterilizza le persone
buone ormai all'ora dell'aperitivo
e poi capaci di sognare solo qualche moneta
in più per comprare per il gusto di comprare.
Ma cosa importa, quel che conta
è il movimento leggero, il fluttuare
del sangue che si fa cielo, viaggiare
per sapere e aumentare lo stupore,
abbracciarsi e ritrovarsi un po' più
piccoli, meno presi dal dolore,
sentire quanto il presente
sia ricco di doni e connessioni
tra atomi e universi pronti
a scambiarsi, a cambiare prospettiva
al proprio sguardo aperto all'incanto..."
questo diceva l'uomo seduto nella stanza
con una matita dentro il cuore,
la barba impigliata a un'ombra,
la finestra d'insetti spiaccicata,
e la ragazza di fronte dai capelli
danzanti, i bracciali orientali,
le mani che gli tenevano la testa,
non potè fare altro che iniziare
a credergli, a cedere le paure
in cambio di un respiro
che sapesse evaporare
in parole quali "Eccomi,
mi lascio andare, assomiglio
al mare, alle distese di neve,
ai primi baci, ai boschi
di montagna, ai partigiani,
ai campi di girasoli, ai silenzi
di un teatro, ai deserti
da attraversare, alle fate
e agl'infiniti voli, e creo
quel che vedo, e ti rileggo
in ogni pensiero rivolto
a dissolversi in canto,
e ora semplice ascolto
il mondo inciso nelle ossa,
annuso il sudore in cui nuotiamo
nuovi e antichi insieme,
mangio carne e fiori
dal piatto della tua bocca,
tocco il rilievo su cui scorrere
e le tue frenesie e stranezze
intraducibili e tocco me stessa,
la mia pelle viva, la voglia
di portarmi addosso la notte
e il giorno e quel che arriva
come vestiti che posso mettere
e dismettere, come un tatuaggio
ch'è un mistero ma è quel che sono
e quel che sono siamo, lasciandoci
andare al prossimo respiro"


Parma, 11 Giugno 2018

Mani e rughe


Si presero a manate sul petto
e non fu facile, nessuno disse
lo sarebbe stato, si presero
per quel ch'erano, un po'
invischiati in labirinti
febbrili, svolte di ghiaccio.
Non tutto sarebbe stato comprensibile,
non di primo impatto, chi disse
lo sarebbe stato? E si presero
a domande e a silenzi,
e si presero per il collo
forse a stringerlo, forse a baciarlo,
si presero e videro quanto buio
ci puó essere in fondo al fuoco
ma poi la paura era solo un altro
modo di mettersi alla prova,
di provare quanto dura la durezza
prima d'una sola carezza ai confini
della notte che dissolva
ogni singola ostruzione
tra la sorgente e il mare.
Un buco da riempire
con un po' d'amore
è quel che si chiedono
e ce n'è a riempire distanze,
stanze in cui consumarsi solitari,
impegni, disimpegni, inganni
del tempo, storie su cui navigare,
fragilità da custodire, forze
inaspettate, mani di anziani
incollate al destino
che si sono creati con fatica
e desiderio di portarsi oltre.
Si presero e si lasciarono,
tornarono più pesanti,
più leggeri, più veri,
più vicini. Nessuno disse niente,
nessuno aggiunse altro,
solo fogli, gesti folli,
mani e rughe da seguire.


Parma, 6 Giugno 2018

Finire in cuore


Sì lo so che hai ancora fame di me,
lo so, ma mi piace se aspetti un po'
e lo so che sei tentato di scrivermi
"Stai studiando?" "Sí, perchè?"
"No niente, m'era venuta un'improvvisa
cocente voglia di te, di amarci ora,
ma tranquilla, me la faccio passare"
e certo è incauto il caldo pomeriggio
ma non rischiamo di venirci a noia,
è bello anche solo soffermarsi, muoversi
altrove, pensare a concerti estivi
o a qualche giorno più in là
da stupirci per città nuove,
e di tenerci un po' segreti
per poi brillare oltre i rumori
di gente, di amici, di tempi
che avranno i loro modi
di aprirci, distessere nodi
fra il cervello e la mano
che si avvicina, e non temere
che non scappo se non ti ci metti
d'impegno... sorrido, l'ingenuitá
di quanto sia umano tutto ció,
la sacra ingenuitá del non essere
divini, e allora scrivi, scrivimi
versi, crea miti su cui sognare,
e poi torna sulla terra e rapiscimi
le labbra, che lo so che ogni poeta
è un mostro, e lo sai, anch'io scrivo
e faccio della fantasia un campo
di battaglia, e fotografo il sudore
e muri colorati, ritmi, vicoli infiorati,
e questo ti dà pace togliendoti
ad esempio dalla testa
che anche il panettiere
ormai ti farà una tessera
che non saprai dove mettere,
che sennò non ti fanno entrare,
che non si torna più indietro
dalla cecità, che sia d'amore,
che sia un bastone ficcato
da un eroe nell'unico occhio
rimasto a contemplare,
che sia una pausa tra una nota
e l'altra come un pantano
da cui districarti a morsi
tra due boschetti verdi...
i miei occhi, ma in mezzo
stai tranquillo, sì, è un cuore.


Parma, 1 Giugno 2018

Palloncino


E si puó volare
e sostenersi
con l'aria che ci muove
e sopra i muri
che già si sbriciolano
vedersi svegliare
con pupille in fiamma
chè qui dev'esserci amore
per liberarsi, una forza
leggera e turbinante,
fiducia che s'apre
a scambi di particelle
e no, non so esprimere
ogni battito veloce
ogni cambio d'umore...
mi rilancio
mi abbandono
scoppio in te.


Parma, 24 Maggio 2018

Invece


Perchè ogni tanto
non taccio, non mi sto fermo?
Come cactus che sul balcone
s'ingrassa, come fermata
d'autobus che aspetta,
come marmo prima
di farsi Pietá, come lunga
pausa che prepara l'assalto...
Sí sí certo, lo so fare benissimo
ma anche senza pensieri?
Anche senza lasciarmi
sopraffare da conati neri?
Ecco dunque le scosse
più vere, quelle che increspano
certi silenzi e le mani
che si muovono lente
sulla tua pelle, a irrigidire
l'atmosfera, a contrastare
la Primavera. E invece?
Invece lecca, ammira
le linee, ascolta i respiri,
godi il fluire degli occhi,
sragiona il contatto che freme,
impara la favola che dice
"Che pace grande che hai!"
"Per assaporarti meglio
bambina mia!"
La morale seppellita
insieme ai rumori di fondo.


Parma, 23 Maggio 2018

In mezzo al mondo


Voglio regalarti un fiore:
non so quale, come, quando
e di che colore, manca
solo il gesto eppur già lo vedo
tra i tuoi capelli, con il tuo odore,
e i nostri occhi che riflettono
gli uni gli altri il proprio ardore,
e nel frattempo come vedi
spezzo l'attesa che un po' mi trema,
per desiderio di tenerti stretta
per paura di rovinare tutto,
con poesie che ora scrivo
solo per te, con canzoni
che ti dedico, coi pensieri
che si rincorrono, e non saranno
fiori ma accontentati se puoi,
accontentati della mia obliquitá
e starò ben attento a cercare
di non fartela andare di traverso...
insomma cuoricino profumato,
ti ho sognato abbracciarmi
in mezzo al mondo
e lì mi son dissolto in un sorriso
che poteva esser pianto, è caduta
ogni spina dal mio gambo
ogni crepa dal mio muro
e il muro stesso con la sua edera
per lasciarti quel bel fiore
tra i capelli... le mani, le labbra
che si schiudono piano, piene.


Parma, 12 Maggio 2018

La discrezione


E poi succede a volte mi risucchi
d'improvviso l'irruente voglia di baciarti
ovunque io sia, magari al risveglio,
magari un attimo prima di scivolare
sulle foglie bagnate del sentiero,
e poi succede a volte invece
di doverti resistere, tra un silenzio
e uno sguardo accennato,
e poi il ronzio di tutte le cose
e l'impossibilitá di stare fermo
piú di qualche battito.
E la discrezione, la descrizione
del tuo viso che oggi mi racconto
chiuso nel mio scrigno, mordendomi
un labbro come fosse il tuo,
che è il mio, che è il tuo...
e mi piace sorriderti se mi parli
dei viaggi che farai, mi ospito
in una tua cellula cardiaca
a navigare per i tuoi mari
d'immagini e d'incontri,
e sento un po' più di libertá
briciola per briciola come un Pollicino
che si scopre un passetto alla volta
in un fluire ch'è condivisione
tra fiaba e calore animale...
e poi succede a volte di catapultarti
in qualche scena pornografica
o in sdoppiamenti da thriller
o insieme a qualcuno più bello di me
e poi succede a volte invece
che solo le mie mani sul tuo collo
sono vere, i tuoi occhi chiusi,
gli avvicinamenti depensati,
la quiete che non chiede.


Parma, 9 Maggio 2018

Apnea


Bello come lupo che aspetta
la preda con sguardo di ghiaccio
e come lepre che aspetta
il momento di rendersi imprendibile
e dito di schiacciare  l'immagine
nel ricordo, e innamorato
il gesto che la sciolga, 
e flauto l'attacco che apra
la melodia, e cielo l'alba,
petto la fine dell'apnea,
poeta l'incastro magico,
guerriero l'avversario,
e come chi non aspetta
che farsi lago di cristallo,
senza più bisogno
di aspettarsi...


