Dis-astro:
disarcionato dalle stelle
Stritolato al centro
e nulla che lenisca
Una catena di occhi belli
Il guinzaglio verso il Limbo
Alcun castello savio, salvifico
L'eterna castrazione
Parma, 15 Febbraio 2012
Graffi sui vetri
Graffi sui vetri
bufera di ghiaccio a spine
ascensionali per le strade
nel petto, dietro gli occhi
uno scoppio, spettro di gas
fuoco fatuo, l'amore
dalle mani mancate
alla tua bocca, rimorsa...
Desistenza biscia tra i pori
Pace senza battito
Ragnatela nel pozzo...
Parma, 18 Gennaio e 10 Febbraio 2012
bufera di ghiaccio a spine
ascensionali per le strade
nel petto, dietro gli occhi
uno scoppio, spettro di gas
fuoco fatuo, l'amore
dalle mani mancate
alla tua bocca, rimorsa...
Desistenza biscia tra i pori
Pace senza battito
Ragnatela nel pozzo...
Parma, 18 Gennaio e 10 Febbraio 2012
L'addio
Qui, giù per le tue scapole
scalfisco parole esatte
(ora ardono gli occhi,
spie sul cruscotto spalancate)
Dimentica, Notte! per una volta
Il fiato criptico del disamore...
Spezzata in sé, Croce
Sbra-nato il concepito
Io
Parma, 22-24 Dicembre 2011
scalfisco parole esatte
(ora ardono gli occhi,
spie sul cruscotto spalancate)
Dimentica, Notte! per una volta
Il fiato criptico del disamore...
Spezzata in sé, Croce
Sbra-nato il concepito
Io
Parma, 22-24 Dicembre 2011
Polvere
Schiena
mai smetti l'attesa
Questi granelli di nebbia
che ci abitano
Noi, sempre più sfocati
Parma, 2 Dicembre 2011
spudorata pRosa
Cosa c'entra? Che se ti amo
è alle lacrime, fino a riderne...
il passato incagliato non può
occludere il sorgere di altre strade,
come luce di un giorno d'Aprile
intrattenibile, e sì, lo dico io
che sai cos'ho rischiato col mio buio,
quanto ho raschiato, carni e colpe,
e poi se "Io è un altro", altro siamo Noi,
così di quell'inferno posso smettere
di non perdonarmi il gelo rappreso
nelle mani, posso smettere l'autocommiserazione
dell'incapacità a muovermi,
per tenere gli occhi aperti su te
a cui non voglio dare lezioni,
a cui voglio solo darmi ancor prima del mai
-come dev'essere stato?-.
E sia che metta in conto l'assenza, la fuga,
il rifiuto, e sia che tutto e ancora TUTTO,
si rivolga contro, ma è qui più in basso
che sfocia il calore, la poesia che porta
alla trasfigurazione del buco
in un cuore. E continuo a ripetermi:
-la caduta degli Dei si è consumata
nella testa- e rimane il così meravigliosamente
imperfetto, il termine di paragone: l'Uomo,
quello più bello, quello che ha il suono
dalla parte della vita, ristretta fino al Cosmo.
Gli altri sian pure fottuti, bestemmiati,
non sono uomini e mai lo sono stati
coi loro volti ghignanti a far che Terra
fosse merce di porco in porco.
Allora s'imparino canzoni
da baciarci quando cadono
le sere, sui lati del fosso
l'ondata d'amore ci sommerga.
(seguono e precedono carte da decifrare)
Parma, 22 Novembre 2011
Una cosa minuscola, come il cuore
per un attimo tremibile
in abbraccio lacrimato
(e potessi cose che mai a nessuno,
che mai, chiuse a mille mandate,
da una così piccola porta ascose)
e ricordare spasimi di vino
un tram sopravvissuto
poi cicatrici, dormirci a lato
Parma, 20/21 Novembre 2011
Cornice
hanno preso la scia di un binario
vertebrale, risalito fino al centro
per avvicinare le mani al bel viso
un centimetro dal colpo, un soffio
che nessun contatto incise
decise come fottere il tempo,
quel minimo spazio fatto apnea
e dall'apnea cruda la solita spina
su cui caduta è la grazia di un bacio
dipinto colla nebbia. A ogni freddo
la sua infinita domanda morta
Parma, 17 Novembre 2011
L'ultimo p(r)ezzo
ché ogni (s)volt-a(, lo )s-sai(,)
cost(ol)a passarla se non sì liscia
a fior di lisca: fiordo(a)eliso
da aurore viola(te) a evitar sf(r)ace(l)li
Parma, 7/8 Novembre 2011
Cielemoto
-Mi ami-lano o mila-no?-
Giro dita nel succulento piatto
vuoto, ho problemi di digestione:
più digiuno meno affamo e
parlami pure che io svengo
perdo sangue dalle penne:
Nuvole sui palazzi crollano
Tramontana i capelli inonda
Sole nel petto: un rimbombo
(ho tanto freddo anche se è estate)
Parma, 12 Ottobre 2011
Fade out
Ho il pensiero di te: brucia.
Il mai che mi sei, importa:
la routine russa delle schivate: tocchi
disegnati sotto palpebra, microfoni
vergini delle sincerità più crude, come:
ora, dimmelo ora se mi vuoi lì
come ti voglio. Oppure: no.
Le finte di cuore, il mio che cade
e cade: si rimanda, si rimorde,
le ri-morti mangiano le vene,
comprendi: marcio è lo stagno.
Dicono: stai calmo:
lo sono, male ma lo ero già.
Ha stridori la città: infine strino.
Possono le distanze essere così atroci?
Ancora più fuori, colori...
Parma, 3-9 Ottobre 2011
L'appeso
alla gogna, che qui anche gli alberi
son catene, rimbombi i nomi.
Ma non sai dove portarmi,
come riconoscere lo sguardo perso
da parole d'amore infuriate contro
elettrodomestici. Infilami le dita
nella presa allora, programma
le centrifughe, orbita lo zapping
degli umori, connettimi ad applicazioni
che sfasino l'immagine per l'etere.
Niente rimanga del mistificante mistico,
Mefisto, me fisso appeso al foglio,
se non la condanna.
Parma, 13 Settembre 2011
Imparare a leggere
se quello che sono: -Non sono-?
Se suono sogno, sbaglio,
alimento lo sbadiglio
E ti accorgi di questo nevrotico ripetermi
E ti accorgi di questo nevrotico ripetermi
che non lascia scie colorate?
Una volta la parola chiave era Ghiaccio
, ghiaccio. G H I A C C I O
E poi cerchi la forma? Che vedi è
già cerchiata a mo(n)do nella somma
o una formula comune, lo specchietto
patetico che ti ho messo di fronte
Parma, 7 Settembre 2011
Ponte
Un chiodo spezzato sotto il piede
Impantanato piangi le parti divise
Le piogge accese di sera
Automobili borbottano il tuo digiuno
Ti tocchi il naso con la matita che vibra
Materia che sfibra
Cancelli il punto
Il piombo, il suo equilibrio
Lo sguardo, riverberato stupro
Parma, 4 Settembre 2011
Ventidue Agosto Duemilaundici
e ciò che lo nega
sono spalmato
come foschia, abuso d'impotenza
nel cielo combusto. L'orizzonte,
chilometri e chilometri di pornografia.
Ci fossero alberi - denti contro
cui raschiare l'incendio
capovolto.
Parma, 22 Agosto 2011
Capirai
Pensavi mi salvassi? Sai, sono il primo
a darsi, circuitando le prestazioni, svilite,
svitate. Il piacere se viene è un attimo
e la strada per il sospirato annullamento
deviata, allora si continua a coltivare
la mancanza, quella di un cuore da accudire,
portarlo fuori a fare i bisogni. Fuori.