Parma, 3 Maggio 2018

Ventisei Aprile Duemiladiciotto


Mattino al cimitero
a cantarmi che "giace qui
la mia imbecillità", a cercare
una connessione, una linea di pace
che mi sieda muto e costante,
a perdonare se non mi è stato
installato il sentimento
dell'entusiasmo, ma tanti
altri modi di darmi e nevrosi.
Allora tra gli avelli e le ombre
saluto il mio angelo solitario
e la Primavera che mi fa molesto
dorma un poco, eppure invoco
il fuoco, la sua forza distruttrice
a voler che mi bruci la casa
con tutte le cose e sporcizie
accumulate, esattamente
come nel cuore e nella mente.
E se arriva la violenza esterna
a sfasciare il sacco lasciato
sulla strada, ben venga,
ben vengano le scosse
a smuovere il residuo,
la vita che ammuffisce,
il pianto che non esce,
la liberazione del giorno dopo.


Parma, 26 Aprile 2018

Fiore d'istinto


Ci sarà modo di scioglierci
l'uno nell'altro senza domande
in questa calda Primavera
dove l'assenza, la distanza
è solo rigurgito d'Inverno
da ricacciare indietro
mentre noi siamo vivi
e quindi viviamoci, scorriamo
a colpi di piena lenta forte dolcezza...
e siamo noi, cuori allo specchio,
mani alla scoperta, bocche
che si mangiano, e cadano
le sofisticatezze, si levino
soffi sensuali, nudi come sogni,
cerchiamoci che il resto
è tempo che precipita addosso
e offende. Molto di meraviglioso,
incantevole abbiamo da mostrarci,
laghi di montagna, tramonti muti,
melodie disegnate sulla pelle,
e molto da combattere, da mettere
in scena, e ti sussurro fiore bello:
-Piccole belve di fuoco io e te,
non castigati angeli, sí strappati
al buio per brillare feroci...
non aspettiamoci oltremodo,
incontriamoci come miracoli!-
che ora il mio sangue è buono,
le parole vere come respiri, i tuoi
occhi magneti di schiuma, la schiena
spiaggia bianca, distesa di pace,
voce: soffione nel petto.


Parma, 21 Aprile 2018

Il drago


Rimani attaccato al dilemma
e la falce nel cielo non cade
a farsi ghigliottina, a liberare
il senso di ciò che ti svuota
se ci pensi, ma non lo vuoi dire,
perchè le tue ali più spazio
non hanno per altri nodi,
e allora smetti di negare,
diventa lapillo e lingua
rovente da scagliare, la verità
è che non puoi esser messo
da parte da ciò che vuoi
conoscere in ogni millimetro
della sua pelle, sapere
il suo sapore, baciare fino
a non respirare... basta scuse,
fughe, silenzi d'assenza,
la bestia che ti si rigira dentro
ha fame, freddo, urla
vita priva di repressioni.
La fandonia del distacco
muoia, che se voli via
non torni indietro, incendi
il sentiero ornato di fiori chiusi.


Parma, 19 Aprile 2018

Stanchezza


Lascia agli altri i karma negativi
le morti declassate a notizie di sfondo
Lascia agli altri le canzoni d'amore
tu vivilo fino in fondo, fino alla violenza
Lascia agli altri il freddo che frena
e stufati pure di quel che resta acerbo
Lascia agli altri la paura di non farcela
e prendi a baci la bellezza che avanza
Lascia agli altri l'adolescenza eterna
e la gentilezza fa che diluvi impietosa
Lascia agli altri le spallucce all'insù
e abbi fede nei sorrisi che denudano
Lascia agli altri lamentarsi fino alla noia,
la mancanza di curiosità, i sotterfugi
Lascia agli altri il sonno delle tre
e scrivi ancora se vuoi, se puoi,
fai quel che senti e non perdonare
chi vende guerre come medicine,
medicine come fiori, fiori come veritá
Lasciati leggere, lascia e sii leggero,
muto e pieno. Lasciati volere.
Lascia spazio intorno.
Lasciami finire.


Parma, 13 Aprile 2018

Poesie algerine


I.

Da una finestra sul mattino
placo le ansie,
i movimenti tellurici.
Rimango in ascolto
della casa che si sveglia,
gli animali di campagna,
i bambini già in strada,
il caffè che sale,
il sole che è il sole
e come il sole il pensiero
è un abbraccio.


Arbatache, 5 Aprile 2018


II.

Oggi è strano
Oggi è strano
Oggi è stragno
Oggi provo a nominarti
a ripeterti ad alta voce
come a catturarti con le zampe
e poi mangiarti, a materializzarti
e poi tenerti, a sapere che non può
mancarmi ciò che è, perchè sono
un predatore e sono seduto
su una pelle di montone
e tu sei lucertola
che mi cammina lungo la schiena
e insieme avremo una visione
e un deserto steso ai nostri piedi
e silenzi che rimbombano i petti,
la saliva la nostra pozione magica.
Oggi è strano
e imparo il potere dell'attesa.


Arbatache, 8 Aprile 2018


III.

Mio nuovo amico berbero,
vorrei avere poteri
che sappiano non tradurre
nemmeno più un pensiero,
figuriamoci un sentimento,
una fede, un'educazione,
figuriamoci di dover togliere
figure da un quadro, note
da uno spartito, baci da un amore,
parole da una poesia, preghiere
da una religione, e allora toglierei
il bello dell'incontro, dello scontro
tra misteri, convinzioni, continenti,
di uno spiegarci a vicenda
i nostri universi differenti
più o meno disciplinati
in un inglese ridotto a pezzi
fra un the e un dio che ha già
scritto ogni cosa, un altro che balbetta
a malapena, e allora ridere
di questi vortici, e aspettare
che il sogno venga a dissolvere
per cavalcare nello stesso deserto.


Arbatache, 10 Aprile 2018

Promemoria


Ricorda prima di partire
che ci sono alcune cose da fare,
altre da portare, altre ancora
da dimenticare. Ad esempio
le bollette falle pagare a qualcun'altro,
in tasca tieni un sassolino pescato
in riva allo stupore, i baci lasciati
in sospeso... no, quelli devi portarli
a compimento e poi girarti
e poi tenere acceso il cuore.


Parma, 3 Aprile 2018

Angela


Angela come Anarchia,
liquido il tuo pensiero
oltrepassa ogni concezione,
costrizione. Da sola ti apri
al silenzio e illumini le mani
di chi ti sfiora. Così delicata,
così sottile la tua pelle bianca,
dolce il tuo sguardo incantato.
Accogliente il sorriso che se ti ci tuffi
le onde propagano gas soporiferi
fino al sogno in cui cantando antichi
versi popolari, sei tu stessa la partigiana,
e quindi bella, e quindi eterna!
Non una parola. Mai più un lamento.
Una scossa che ti stremi. Un respiro dimenticato.
Ti prego angelo terreno! Sola con te stessa!
Sola con tutti noi!... ma ora riprendo fiato,
chiudo gli occhi
faccio un pensiero leggero
mi metto su un fianco
ti abbraccio
di amore corrisposto.


Parma, 31 Marzo 2018

Pianoforte


Le mani che rompono il mare
e dopo non sai più resistergli,
diventi spazio fatto di onde
notturne, una sorpresa che sgretoli
le certezze infisse negli intenti.
È come trovarti davanti a un pianoforte
e le tue dita si fanno cadere
e ti lasci suonare.
Non siamo scogli,
quelli son fatti per appenderci le schiene,
contemplare l'attimo rigonfio,
fonderlo tra le nostre labbra umide
che si fondono. Animaletto bianco,
sfuggevole, racchiuso, vicino.


Parma, 29 Marzo 2018

L'amore è la violenza


Primavera maledetta, maledetto istinto
che mi prende e strappa all'oasi
sospesa in cui nulla accade
e me ne frego del futuro
il passato è resina secca
ho energia da investire
stanchezze da condividere
trasporto emozionale
film strette nelle mani
in riva al mare a bruciarci
orchestre assassine al crepuscolo
poesie da buttare e canzoni per te
Beckett da ripeterci all'esanimità
gelosie subliminali da ingoiare
masticarti i capelli
negli occhi ammutolirci
succhiarti fino all'osso
mentre ridi, se piangi
incastrarti nella mia spalla
salvarti dai governi
imbarcarci con gli ultimi umani
gli ultimi palpiti salati.


Parma, 25 Marzo 2018

Splendente


Al centro dell'Universo
c'è questo puntino
che ha creato l'Universo
e ancora lo crea
e lo distrugge
e gli assomiglia
e si appesantisce
e si gonfia
e non si muove più
e arriva quel giorno
in fondo al marasma
che violento urla:
Pulisci!
Sciogli il tormento!
Scegli fiumi verso
il centro dell'Universo!
Splendente. Leggero.