Dentro il brodo rimasto a bollire.
Capirai, il crollo del capitalismo
arriva tardi, eravamo già nati
rovinati, i segni palesi, l'esistenza
dell'altro solo un altro modo
per stringere la propria, a forza
di richieste dai pori slabbrati, le asimmetriche
voglie a offendere l'unico senso
buono del gesto, a fendere il niente
che gronda dalle bottiglie, dai polsi.
Capirai, il rifiuto, frutto della marcescenza
da vendere al più fragile offerente, ferito.
Ciò che viene poi (verso spezzato)
è autocensura, perlopiù.
Parma, 8 e 14-15 Agosto 2011
Lettera al mare
Amor di poesia
"Vai con chi vuoi"
te lo dirò mai
assunto l'assurdo che mi sei
e le pietre che ti hanno lapidato
il cuore a far di esso pietra.
"Vai con chi ti vuole"
a nutrir di sconcezze sublimi
il mito della Storia,
la sua staccata monotonia estesa
e le onde che ne fan Memoria
come fotografie che creano un profilo
e ragioni di fede ai marinai:
un porto che sia, in fondo vale l'altro.
E pur potrà accadere
scorgere tra le acque una bottiglia,
in sè la mia pelle -capitata,
capitolante, capitolo chiuso-,
messaggio per vascelli fantasma:
"Amnesie maestose,
con le vostre fiocine
asportatemi la faccia,
vessillo fossile
all'amor di poesia"
Parma, 4 Agosto 2011
Fullscreen loser
ai margini della notte? notte rivoltata
fra rare notifiche e stati di non connessione,
parole sbucciate, ritratti
in videocompilation, appesi agli stipiti
occhi bianchi, cieca astinenza,
crolli immutati, secolari
cortecce incise senza dita.
La volontà castrata
ben rappresentata dall'autolesionismo
consolidato fino a esser residenza,
osceno come squarci di risate
a massacrar le stelle
cadenti nei dimenticatoi
a senso unico, dopo l'ennesimo sogno,
il primo, dove ti rincorro nei corridoi
deserti di una biblioteca infinita,
torrida, ai limiti del rogo,
e ancora lì scrutarci dagli spazi
sotto le pagine sfogliate
mentre la pelle traspira pudore
che se non è amore fossero ettolitri
versati nelle bocche ingorde
per frantumazioni inenarrabili, crepe orride della terra,
non più risvegli col muschio sulle palpebre
e un roteare di canzoni d'addio dichiarato
utili ad alimentare il mordersi la lingua,
le labbra, che non percorrono dal fondo
il tuo sterno su, per puntellamenti precisi
all'ossessione -sesso e ossa-, all'altra
fossa depositarsi, posarsi
per l'ultimo breve, lentissimo tragitto:
la gola fino al mento. Non mento:
non so, non ti so.
Parma, 3 Agosto 2011
Insolazione
Gocce piovute da un albergo senz'amore
Lontana lei che si è abbandonata. Alla merda
e poi la tenia.
(Ex-amanti puttaneggiano competendo
ammiccamenti d'assalto dei fuori sede
Ardore d'inserimento
Il rassicurante mondo per psicopatici
in carriera dell'indierland milanese.
Destinazione: Africa orientale)
Volevo cancellare queste nuvole
e gustare il suono della lotta, lottando
col pensiero in mansarda,
a bauli chiusi.
Non conviene a nessuno la sincerità
cavata come schiuma inevitabile
del mare mosso implasticato.
Sarà un tango col coltello tra i denti
prima di addormentarmi sulla pelle ustionata.
Quale sonno sconsiderato, sbarrato
Tentacoli serviti all'ultima pulsione
Una lingua la sua cicatrice
Quale sonno tradotto in urla
o quelle degl'infanti, commestibili.