Parma, 24 Marzo 2018




L'isola


Su un'isola d'insofferenza
gabbiani spiumano al freddo sole,
si passeggia senza vibrazioni,
noci rimbalzano contro
pareti di vetro tra cielo,
cranio e petto, e il ricordo
di rimando di chi ti desidera
ma lascia la sabbia cadere.
Abbracci ben più disarmanti
fremono nell'attesa
di un crollo che disargini
l'inganno d'un pensiero
consolante che fa dire
"Va bene così, inattaccabile"
e va molto bene fin quando
il mare intorno resta calmo,
l'abisso non ti sommerge,
le mani stanno in tasca,
la distrazione ti porta al guinzaglio.
Ascolto e dialogo con voci registrate
e distanze, rotolo nelle pause
e aspiro alla bufera, alla calda
pace del tuo ventre nudo.
Digiuni il rimpianto.


Parma, 20 Marzo 2018

Cacciatori di balene


Balene nere nello spazio
sprizzano scie di comete,
lente consumano la notte,
intonano canti, incontrano
tonni inscatolati. Che tonni!
Un iceberg ne incastona
una, scagliato contro
il sole, esplode, pezzi
di grasso cadono su
parabrezza di cacciatori
arenati s'una spiaggia
di pianura, si raccontano
di quanto bello sarebbe
sconsacrare mucche,
aprire teatri solo per cinesi
dai capelli rossi, drogarsi
di mentine. Poi un bicchiere
s'incrina. Un'altra balena
si schianta in autostrada.
Chi si deve estinguere
si estingua, siamo generosi.


Parma, 17 Marzo 2018

Sotto pelle


Coltivo la malinconia
contro la tristezza
di certi giorni felici,
contro l'ovvietá da branco
affamato di costrizioni
e le bugie che ci si racconta
pur di mostrarsi con le labbra
all'insù, i pollici clickabili,
senza uno straccio di occhi
dionisizzati nel sangue. Ricada
sulle teste, sui sessi annoiati dall'Europa
la surrealtá bianca, incandescente
dei miei gesti scoordinati, salvi
innanzitutto me stesso, prolifichino
gli accordi grattati e sintetizzatori
che aprano la schiena, la musica
che si fa luce sotto pelle, piccoli
villaggi incantati dove la parola
è polline e tutti sanno quello
che devono sapere, nessun
consiglio ha alcun senso
e la surrealtá salvi me stesso.
Corpo stesso tatuaggio sul mio corpo.
Coltivo i miei campi minati
fumandomi le mani,
raccolgo frutti dalla faccia
di vizi capitali, li gusto uno
ad uno e prego la Dea Follia
di liberarmi dal giudizio universale,
ma ancor più dal giudizio di me,
il mio giudizio su voi, esplodere
come pelle sudata daĺl'estrema fatica.
Sparare a bruciapelo sulla prima crocerossina.


Parma, 17 Marzo 2018

Tredici Marzo, tre spari sul treno


I.

Dove hai messo la neve?
Speravo ne conservassi un pugno
per lavarmi questo velo scuro dalla faccia
e risolvere quest'alba
pendolare, ricacciare
l'eccessiva serietá.
Accarezzo l'idea 
di vivere in Africa,
recitare preghiere,
lasciarmi amare.


II.

Riti sciamanici scrollano il peso dell'inutile,
liberano tempeste,
dilatano pupille
a veder quel che c'é,
non più quel che si deve.
Ogni atto assurdo
e d'impeto gioioso
sia la rivoluzione.
Bacio il disincanto.


III.

Palloncini su deserti
si aprono al vento
giungono al mare
spiano la vita che si confonde
al desiderio di baci leggeri
e se ne cade uno
prendilo pure,
esplodilo vicino al petto,
masticane il sole.


Parma-Milano-Parma, 13 Marzo 2018


Si dice che


L'intraprendenza non va detta
come i moti d'animo che si fan crepe
come i debiti e le romanticherie buone
per poeti edulcorati
come gl'inizi zoppicanti
gli auguri di chissá cosa
gli amplessi e le estasi
Dio
gli elenchi che si prolungano
come me che non dormo.


Parma, 12 Marzo 2018

Le mani di Caligola


Impero sulle vostre teste
che cadranno una ad'una
e dalle mie dita si svolge
un gioco in cui io e solo io
sono Dio e Dio vi condanna
al rimbecillimento, popolo
degno d'essere schiavo,
degno di credere in Dio.
Vi mostro in raptus il potere:
Luna si nasconde dal cielo
Venere ricuce versi d'orrore
Roma si fa oscena stalla
in cui cavalli e baldracche
leccano la mia ombra;
e quanto amore ci vuole
a chiudersi in una stanza,
schiacciare ricordi, tramutarli
in grida di piacere, di dolore,
è indifferente, comunque muti,
muti al disastro sparso
negli angoli, muti davanti
allo specchio, muti portatemi
un piatto di seni da succhiare,
oggi non mente la pioggia,
liquida follia, bevo a pieni sorsi
quest'impero amaro
da sputarvi addosso
e annegarci insieme.


Parma, 11 Marzo 2018

Cercami


La gatta che cerca le mie mani
quando le nascondo dietro
la nuca, per farsi accarezzare
e penso: -è puro amore questo...-
e rifugio il pensiero in una manciata
di vecchie canzoni nude
dove il cuore parlava
e diceva quel che doveva
e se mai darò ragione
al farmi mancare la forza
di esprimere una sola briciola
allora sarà quella la sconfitta,
se mai dovessi vergognarmi
d'ogni tremore che mi risveglia
non più la gatta venga a cercarmi.


Parma, 10 Marzo 2018

Viaggio


Stanchezza che d'ogni cellula
togli il respiro e tagli di netto
il tronco crollante
nel letto a squassarne
la placida trasparenza
Lasciami l'eco dell'occhio
assetato di corpi avvitati
ad accompagnare il viaggio
nel fondo del vero
e dal nero ritorni il vagito


Parma, 9 Marzo 2018

Il sentiero


Un bacio sotto la neve
e uno scroscio di voti
buttati a ribollire le fogne,
così inizia il sentiero
di scornamenti e cuori
da far tremare le strade
di sangue a ricacciare
i mostri con parole
che non sapranno mai,
come l'amore esplosivo
così vicino al centro
dei tuoi occhi,
dei miei. Ti chiamo.
Ti aspetto.


Parma, 5 Marzo 2018

Sentiero della Croce


Rasenta la nevazione assoluta l'iride
in tremila cristalli assemblati a nuovo
atto d'amore da mettere a nudo e adesso
scongelare il silenzio che ti assorbe


Mediano di Neviano degli Arduini (PR), 28 Febbraio 2018

Sami


Sei lappone e sei bella,
sei voce che graffia via
il freddo, velo di timidezza
intorno alla mia pelle da bucare
con lingue lente, mitraglianti,
sei ombra colorata, sei sguardo
riservato che cattura, sei cascata
di capelli ribelli come partigiani,
rossi di resistenza contro la monotonia
totalitaria della sopraffazione,
sei distesa bianca su cui popoli
nomadi segnano il passaggio,
sei ascolto attento e tenue
distensione delle labbra,
sei goccia di miele
nel mio acido mare,
sei la voglia di tornare
ad aprirmi, aprire le mani
sul tuo corpo fino a dilatarlo
nello Spazio, sei sogno da fare,
litorale da consumare, sei poesia
da leggere, un'altra da scrivere,
mettere in scena, sei canzoni nuove,
sei un biglietto d'aereo, anzi due,
sei silenzi e parole sommesse,
potenziali passeggiate infinite,
poltrona al mio fianco di un piccolo cinema,
attesa estatica di una sigaretta da rollare,
sei la mia terra lappone da esplorare.


Parma, 28 Febbraio 2018

Giornali infelici


Un quotidiano in più per me
se qualcuno riesce che da solo
le pagine mi colano dagli occhi
compressi da notizie letali
e poca sensibilità, pochi spicci.
Ho cercato per le strade
percorsi che congiungessero
mani così tremanti, così offese,
precipitar dell'esistenze
esiliate da chi aveva tutto
e stillava guerre
sbriciolava terre
rubava bocche.
Un quotidiano in più per me
se qualcuno riesce, pieno
di rovesciamenti di fronte
pazzi felici
poteri muti.
Parole come capriole.


Parma, 19 Febbraio 2018

Il soldatino e la ballerina


Dall'abbraccio di fuoco
nasce un cuore e un nastrino
che lo leghi stretto, che lo tenga
avvinghiato all'amore consumato
in un attimo, eternizzato su chi pazzo
ci ha reso semplici pupazzi
da prendere a calci a piacimento...
per gelosia? Per incomprensione
di un gioco più vivo di notte,
la notte in cui ogni sospiro
è un movimento di danza,
un zoppicare delicato dentro
scorza di metallo, una voce
infantile che si narra il sogno
perso nel mare e nel mare
più buio pesca quel vortice
d'alba da cui risalire e farsi grande,
farsi fuoco, farsi cuore, farsi nastro
che stretto abbraccia il soldatino
e la ballerina fusi finalmente
a colmare il silenzio inespresso.


Parma, 18 Febbraio 2018

Macerata, 3 Febbraio 2018


Esco per strada oggi
che come ieri ho niente
di bello da creare,
niente da imparare,
non viaggi da fare, dolori
da riconoscere, so solo
sputare veleno rancido
oltre il mio braccio teso
come membro sotteso
all'amore che non so dare,
solo foschia d'odio
che se non somigli
al mio pallido vaneggiare
io ti sparo, alle spalle
avrò sempre minuscoli
salvatori, una forza
nuova nel rinnovare
violenza serva della prigione
mentale, figlia di un potere
vampiro risucchia cervelli:
quel che trapassa il suo confine
è carne da macellare.
Incriminatemi pure, già intorno
fioriscono altre palle di sterco
ad assorbire quel poco
di umano che rimane,
che se avessi un po' di coscienza
per il bene elementare,
certo non l'avrei fatto,
certo quel che leggi
avrei anche potuto scriverlo,
per davvero.


Parma, 4 Febbraio 2018

Quadro soffice


Dov'eri ieri?
Giravi un po' e parlavi
e si taceva e si godeva
dell'imprevisto soffio marino
sotto un cielo denso
incuneati tra portici
sospesi a ber caffé
sul canale fra le case
e a sentir di certi brividi
davanti al surreale spinto
oltre l'abitudine alla solita
compostezza, che non é
la feroce delicatezza sfoggiata
nello svelarci tratti intimi
davanti a un piatto, solleticati
dal vino, che non é il dolce
fondo malinconico che tanto
m'affascina, di cui forse
t'avrei scritto in quella dedica
al libro che a capofitto ha scavato
nella mia di malinconia pruriginosa
e allora via d'empatia e di richiami
istintivi con chi senti simile
al centro, con chi non sprezza
la surrealtà, metafisicità, dadaitá
quotidiana di cui faccio bivacco,
ne sorride, e quel sorriso tenue
sulla poltrona del bar di lana
a render compiuto il quadro
sin da subito e in divenire
e in dissolvenza nell'estatico
ascolto del diverso che si offre.



Parma, 2 Febbraio 2018

Reykjavìk


Tutto il freddo in cui mi ricucio
indurisce i panorami, le mani
osservano gli spasmi e danno
il colpo di grazia, la coltre
di nebbia soffoca l'elfo
incarnato nella città. A volte
il vulcano ibernato da lontano
fa sentire i suoi sbuffi
e le vene solforose fibrillano
-non vogliono stare al loro posto!-,
così mi sovviene che ho cominciato
a perderti, perdermi, a perdere il gioco
tra noi due, quando ho lasciato
che vincessero le insicurezze
su tutto l'amore boreale
che ci avvolge in atmosfera,
dentro i nostri occhi violacei
ruotati come pianeti in eclissi,
e oltre quelli, sei fuoco nell'idea.


Parma, 22 Gennaio 2018





Retrolove


Mi vergognavo solo di me stesso, non di te,
di te tremavo d'amore rappreso, d'impeto
maldestro, di gelosia retroattiva.
L'impaccio crudele puntellava
al posto del sole rassicurante
bombe nucleari contro il tramonto,
fino a render deserti gli abbracci,
frecce a vuoto le poesie,
eppure eri immagine ferma
dietro gli occhi, scintilla
di viaggi in paesi tropicali
e ora, solo ora i ricordi
son tappeti flautati
più dell'amarezza
sbriciolata nei giorni.


Parma, 19 Gennaio 2018

Dimensioni


Taglia il velo
Rimanici secco
Col solo gesto
Con la sola intenzione
Il corpo ingoia il corpo
Vomita dimensioni


Parma, 16 Gennaio 2018

Macigni


Io stesso sono la bellezza del mondo,
il suo riflesso, l'impeto indiscreto,
il torrente d'Inverno scende
e sale sui macigni in ascolto:
il rumore armonioso, il desiderio
s'insinua tra le forme,
si sciolgono le labbra,
eiaculano i pensieri,
cercano il mare,
me stesso ovunque,
ovunque l'eco della fonte.


Varsi, 4 Gennaio 2018

Moneglia, 17/11/17

Ecco, la mia faccia giá la sapete,
è inutile fotografarla mentre mangio
focaccia di Recco seduto in spiaggia
dopo un bagno freddo da far urlare
le ossa, come quel finale di sogno
in cui scagliati contro una madre
indifferente, una serie di vattene
disperati da bruciare gli occhi.
La rabbia in ogni cellula,
cementata viva.
Il paese è pacifico deserto
da attraversare: ogni vicolo,
la brezza, l'onda lieve che bacia
la riva, il contorno delle colline
a farmi da corona, il richiamo
dei gabbiani volteggianti nell'azzurro
pastello o in attesa di elemosinare
un avanzo del mio pasto, deserto
anche le poche persone presenti,
anziani francesi giocatori di bocce:
figure metafisiche attutite come la neve
del Sillara riflessa da vicino sulla Cisa,
e attutiti certi giudizi fosser'anche
ingenui e precisi, dedicati e depositati
da pulpiti ben poco presentabili.
Li sciolga lo iodio insieme
al catarro incrostato in gola.
Quasi nudo, dietro me
misurate decorazioni luminose
a quest'ora spente, e sorrido
nell'ipotizzare l'invenzione insidiosa
del mio "Concerto malinconico di Natale".


Moneglia, 17 Novembre 2017

Apofenia


Cerco nei numeri e nei nomi
connessioni da cui inventare conclusioni,
cerco nei gesti dolci e nei tuoi occhi
la chiave che disserri la gabbia,
cerco di svegliarmi dal coma
e trarre braccia dal mare,
cerco di ridurre al minimo i consumi,
cerco bocche da pescare,
cerco di evitare feste affollate
e follie da spiegare,
cerco di smettere il compiacimento
nel dolore, le persone lamentose,
cerco un viaggio che mi sconvolga
che sciolga i legacci ai polsi,
cerco nelle date i ritorni
e nei ritorni ricordi buoni,
cerco canzoni da incantare,
cerco di far sorridere
mi trovo a sorridere,
cerco fantasmi
svelo lenzuola.


12 Novembre 2017

Varchi


Corpi in corsa verso varchi
aperti portanti sopra
arcobaleni per scagliarsi
contro scogli e cogliere
dell'altro il meglio spruzzato
dalle arterie: fili rossi
di pupazzi ricrea materie,
mattine radioattive dove
l'occhio socchiuso filtra
la coltre e trema la morte.


4 Novembre 2017

Dissonanze


Dissonanze aperte sotto le dita
non foss'altro per non lasciare
così sospeso e muto quel sentire strano
che insomma non puoi nemmeno
palesare più di tanto
come dipinto ricco di particolari
da accecare il passante
e allora via di due pennellate
gettate e distorte
via di scricchiolar di foglie
via di sigarette e oscenitá
via di sguardi obliqui e parole
tagliate col limone
via la punteggiatura
via la comprensione la compressione
il freno frigido dell'addomesticabile
senza seni e senza mani
al loro vagabondare i cani


4 Novembre 2017

Rinoceronte


Leggero come rinoceronte
attaccheró al soffitto
l'ultimo sospiro di piacere,
l'ultimo anelito di attenzione
nei miei confronti, e scaravolteró
i meandri fino a trovare la causa
degna di riversamento, che ce n'é
da combattere a unghie dentate
fino all'esplosione del momento.
Saranno ancora metafore
le lance da affondare
nel ventre del nemico
o secco come cipresso
precipiteró intero?
La parola é nuda.
Lava di ghiaccio.
Sangue acido.
Amore armato.
La parola é nuda
e la vanitá padroneggia.


24 Ottobre 2017

Improvvisa-monte


Aveva proprio bisogno di disintossicarsi
dalla cittá, di attraversare la fatica da solo,
di scrollarsi il "dovere" dalle dita,
e lassù... lassù... che incanto!
(il mare lontano; il suo amore)
Poi giù nel bosco una volpe
curiosa e furtiva
in cui un po' si rispecchiava...
e ancora non gli bastava:
tutta quella bellezza gli chiedeva
di svuotare la mente completamente,
così un prato...
dall'abbandono il pericolo: una serpe velenosa!
"Via! VIA! VIA!"
Finalmente gl'importava più di nulla.

Orfano di radici
ho adottato il cielo.


24 Ottobre 2017

Divinità


Dei colori che si fanno più intensi quando decadono.
Dei battiti che si riallineano al pensiero quando si raffreddano.
Dei corpi che bastano a se stessi quando si fondono.
Dei porci che razzolano nella loro merda, eppure li mangiamo.
Dei silenzi in cui mi rinchiudo quando ho male dappertutto.
Dei gesti gentili che elargisco quando ho bene dappertutto.
Dei cieli d'ossa e cemento e ogni spiraglio di luce
é una liana a cui aggrapparsi.
Dei ricordi che più li uccidi e più tornano vivi come bestemmie.
Dei ragazzi camminano per strada e le loro urla
sono la cosa più semplice del mondo.
Dei tempi persi e quelli conquistati e infine dilatati.
Dei sorrisi e dei pianti, dei gridi di battaglia, dei suoni buoni,
dei sogni in cui sarebbe bello rimanerci o ancor meglio, di farne nuovi.
Degli dei e degli eroi, come degli amori che sono ridicoli,
che sono polvere, che sono desideri di esseri irrealizzati.