Camogli, Romito Magra, Parma
29 , 30 e 31 Luglio 2011
Così lontano, così vicino
Sta a lui decidere se allontanarlo per non più bruciarsi e così tornare a visionare gli uomini; o muoversi verso la fonte, al respiro, il sangue in poesia che combatte per il messaggio di luce.
Oppure, l'immobilità nel sale.
Parma, 2 Luglio 2011
Verso Franz K.
una camera, specchio d'ombra, trappole
circumnavigabili, non solvibili
ombre negli specchi
infinite insonnie, una sola narcolessia...
allergia da contatto vivo, a meno che
singhiozzo
-Amami Milena! Traduci, vestimi-
lama che traccia un ponte, arco di voce
sottratta ai doni orfici
invenzioni le costellazioni ma ci si aggrappa
come i deliri passati, da risparmiarmi...
-dove la raccogli tutta questa malinconia?-
ti venero, ora finalmente chiusi i punti,
la tessera premi, spremitura,
malattia trasmissibile via grafema
mentre le mosche cupide rosolano al vento
prima delle otto zampe,
è l'Estate avvelenata.
Parma, 19 Giugno 2011
Composizione tangenziale
Oasi a triangolo color
erba della dimenticanza,
fiori gialli sparsi e altri
bassi serbatoi di moltiplicazione,
qualche sacchetto qua e là
avanzata magia della specie,
quattro frecce d'emergenti
voglie risucchiose in crescendo,
camion che contropelo ruggono,
raso sole in bottiglie scollate.
Parma, 5 Aprile 2011
Masticanza
M'incontri per caso - se la strada
non si squarcia nel mentre, lascia
la bocca esser prigione ai blablà e hihihì
L'unico gesto d'amor che mi puoi:
fottere violentemente, di più,
più tosto, oppure la solita finzione
La lontananza delle immagini trasmesse
di bombe su dittature e di troiai editoriali
e devastazioni ed è propaganda di Stato-quo
che non guarda... buttami per terra invece
battendo col tuo sangue, contro le pareti
grattugiare fino a far dimenticar di me(no?)
Aprire l'occhio impastato colla palpebra
d'un Polifermo che stupido è solleticare,
strappalo giù di trave e via a mare
poi qualcosa tornerà come sorpresa
perchè anche tu ardi d'esser presa
morsa sotto nuca (sì, i gatti), lacrima
ove il mal di mondo v'è racchiuso
e tramite papille roteanti saperlo
l'uomo, solo, al metabolismo infuso
Parma, 25 Marzo 2011
Atomica Limbica Luna
Albeggia una Luna
indicibile di gravidanza
innescante il principio
del circo dello Zodiaco,
lo zoo di Dio
a corna sparate su
Tre-poli girati,
nuclei che tremano.
Parma, 20 Marzo 2011
Temporale di Primavera, maledetta
Al riflesso nascosta nel finestrino
fiorita coi pilastri diluviati in prima linea
(trincee lungo i corpi questi sguardi)
cola il suo nasino
e non posso nemmeno pregare
affinché smetta
quel vociferare nello slabbrato telefonino
(non torna indietro, si accumula ritardo)
a nulla vale preoccuparsi
(se ho fame?- proprio non capisci
che ho il bisturi dalla parte dell'inchiostro
oh ri-verso in me!)
sprechi sinapsi
(abbiamo vino?- ti chiedo poi
togliendoti al premio Campiello 2004)
Milano-Parma, 19 Marzo 2011
Fruscio
Non importa, non importiamo
e nemmeno importuneremmo.
Implodiamo.