19 Ottobre 2017

Poesie per un'escursione nel bosco


I. Introduzione al silenzio

Shhhhh! Shhhhhhh!
V'inizio al silenzio.
Il silenzio.
Quel silenzio che fa godere
appieno della meraviglia,
dell'esistenza,
della luce che cade obliqua
e risorge dietro gli occhi
a scoperchiare l'organo divino
della contemplazione che si nutre
di silenzio e lentezza
fino a portare nel regno del mistero,
della fantasia, l'arcano che si fa carne
ed entriamo in contatto con il segreto
acceso, con ció che sembra andato
ma é sempre presente:
nei cicli di vite
in trame intrecciate di fiabe
ai sensi che si sciolgono in amore
come nell'amore qualsiasi
messinscena é reale...
i colori delle stagioni ci vestono,
folletti zompettano fra le vene,
le ombre degli alberi sono streghe
che ridono prima di bruciare,
chitarre e flauti e parole
armi di poesia nelle mani
di selvatici pastori,
frusciar di lupi fra le foglie,
noi stessi animali e fantasmi...
passi che si muovono
sul ponte sospeso,
specchio d'acqua
e non saremo Narciso e nemmeno Ofelia
sí l'increspatura stessa del vento
e in silenzio, come sassi alchemici
tocchiamo il fondo: dorati scrigni
per chi ancora ci cercherá...
Shhhhhh!


9 Ottobre 2017
-

II. La fata innamorata

Su col vento di mare
con il polline e la magia
mi son lasciata trasportare,
ho attraversato il crinale
fino a scollinare, fino a cadere...
impigliata in cima all'abete
non so quanto ho dormito,
certo ho aperto gli occhi ed era notte...
un'ombra rossa, veloce
rotolava davanti ed io
di nuovo libera di fluttuare,
allora volli sapere chi d'un tratto
m'aprí il cuore che di clorofilla
sgorgava, e dove mi muovevo
scoppiavano le more
fiorivano le stelle...
"Chi era? Chi era?"
Lo volevo con me, lo volevo accarezzare
ma non riuscivo a tenerne il passo...
appariva, scompariva tra le rocce,
ghignava fuggendo dalle case
e vacche e cavalli scalpitavano
nelle stalle con le loro feconde trecce.
-Prendi i miei capelli
e legali stretti alla tua scia!
Se mi faccio lupo t'avvinghierai
alla mia criniera e giù insieme
a valle ad affogarci di sangue?
Se divento albero cavo, verrai
a rifugiarti nel mio tronco
quando il sole ti minaccerá?
Se fermo il tempo cesserai
di saltare senza tregua
mio piccolo matto folle folletto?
Ecco invece mi hai contagiato
e sbatto come civetta ferita
fra le fronde, chè sembran valanghe
d'inizio Primavera i miei pensieri!
Io che realizzavo i vostri sogni
chi si cura ora dei miei desideri?


30-31 Luglio 2017
-

III. L'uomo selvatico

Il gregge adesso dorme
e il latte fermenta a generare
universi che ora ch'é sera
rimiro tra il fitto del bosco
perdendo lo sguardo nel cielo,
e ascolto alberi, rocce, linci e volpi,
fanciulle dell'acqua con cui
fare l'amore, che ho tutto d'assorbire,
da trasmettere, nulla da tremare:
il pericolo accade se ti fermi
e pesi la tua paura
ma qui ogni cosa m'è sorella
fatti come siamo della stessa terra
con cui mi sporco le mani
e volo leggero a conquistare
energia liquida al centro del petto
e altri cosmi ancora.
Eccolo il grande faggio rimasto muto
per secoli e secoli, indicarmi una galassia
col suo ramo piú alto, e racconta
di creature rimaste imprigionate
fra il proprio riprodurre ossessivo
frutti vuoti dai suoni tintinnanti,
poi si rompono e nessuno aggiusterá;
di pietre di fuoco scagliate contro
altre creature, e incendi che sono
matricidi, e non ne capisco il senso!
Non capisco quando dice di confini,
di vergogna e altri mali cosí
snaturali, cosí orrendi.
Mi sveglio, torno a inerpicarmi
a passo lento, nudo
in questa calda estate.
Lecco muffe, sguscio serpi,
spezzo e fascio tronchi,
strozzo cervi, apro fiumi,
disimpiglio dalla barba
precipitate stelle.


31 Luglio 2017
-

IV. Notte di un fauno

La pulsione... dico, la pulsione
a possedervi uno ad uno
o tutt'insieme, a trarre da voi
ogni goccia di piacere, e a rimandarlo,
che in fondo se siete saliti fin quassú
era proprio quello che volevate,
se vi siete lasciati incantare
dai suoni del mio flauto sin dall'inizio,
fino a stringervi intorno alla mia ombra.

Vi ribrezza la mia figura caprina?
Che importanza ha? Ora che la notte
mi cela, vibrate solo del mio folle
desiderio, lo spirito selvaggio
che aleggia in questi posti,
che nutre ogni singola foglia
ed é fulmine incastonato
nell'occhio del lupo, del cinghiale
e anche nel vostro...
io lo vedo, io lo so come siete fatti
quando rompete i freni della vostra mente,
quando il vino scioglie ogni illusione della ragione
e non fate piú distinzione
tra ció che é giusto e ció che é bello.

Ora che Apollo con la sua lira
s'é girato dall'altra parte,
ora che le Ninfe, sensuali
quanto vili, si sono annegate,
ora che il mio Capricorno
è ben stampato in cielo,
ora che le libere streghe
danzano sulle cime,
io vostro Fauno, vostro Pan,
vostro Diavolo, v'invito
a unirvi al mistero che sono,
al disordine che risorge
attimo per attimo, gettando via
il giudizio che vi piomba i piedi,
giorno per giorno, e le vostre ali
si aprano ad accogliere il senso del volo.

Adesso che siete già un po' più miei
e io vostro, non posso soffermarmi
oltre, devo correre a sedurre
altre anime e altri corpi
all'infinito, così, con le parole
di Puk, per ora, vi saluto:
"Vi auguro sogni felici
se sia ben vero che siamo amici
e ad un applauso tutti vi esorto
poichè ho promesso che ad ogni torto
a voi usato per insipienza,
gentile pubblico, faremo ammenda!"


3 Agosto 2017

Piccoli labirinti


Piccoli labirinti
in cui perdersi
e ritrovarsi,
contorcersi
e distendersi,
chè la mente non è
una linea piatta
-quelli sono i morti-
ma una strada di montagna
che porta alla propria vetta,
una scala di lettere,
un mazzo di poesie
da regalare, di cui nutrirsi
come mucche al pascolo,
un luogo dove ogni guerra
è solo una storia
è solo un fantasma
e se non lo è lo sarà,
così fra le pagine
si sdraiano bimbi
tiran su la copertina
cantano una fiaba
sognano disegni
insegnano agli adulti
che ogni legno
se si fa cigno
è un incanto.


30 Settembre 2017

Macerie


Qualcuno stringa mio figlio
ancor prima che esista,
ho mani occupate
a scrostare tramonti.
Qualcuno estragga il mio amore
dalle macerie,
ho braccia arrugginite
dalle intemperie.
Qualcuno asciughi i miei occhi
dalle tue lacrime,
è un mese, più di mille
che torni a bucare la camera dei sogni,
a riempire ogni angolo della mia empatia.

No, il Natale non m'importa poi
se non sul tuo divano abbracciati
a guardarci un film.
No, non m'importa poi
dimostrare chissá cosa,
le ombre svaniscono come te
e i vaffanculo ricacciati in gola.

Ognuno si ritrova
a parlare di se stesso
per quanto in modo astratto
per quanto di riflesso.
Ognuno ha i propri graffi
i suoi strazi in fondo al petto
a masticar macerie
cadute giù dal tetto.
Per quel che mi riguarda
sopravvivo e scrivo,
mi perdo nei ricordi,
ne faccio lastrico e ci cammino.

Sì, giro le dita, sguscio un pistacchio,
conto i giorni che mi rendano al sole.
Sì lo so, mi sfugge sempre
dell'abbandono la ragione
e aspetto solo un altro
Sì, cambio le carte, non chiedo perdono,
anche il desiderio più bello può diventare prigione.
Sì lo so, mi sfugge sempre
dell'abbandono la ragione
e aspetto solo un altro sì...


26-28 Settembre 2017




Tramontando


(rieccomi)
al centro
(rotto come tuorlo)
dissolto
(dipinto)

come riesco a girare intorno
e a restare innocente?
(il pensiero è esterno)
il silenzio è assenza
(non giriamoci intorno)


Fiascherino, 21 Settembre 2017

Transfelinazione


Ecco una coda, pendolo
e termometro delle emozioni
senza giustificazioni da parare
in faccia ai giudicanti
e alle stupide paure,
una coda da sventolare
quando mi sento amato
o sono pronto a consumarmi
intero, da arrotolare
se ricordo che la vita
mi cattura in tutti i suoi spasmi
e rilascio miagolii e tornano
carezze di balsamo,
da strusciare contro gambe
frementi e notti silenziose.


31 Agosto 2017

Condizionale


Se esistessero chiavi semplici
per accedere alla via del coraggio
verso scelte che portino
non certo a una soluzione certa
pretendendo sia quella giusta
sin dal primo colpo, ma quantomeno
ad aprirsi all'imprevisto, al viaggio,
allo scorcio di giustizia su un paesaggio
così sconcertante, disseminato
di cadaveri e teste piegate
a disperarsi per così poco amore,
a riconoscere fratellanze a chilometri
e sguardi che ti accelerino il battito,
se sapessimo abbattere il silenzio
quando è solo maschera vile
che non ti accresce, che non fiorisce,
se cancellassi il condizionale
da ogni intenzione e verso
avrei già preso il volo
sopra il precipizio.