Al minimo fruscio
implodiamo,
e fosse almeno felino
per quel taglio egizio,
il contatto col magnetico
inconoscibile
da spingere nel sasso
il fantasma che le mani
s'è fottuto,
a me che piacciono dita
abbastanza lunghe
per scivolare su tasti
e farla godere da una parte
a lato, da qui a dove,
lo svisceramento
del cosmo
Parma, 27 Febbraio 2011
Nemmeno più un barlume
Nemmeno più un barlume
di voce
se posi l'orecchio
sulla bocca del pozzo
"Addosso,
mi muoio adesso"
non ha avuto lacrime da bere
non ha tracciato strade su corpi
non ha ceduto gli sguardi
ha rifiutato le viole
arse
Nella gola la terra del fondo
Parma, 26 Febbraio 2011
White room
Che ti divori la noia, come leopardi
affamati la mattina
nella giungla di clacson in panne
o in festa per vecchie dagli occhi neri
metastasi ai piedi
i loro panni da immolare
Hai mai urlato abbastanza
da sentirla
con te nudo
sulla cima più alta?
scomporla...
in acido piombo
e affilate notti alla fine
le occhiaie dei santi
erezioni estinte
e se di quelle quattro sigarette
te ne fossi tenuto una, per una volta
ci avessi creduto, magari lei...
(il bagno è freddo più del letto
la bottiglia non molla un battito)
dio come moriamo
amore
da qualche parte
Parma, 15 Febbraio 2011
Vacche magre
Ora che non è che la sua stessa ombra
-digiuni che prosciugano le ossa,
i "nonostante" che non le disse,
alcun meritarsi l'amore-
può estinguersi
liberamente
Espiri nelle nebbie
Il dubbio resta su quale vestito
listare il lutto
Parma, 14 Febbraio 2011
Fair play
Gli spettatori del calcio se ne fregano
degli abbandoni
in miseria
di chi non ha palle da far sudare
ma porte in faccia
cuori espulsi
Osano accennare a un'òla
Parma, 13 Febbraio 2011
Oracolo
I semafori cantano
la litania dei no
e "non la vedrai"...
camion infiammabili
gli fanno il pelo.
In salotto a camino spento
uno Schiele si frantuma
sui tasti del pianoforte.
Lo sputtanamento è totale.
Parma, 12 Febbraio 2011
Bachi da sera
Crisalidizzare
(Te
Me)
in poesia
mossa a pena.
Bisbigliarsi al volo
nel precipitar delle stanze.
Avessimo labbra vicine
per rami da bruciare.
Parma, 11 Febbraio 2011
Voce
stessi zitta, stessi zitta ancora
più di quanto riverberi
le mie prigioni
sarei lì a leccarti da terra
e assolverei i giudici
dalle condanne fatate,
folklore le stragi
scavo insenature nei corpi
sbalzati dal carro carnascialesco...
esseri cannibali, calibani...
feste del sangue, movimenti
slabbrati,
un ultimo grido
prima della moda
Parma, 9 Febbraio 2011
Pizza-express
Amore lontanissimo, più delle statue,
hai la faccia che si macera,
sia fatta la tua nolontà...
rimarrà il pensiero triste, fossile
in atmosfera tra la magra luna
e gli errori di rotta, l'ennesima volta...
le sigarette fumate
per disprezzo di sé, altissimo
Manca la forza, il sospiro fatale
da compiersi prima dell'inizio giro
nelle corsie degli ospedali,
chissà quale il letto della resa
"...scopra pure, ché la possa irriconoscere
definitivamente"
a passi falsi ho ballato
il canto delle sirene
Testa matta, nostalgia nei sogni,
scena spudorata di un abbraccio
dato al telefono chiuso, lacrime chiodate
e occhi crocifissi... tutto questo
è sempre e solo piccolo guadagno,
un fare consegne a domicilio
divorando con gusto la strada...
qualcuno lascia la mancia
gli altri non hanno fatto la guerra
Parma, 7/8 Febbraio 2011
Fili sulle strade
Mentre interpreti, dunque fingi
-"finta è questa Primavera che fa
godere del girare senza guanti"-
che sia grave ogni respiro
gravido del germe eterno
prima e poi l'incidente vitale,
succede per strada una quiete
dove i palazzi dagli opposti lati
si lanciano sguardi d'amore
da perderti d'imbarazzo commosso.
Solo i baci sanno spogliare l'anima
e anche se il debito le sopravviverà
stendi le palpebre ad asciugare,
il finale vien da sè.
Parma, 6 Febbraio 2011
Quello che vogliono
In tensione se mi graffiavo
pur di piangere in qualche modo,
l'agilità del criceto chiuso nella ruota-
poi dare senso a tutto pur di togliere
ossigeno al salice
e perdere la vista al bordo.
Le parole continuano a fare quello che vogliono
e niente ho spiegato davvero. Le parole:
quello che gli altri vogliono.
Le rughe del corpo nel buio
mentre la sua assenza stride
e poco mi offenderebbe se...
poco importa, il quark
è più grande di me.
Consolazioni e crimini spesi a peso di grumo
se non raccontati a chi ne farebbe strage...
orripilante è solo lo specchio;
nemmeno le flotte batteriche! le nostre
si coalizzerebbero per quali sorprese.
Non salto dalla sedia,
giro l'angolo dove hanno apparecchiato
di fretta la carcassa logorroica
"non tagliarti, non tagliarti più!
solo io posso succhiare il puro rimasto"
e mi eclisserò dietro la gente mentre
vedrò che dalla balbuzie si può guarire
ma già tacevo.
Dalle bugie, dagli anelli regali -
regalàti
la fuga non tiene.
Parma, 3 Febbraio 2011
Il mio amore
Così la vittoria
è di chi dedica e dimentica.
-MDA
Lo senti questo scrosciar violento
delle cascate in orizzontale?
senza gravità vorrei dire
se gli angeli offrissero
mani da afferrare e
meno puntini di
alienazione
(inesistenza. cosa combatterai dunque?
la sua immobilità? la normalità
dietro le strascicate contraddizioni
di un ergastolano?
oggi i nomi sono sordi
e ci si rivolta dentro le parentesi)
Parma, 2 Febbraio 2011
Esagelo
Asfissiare in totale assenza d'equilibrio
Peso d'amor(fo)
"Qualcuno m'ha dato del surreale
eppur'implodo"
Se ti sapessi ti assaporerei
ma il Vuoto ha in me le sue radici
Parma, 31 Gennaio 2011
Calcare
I palchi son tanto piccoli
o poco siam capaci di concentrare
l'inconsistenza, (de)vasta la bufera...
basta un qualsiasi incidente
a far crollare le dighe
trattenute, a contaminare il golfo.
I filtri limitano il fluire
dei rubinetti sulla pelle
pur pulita e così sfalsata.
Ogni giorno un pensiero regredisce
dall'immagine mentre niente dà più senso
ai denti che un bel calcio di rovescio.
Còlmati fra le sue intermittenze.
Parma, 29 Gennaio 2011
Occhio di vuoto
Blocco tagliato.
Participio remorto
al pulviscolo controsole.
L'eterno non detto
appeso ai punti. Ai ponti.
Il gesto è amputazione.
Appena un miagolio incrina
l'incanto, la fissità
che tracima nel vetro.
Parma, 25 Gennaio 2011
Melancolia
L'ombra nel deserto
all'ora di punta attraversa
il viso del bimbo spettinato
con le foglie in riva al sogno
"Sfiorisca la bella strega
se sfuggente l'appassisse"
Una mela ogni pianto
Parma, 23 Gennaio 2011
Apro la finestra e parole...
Apro la finestra e parole
come bestiole strusciarsi
nell'erba ghiaccia e cicatrici
sulle braccia mute bisciando
aprir le bocche
a risucchiar la notte.
Parma,
un'alba di uno dei primi dì
di Gennaio 2011
The dark side of the Station
Sotto la rete di nebbia
in metallo, disossati occhi.
Passeggeri ciechi d'un'alba
d'amore in siccità -così
assente la sorgente sanguigna!-,
sì la città proceda gli usuali
suoi fischi per niente fiacchi.