25 Agosto 2017

Tuorlo


Galleggia il cranio
sullo specchio del cielo.
Sono uno, cerco ornamenti.
Ho una risposta che scorre
e parla, parlano i sassi
sul fondo del letto,
parlano i tuoi occhi
limpidi e sordi
in cui anestetizzo
i miei nervi tirati
e lascio andare la sfiducia.
Reciproca. Sconclusionata.
Così letale dentro
il labirinto del definito.
Liquido è il sogno e liquido è esserci.
Ci sei, ci sono, ci siamo
qui nel mezzo del marmo
e galleggiamo inscalfibili,
cadesse pure la montagna.
Giochi d'ombre i nomi.
Sotto lingua il calore del centro.


Varsi, 18 Agosto 2017

Amami in silenzio


Amami in silenzio.
Non spiccicare fiato.
Attaccati alla mia schiena
e sii patella e muschio
mentre io scorro nel mio letto
e ambisco ad esser goccia
che si spanda dentro il lago
del tuo occhio.
Ho un sasso sotto il piede,
lo schiaccio
fino a sentirmi dall'altra parte.
La risposta è nel tuffo.


Varsi, 7 Agosto 2017

Letture estive...


Letture estive
da fare ad alta voce
nell'intimo crepuscolo
al limitare della perversità
di un sogno oscuro
che si fa sibilo folle
tra la folla discreta
e le foglie timide nel muoversi
per paura di rompersi
e lasciare alla parola
il potere di farsi zanzara
affamata d'ogni goccia
segretamente rossa,
apertamente viva.


26 Luglio 2017

Geyser


Si dice non sappia esprimere
i propri sentimenti, o forse
lo fa in altro modo, per lo più
con maschere sbieche
frasi verticalizzate
effetti boomerang
o ancora, quel che prova
ribolle sotto cicatrici
e da qualche altra parte
esplodono inaspettati geyser
da cui bisogna stare riparati,
allontanarsi, magari pregare,
scendere a valle, godersi
i benefici delle acque termali.


22 Luglio 2017

Fluidità


Gli occhi si muovono
sulle cose che si muovono
sugli occhi che si muovono...
respiri, foglie, notizie
più o meno vere, amori
e giustificazioni, e non di rado
se non sei di marmo
anche nella sacca scrotale
è un feroce vorticare.


19 Luglio 2017

Ricordi d'infamia (sul Monte "anima in" Penna)


Superare i propri limiti:
se hai caldo abbi ancora piú caldo,
fino a disidratarti: inerpicarsi
a tutto sudore e gustarselo
con la lingua sulle labbra.

Lo vedi l'oceano?
Vabbeh, un piccolo oceano.

L'unica via di mezzo, per me:
fare la media di sensazioni estreme:
il nulla e il tutto.


6 Luglio 2017

Anello del Ventasso


Della bellezza, che non è mai troppa
anche quando mi buca gli occhi
che è l'unico modo che ha per salvarmi
dagli abissi. Giochi di ombre e luci
fra abeti bianchi e grandi faggi,
odori silvestri che dico: non si possono
"fotografare" anche questi?, spiazzi
nel bosco che spazzano la ragione
e gocciolo, e sale una fottuta voglia
di condividere ancora col fantasma
appiccicato alle ossa come resina,
il sublime e il selvaggio; e cosí è ogni
volta che provo sensazioni estreme.
(Anche se sei assente, ti arriverà
come punta di spillo nella fronte.)
Continuo a salire, sentieri ruvidi
che si buttano sul lato aspro,
miriadi d'insetti a far d'aureola:
avessi capelli, questo lieve vento
d'un lucido pomeriggio di Luglio
avrei già superato il Cristo trasfigurato,
che a proposito, passando in automobile
davanti a una chiesetta, poco prima,
la Madonna aveva le fattezze di un Budda
e in braccio il bimbo, ho scelto
di sorridere compiaciuto.
Insomma, nel quaderno sulla vetta
ho scritto: Paradiso.
Cosí trascinato da energie sacre
mi siedo a torso nudo, scalzo,
su un prato dolce giú dal crinale,
inizio la mia preghiera universale,
due farfalle alle mie spalle s'accoppiano,
finisco, non me ne accorgo e butto
il mio zaino sul loro stelo d'erba.
Merda. Vita, morte: restano avvitate
l'una all'altra in un ballo d'amorte...
non si staccano. Che significa?
Il solito dramma shakesperiano.
Con una sventolata d'asciugamano
provo a liberarle: ecco. Staccate.
Chi credevo viva con le ali piú rosse,
è morta, l'altra moribonda. Merda.
Cerco di perdonarmi e vado giù,
un'altra estasi, un altro spirito del bosco,
un faggio dalle mille mani intrecciato
ai suoi servili vicini, il sole ingoiato,
i raggi ragnatele appese.
Ringrazio. Il lago vibra
e s'innamora di sè, i pescatori lì
dal mattino lanciano qualche urlo
forse a contrastare la proverbiale
mutezza dei pesci, le campane
attaccate alle mucche si avvicinano
ch'entrano a mezza gamba in acqua,
la famigliola sul ponte le guarda,
le bestie si abbeverano e cagano,
fantastici spruzzi, il cane abbaia felice.
Supero la bucolica scena, mi metto
al quieto pascolo, mi metto al passo
fino alla sospirata prima sigaretta.


Parma, 5 Luglio 2017

Faccio le salite...


Faccio le salite
a spezzarmi il fiato
e il cuore
e poi adagiarmi
su note di tango
e poesie di sangue
sopra i sassi
sulle rive del lago
beato, a lenire
fosse anche per poco
o per sempre
la fatica del sentirmi
al posto sbagliato.


Parma, 2 Luglio 2017

Travalico il segno...


Travalico il segno
oltre il foglio
a stamparmi sul retro
del figlio giá vecchio,
giá sveglio dal sogno
che mi respira dentro.


Parma, 16 Giugno 2017

Spazi


Altro amore cade
aspro dalle mani
distillato d'albicocche nevrotiche
a riempire vuoti
esilii cardiaci
gabbie mobili.

Altro amore sale
che c'è sempre da buttarsi
a polverizzarci le ossa,
cosí galleggiare rotanti
attorno allo stesso punto
di rottura, di sutura.
Gli anelli di Saturno.


Parma, 16 Giugno 2017

Felina


Mia micia sintetica e dolente
fatta ormai più di fenobarbitale
che dei molti peli e vibrisse,
con queste novità d'affetto
canino e voli dal balcone
manco fossi un gabbiano
ma anche per questo giro
lungo un giorno, ti ho ritrovata
un po' sbucciata e zoppa
ancora più accaldata
ma dai, intera.
L'aver smesso di concentrarmi
sul suono dell'universo
ha riportato forze torbide
in catene sequenziali
di un disagio poco edificante
e non starò certo qui
ad elencare, che solo a nominarle
le cose poi hai capito bene
il potere di realizzarle.
Ed è stato così che ti ho spinta
ed è così che il cinismo
va seppellito in profondità
per lasciare affiorare la luce
da ogni briciola, ogni corpo,
da me stesso immerso
nel paradiso che io so.


13 Giugno 2017

Il parto


La solitudine mi ha scolpito
a sua immagine e mancanza
e le connessioni risultano falsate,
complicate, denti serrati,
poi in un modo o nell'altro
giunge il momento del parto
il momento in cui il seme
che spari si materializza
se non vuoi friggere pezzo
per pezzo. Il travaglio
sarà una piazza dilaniata,
un rovistare nella spazzatura,
il delirio di quel che sfugge all'identità,
ma il bimbo con l'alfabeto stampato
sul corpo, è nuovo,
non ha colpa,
ha viso che si apre
e mani di girasole.
Quel che eredita rimane,
sintesi di un sentire
che diventa onda fresca
dopo il deserto.
E mi porta nel mondo
prima di me.
Ci guardiamo un po'
la somiglianza ci sorride
e in una corsa divergente
ognuno conquista la propria
rinnovata promessa di fertilità.


11 Giugno 2017

Segni d'amore e disamore

a S.

Primo segno

E se fosse mare
a voler prendere il nostro cuore
cosa ne faremmo?
Seguiremmo il sogno
di un piccolo pescatore
che ha vinto un giocattolo
di legno e ne fa nave pirata
carica di un bottino immenso
come l'amore racchiuso in una parola
che materializza nel buio, il sole.



2/01/17 Camogli
-

Secondo segno

Al bordo del mare ci era facile
calcolare i millimetri tra noi
di vicinanza,
e ancora non bastavano
tanto era il volerci inglobare
l'un l'altro,
poi un'onda più grossa
e un poeta del posto
ci ha trascinato
e io prendevo carta e penna
e tu nuvola di Luna
avevi già capito tutto quanto.

3/01/17
-

Terzo segno

Sonno, leggero
portami lungo fili d'oro
ai piedi della mia Regina
io, cavaliere dai piedi di vetro,
non a sottomettermi
sì ad annunciare
che gli animali nel bosco
si sono svegliati
e l'orso ha voltato
l'ansa del torrente.
Quel che sboccia
agghinderà le stanze a festa
del Gran Palazzo,
e i bimbi già danzano
vorticando intorno agli occhi di lei:
con un gesto
ha rischiarato il sogno.

3/01/17
-

Quarto segno

Senti il ghiaccio pungente
di Gennaio?
E il peso degli occhi degli altri
sui nostri baci?
E' questo il prossimo passo,
il dissolvimento,
il sentirci noi ovunque e comunque.
Sia l'ardore
fonte d'ispirazione.
Sotto forma di vapore
respirerà il cuore.

4/01/17
-

Quinto segno

Un fulmine addomesticato
è pur sempre un fulmine...
rifornisce d'energia
migliaia di case
in cui persone non morranno
di freddo.
Certo non ci sarà più
la meraviglia sublime
dello spettacolo squarcia-aria
e la vibrazione che dirompe
e il bosco che brucia.
Allora ti metti le mani sul viso.
Un fulmine addomesticato
è pur sempre un fulmine.

5/01/17
-

Sesto segno

Mi siedo un attimo
e aspetto che passino gli ippogrifi.
Li ha inviati lei
e il messaggio dovrà essere
sicuramente ardente.
Dismetto i vestiti da lavoro,
indosso il volto dell'amante,
le mani pianificano
un'ascesi ai confini delle ombre.

7/01/17
-

Settimo segno

Tu che dove passi crei
e doni fiori di loto,
allo stesso modo
nel mio petto.
Tutto si apre.
Il mondo è una pieve illuminata
in cima al monte
dove le anime amate
vanno a riposarsi.

8/01/17
-

Ottavo segno

Facciam l'amore
e facciam poesia,
facciamo dell'amore, poesia,
poesia d'amore,
mentre ci amiamo
poesiamo...
mi tiri fuori il mare
così lascio schiuma d'onda
ovunque
e sorridi e t'inebri
come Sirena
che a sé ha catturato
il suo Ulisse.

10/01/17
-

Nono segno

Insieme ci addormentiamo
davanti a Lemony Snicket
e ci svegliamo col sole
che proietta le Alpi innevate:
Trasparenza
mostra quante puntate
ancora abbiamo della serie
dei nostri abbracci.
La connessione funziona benissimo.
Grazie.

14/01/17
-

Decimo segno

La meraviglia di essere io ad amare,
ad essere amato, una scheggia
di gioia inaspettata e ancor più
in grado di poterlo fare...
e ci penso e ogni volta è incredibile.
-Io. Io? Tu con me?
Tu meraviglia assoluta!-
Ancora divago di fronte all'entusiasmo
del ricevere, ma so di che pasta sei fatta,
di che forza lunare, che io mare salgo
attratto fino a diventarti cielo attorno.

15/01/17
-

Undicesimo segno

Schiocchi di baci dietro le quinte...
qualcuno fa una giravolta e diventa
Il mendicante senza memoria
sceso dallo Spazio
che lascia passare la ballerina zoppa
guardata di sottocchio
dal commesso dimesso
che s'inchina alla spocchia
della ricca nullafacente.
Il critico d'arte si mette in posa
e compete con le ambizioni
dell'attore attratto
dalle luci oltreoceano
ed è tutto una perdita di tempo
per la nevrotica Clotilde
ed è tutto amore per il poeta
dalle mani di cristallo...
quell'amore nascosto
che ci consuma.

24/01/17
-

Dodicesimo segno

Avevo un getto di fuoco
fra le mani
da lanciare fra il tuo cuore
e farne torcia per le nostre notti
e i dis-astri: cieli senza stelle.
Ed è ancora qui,
dietro questa teca di silenzio
a lasciar la tua stanchezza
esser dolce,
ritrovandoci alla sorgente.

7/02/17
-

Tredicesimo segno

Sul tuo pallore e gli occhi velati
navigo lento come Rompighiacci
che fa Crack immensi, rimbombanti
per l'aria vuota intorno
e ritorno con spiragli di Primavera
fra le mani, raggi di sole
catturati da legarti intorno al collo,
catene d'amore a cui aggrapparti
se senti sotto i piedi il crollo.
Sono qui, non mi muovo,
non mollo, ammorbidisco se cadi,
pavimento di petali,
e risorgi mia Donna fra le donne
in una densa nube di note profonde
profumi nuovi, gesti quotidiani
di bel silenzio bollenti.

8 Marzo 2017
-

Quattordicesimo segno

E si spaccano le nuvole
sul tuo dolore da condire
sempre e solo d'amore.

1/04/17
-

Quindicesimo segno

Mi lascio andare all'amore
e sento quanto sia più potente
di ogni pensiero, ogni strascico,
ogni amputazione.
Anche ora che non ci sei
e ci sei comunque
-come il sole, come la grazia
delle tue mani da cui escono
fiori di loto- io sono io
e doso parole gementi
di spropositata bellezza,
la stessa dell'anima
a cui attingono, forza
esplosiva che distrugge
ciò che è distruttivo
e si prende la libertà
di essere libero sopra
i liquami soporiferi dell'annullamento.
Perchè ogni abbraccio
sia solo un abbraccio
che nulla chiede
ma che risponde folle
di vibrazioni, di onde,
lacrime di gioia.
Le domande son finite,
è tempo di vivere
con gli occhi pieni di incanto.
E mai ci manchi la poesia.
Riscoprirci nuovi: la neve
ogni volta che cade.

4/04/17
-

Sedicesimo segno

Anima dai bordi bruciati
arràmpicati per i vuoti
del tuo esserti adagiata
e lo sai che ogni passo
dev'essere determinato,
sangue nella roccia.
Mentre laggiù si fa la guerra
non ti sei gettata nella mischia
a difendere il lupo dal cerbiatto.
Allora ambisci a scalare
per ricordarti che l'amore
è bellissimo riflesso nella fossa
e foss'anche che ci lasci le ossa
in questo bosco, il cuore
avrà messo su gli artigli.
Lungo qualsiasi sentiero
arriva, cima che sia,
anima dai bordi infuocati.

9/04/2017
-

Diciassettesimo segno

Primavera,
lasci gocce di sangue
per terra, le porte sbattute
in faccia al tuo amore.
Sboccia comunque, anche dolorante,
che se c'era da costruire, crescere,
affrontare, lo farai da sola,
per chi vorrà cogliere l'effluvio
del tuo ardire, per chi si farà
inghiottire dal vortice di polline,
per chi saprà condividere fino
in fondo, senza la presuntuosa
paura di inconsistere,
chè mano nella mano,
ramo intrecciato a ramo,
sorrisi e mugolii,
anche la morte diventa un fiore.

19/04/17
-

Diciottesimo segno

Cos'avete uccellini da cantare tanto
alle quattro del mattino?
Siete graffi sul vetro
al secondo piano!
L'incubo che mi sveglia
ogni notte a strapparmi il cuore
per farvi il nido.

1/05/17
-

Diciannovesimo segno

Ogni tanto i tuoi occhi
s'illuminano allo specchio
posto in fondo a una grotta
dell'oceano; eccoti intero.
Così tremano vene
crollano muri
esplodono paure.
Si splancano le porte della ricezione.
Nel disastro, il sentiero.
L'incubo si scioglie.
Il mattino torna a essere mattino.

5/05/17
-

Ventesimo segno

Ho fatto poesia o burla
Di molto e molto altro ancora
Faró, a volermi moltiplicare
Tramite il suono in parola
E disintegrazione di senso
Per ritrovarmi fulminato
Allo specchio, uomo
E particella, astro
E vortice bulimico.
Quel giorno l'occhio
Non piú ha permesso
Che nemmeno una briciola
Di luce sfuggisse, cosí
La mano sul tuo petto
S'é fatto carnivoro fiore.
Finito il suo pasto,
Appassito.

23/05/17
-

Ventunesimo segno

Ci rivolteremo di continuo nelle lenzuola
In attesa di una mano che plachi il cuore,
I flussi di irrequietezza tra le sinapsi
Fino a trovare il ritmo giusto, la battuta
Sull'accordo semplice, senza sincopi...
Lo sguardo magico, specchio muto,
Sentiero di montagna, lungo
Il sogno liquido di trasparenza.
Scavallare, giungere al tremendo
Abbraccio, fusi in un unico mare,
Tempesta, morte della morte.
Lieve galleggiare nel cielo
Il mattino. Le armi per terra.

26/05/17
-

Ventiduesimo segno

Bruciano le vene fino alla foce,
alla sorgente, il lago di lava
che precede ogni mossa.
Ogni fottuta ragione.
Esplode ancora il grido
nel silenzio, si fa occhio
di leone, mano che strappa
La pelle, pietra incisa su cui
Splende violento un nome.
Il nome. La sua grazia folle
Consuma i vivi, grati
Di essersi superati,
Avvicinati al sole,
Alla notte profonda,
Al senso del viaggio
Infinito che accompagna
Ogni cosa. Ora rinchiudetemi
Col mio amore in una scatola
Dalle pareti azzurre e un pavimento
Di bosco, così che i verbi
Si spengano, liberi d'esser
Soltanto immagini riflesse
Di altre immagini, di altre immagini,
Di altre immagini... il cadavere
Dell'ego, la dolcezza di un bacio
fra i seni, la veritá feroce
Di una poesia scritta all'alba.

29/05/17
-

Ventitreesimo segno

Allora una vocina storta
Scende prima di sognarti
A dirmi: "Smetti di scrivere
Se vuoi dimenticare"
Ma che diritto ho io
Di spegnere il punto più caldo
Della mia anima? Di amputazioni
Ne ho subite e la penna
resta pur sempre
l'áncora di salvezza,
la bacchetta magica
che distende le ali.
Quindi scelgo di sputare inchiostro,
Digitare caratteri,
sia pure da fiamme e graffi,
in qualsiasi modo e stile,
che sian favole o invettive.
Vengano incomprensioni,
Indifferenze o applausi,
Ridano pure i demoni di pietra,
Ma che sempre mi avvolga
La musica a trascinarmi
In lunghi sospiri, dove ti vedo
Ballare nei prati e poi chinarmi
A baciarti i piedi, atto
Totale d'amore, la parte
Più bassa e sporca della vita
Diventa rugiada. L'eco
Di un pianoforte, l'uscita
Di scena, uno sguardo
Tra gli sguardi, il sapere
Di esser salvi.

30/05/17
-

Ventiquattresimo segno

Esplode un meteorite
Sul cielo d'Emilia
ma non me ne accorgo,
E m'interesso di ciò
Che non importa.
I segni dell'apocalisse
Li riconosco in altro:
La mia gatta che si contorce
L'ironia che si fa scherno,
schermo
Le risposte non date
Quelle non ricevute
O peggio, non comprese
Il senso di sospeso
che é soprattutto autosospensione
La mancanza di sintesi
che spesso basterebbe un sol bacio
o perché no, uno schiaffo.

31/05/17
-

Venticinquesimo segno

Quando son nato avevo trentasei anni
E ho imparato che i gatti
Per quanto ci provino
Non sanno volare
Che gli umani invece costruiscono
E talvolta si pérdono
Nelle proprie costruzioni
Poi non si perdonano.
Quando son nato avevo trentasei sogni
E tanto caldo, e tanta voglia
Di leccare pelli sudate
E di battere il ritmo
Su ció che mi capitava
Poi fuggire
Sbattere veritá
Per poterle rompere
Scrivere e aggiungere
Sale alla noia
Nascondermi nel primo vagito.
Quando son nato avevo trentasei bestemmie
Una più colorata dell'altra
Che in fondo l'arcobaleno
É un sorriso amaro del cielo
Dopo un litigio tra forze immense
E allora mi chiedevo
Quando son nato
Cosa avessi conservato al mio tempo
Se non il sangue disceso
Dalla rabbia di mia madre.
Quando son nato avevo trentasei occhi
Con cui osservare e meravigliarmi
Delle trentasei costellazioni
Che io stesso ho disegnato
Ancor prima d'esser nato
Mentre scalciavo stelle
Nel grembo siderale,
E sempre ambisco
A lasciarmi cullare.

5/06/17
-

Ventiseiesimo segno

Non ho mai desiderato
Esser considerata bella
Non necessariamente,
Mi basta tenere un respiro
Di sorriso, un graffio
geniale nell'atto che mette
Su carta lo svolgersi
Dei mondi ulteriori
Strappando alla follia
Ogni sua stupida pretesa
Di annullamento, come
Le premure asfissianti
Come i doveri quotidiani.
Non dico certo di no
All'amore, ma lo apro
Come fiore rivolto
In miliardi di raggi
Allo spazio intorno
Ai sensi che s'invischiano.
Potevamo sopravviverci
Anima bella
A ogni legno di traverso
Tra le nostre pulsioni
E smorfie d'incomprensione,
Tra intense canzoni
E qualche attimo bruciato
Nella paura che libertá svanisse
Nel polline di Marzo,
Che sin troppo veloci
O troppo lenti i tuoi movimenti,
Mai un po' di tregua, fosse
Per dare aria all'entusiasmo
Così tappato,
O contemplarci a distanza
E amplificarci oniricamente.
Ti faccio ballare tra le mie parole
Nude e di terra e di foglie
E so che il tuo cuore
Ancora strappato, tornerá
A sciogliersi una volta
Disincantato dal mio sguardo
Di Medusa, mentre io libro
Su una corda e aspetto
Segni tra le nubi di passaggio
Che completino il quadro
Di un padre buono
Abbracciato alla sua bimba
Su un prato, alla sorgente.
T'invito leggero
A stringermi la mano.

6/06/17
-

Ventisettesimo segno

Sará tutto questo vento
A condurci
Abbracciandoci da dietro
Per le strade che rimbombano
Di finestre zoppicanti,
A cercare una risposta
Che non avremo mai
E la luna colta in flagrante
Si nasconde turchese
Dopo aver mangiato
I suoi nottambuli figli
Silenziosi e pazzi di desiderio
Occhi ululanti
Fianchi stanchi
Testa sbandata
Sigarette atterrite
L'agonia di una gioia
Che si strascica.
Il battito del sangue:
Litania violenta di
Dove sei
Dove sei
Dove cazzo sei.

8/06/17
-

Ventottesimo segno

Schiacci i tasti affamato
di terminare questo esperimento
di riversamento social
applicando poche correzioni
che talvolta fan piú danni quelle
che la prima intenzione.
Certo hai un progetto
improvvisato e di getto
come a volerti consumare
nell'ultima stanchezza
e dici "Non esser prolisso"
che mica é facile.
Mica é facile interessare.
La gente deve mangiare.
Cosí io digiuno. Di Giugno.
Non per chissá che:
il frigo è vuoto
e lo stipendio deve arrivare.
Con un pizzico di pigrizia,
perenne compagna fedele.
Mi prende fra le braccia
e nel crepuscolo mi porta
tra le primitive divinitá
che ridendo e burlandosi
si fan fuori come nemmeno
nel peggiore dei reality,
o giunge Prometeo
a bruciarli definitivamente.
Insomma, resto al di lá della soglia
a sollazzarmi con le visioni
che di qua il mio prossimo
personaggio giá m'ha promesso
essere un manichino
in mezzo al mare
e zero propensioni
ad umane fusioni. Effusioni.
Misera maschera,
ti affoghi sin da subito
il mio silenzio.

8/06/17
-

Ventinovesimo segno

Come mi piacerebbe saper non essere
attratto da ciò che mi respinge
come canta Niccolò che tanto
mi accompagna così delicato
e spolpante in certi viaggi
ma com'è che mi fai così male
nelle ginocchia
dietro gli occhi
come fossi stato per te davvero
un incidente di percorso
che ha spezzato un albero
indipendente da qualsiasi causa...
non è possibile
e mi vien da dire che ci abbiam perso
entrambi, per un'esclusione
senza possibilità di replica,
per delle intuizioni
-perchè non sbagliate?
perchè non frutto della tua di paura?-
che han proiettato
immagini al di là della possibilità
di cambiamento. Assassinio.
Qualcuno disse che eravamo sprecati
divisi, e ci ho creduto
e poi ho iniziato a tremare...
ci fosse ancora il mare
sapessi ancora rassicurarti
fissandoti tra le braccia
e lasciarti al tuo volo,
al mio,
al crollare delle colpe
dalle cupole di dolore.
Si capisce quanto poco ancora
ci si capisca, e le parole, come vedi,
sbavano sempre più.

9/06/17
-

Trentesimo segno

Così ci si confonde facilmente
e si sovrappongono situazioni
come fossero fotogrammi
di un film in cui il protagonista
si dimentica di andarsela a riprendere
e lei a passo veloce va
e indossa un abito nuovo
per passi di danza da ripetere.
Con un uomo imprudente.
Foss'anche lo stesso di prima
fosse pure, ci si confonde.

9/06/17
-

Trentunesimo segno

Ho ripreso ogni cosa con occhio
mimetico:
Angoli nascosti dove vivono
gli amanti
Custodie di strumenti piene
di fogli illeggibili
Lettere appassionate lanciate fuori
dal finestrino
Gesti di mani sudate per litigi
contro i muri
Espressioni e trucchi, labbra viola
e palpebre bagnate
Messinscene di sogno per bambini
eterni
Gambe avvitate e sessi connessi
empaticamente
Voli di farfalle fatate, ombre
sulla schiena, libri affilati...
Ho ripreso ogni cosa:
non certo i miei regali
non certo la tua forma.

9/06/17
-

Trentaduesimo segno

Divento mai folle completamente
se alla sera affacciato al balcone
case, alberi, nuvole colorate
di tramonto, lei, il cinguettare,
lo strusciarsi della gatta,
il ticchettare di qualcuno al computer,
le bombe nelle piazze,
lo starnazzare delle campagne elettorali,
lei, lo sguardo offeso di mia mamma,
il salutarsi degli anziani, i clacson,
l'odore di carne alla griglia, lei,
la sigla del telegiornale, la prima
stella il flauto la chitarra lei
gli inchini finali gli applausi
lei noi lei lei lei...

9/06/17
-

Trentatreesimo segno

Declina la mente e non tornare
sul già dato, sull'indifferenza,
scivola nel cielo di burro,
prendi le ore per disegnare
un paesaggio d'aria serena,
getta d'un fiato:
scarica. svuotati,
segna il passaggio,
arricchisci di baci la malinconia
e diventa quel che sei
fogliolina verde
scintilla del cuore
fucilata al tempo
muto cantore
poesia dedicata.


9/06/17