Croci stilizzate sospese su
tram-atizzati vortici...
tentativi di scompisciarle:
strobospecchi e labirinti al neon;
Puk, il folletto evaso di telefono;
overdose d'intralci televisivi;
parole esploste come strazi:
il cuore negli atomi di Dalì.
Prima che il treno parta
mai più si riperda al peso
di attimi piombati, se vero fosse
tutto in concorso per l'oblio.
Milano -> Parma, 14 Gennaio 2011
Me meno Me
(non) sto.
pura virtualità.
virtù delle ali.
sia tutto virtualità:
simalati, dissimili,
simulacri.
e tu, il tuo sogno:
il fondo della tomba.
il tombino per la fogna
in cui tuffarmi. truffarmi
con Graziani dalle cuffie
che di grazia dà lezioni.
Parma, 9 Gennaio 2011
In memoria d'Italia
Beata sia la fine che brucia
quella carogna di donna ancor
da farsi: già svenduto ha il fior
dei sfinteri e la pulita faccia.
Beata sia la fine che brucia
risvegli intronati dall'odor
vinoso fra lenzuola d'amor
arruffato fatto carta straccia.
Seppie rimaste per il litorale
ad assalir le sue stanche vene
smaniando magre di rigenerare
ossa consunte da cellule piene
-macere d'ogni intruglio letale-
di tristi vite felici in catene.
Parma, 31 Dicembre 2010
quella carogna di donna ancor
da farsi: già svenduto ha il fior
dei sfinteri e la pulita faccia.
Beata sia la fine che brucia
risvegli intronati dall'odor
vinoso fra lenzuola d'amor
arruffato fatto carta straccia.
Seppie rimaste per il litorale
ad assalir le sue stanche vene
smaniando magre di rigenerare
ossa consunte da cellule piene
-macere d'ogni intruglio letale-
di tristi vite felici in catene.
Parma, 31 Dicembre 2010
compilation "Beata sia la fine che brucia(il 2010)":
L'abbandono
ho le lacrime agli occhi
e mi dispiace lasciarti
ma
ho le lacrime agli occhi
fisse
che non scendono
vetro insicuro
nebbia balbettante
scure sulla nuca.
13 Dicembre 2010
e mi dispiace lasciarti
ma
ho le lacrime agli occhi
fisse
che non scendono
vetro insicuro
nebbia balbettante
scure sulla nuca.
13 Dicembre 2010
Ricettario di futili pensieri
Non pensare agli uomini
pensa a me,
pensami qualche volta
le altre cercami.
Pensa che il male è destinato a estinguersi
e all'infinita varietà di proiettili inesplosi.
Pensa ai tramonti su altri pianeti
e ai dopoguerra dei loro abitanti.
Pensa a quel cantante che prima di sparare
pensa e agli ammazzati perchè hanno cantato.
Pensa a ciò che accadrebbe se lo facessimo
davvero mentre le torte si fanno da sè.
Pensa un po' quello che vuoi
tanto non ci sei e penso a te
soprattutto perchè non ci sei
e penso a quello che penserai di me.
Parma, 18 Ottobre 2010.
pensa a me,
pensami qualche volta
le altre cercami.
Pensa che il male è destinato a estinguersi
e all'infinita varietà di proiettili inesplosi.
Pensa ai tramonti su altri pianeti
e ai dopoguerra dei loro abitanti.
Pensa a quel cantante che prima di sparare
pensa e agli ammazzati perchè hanno cantato.
Pensa a ciò che accadrebbe se lo facessimo
davvero mentre le torte si fanno da sè.
Pensa un po' quello che vuoi
tanto non ci sei e penso a te
soprattutto perchè non ci sei
e penso a quello che penserai di me.
Parma, 18 Ottobre 2010.
Icaro all'Inferno
quando ci s'invola!
Tanto niente è esistito
che questa felicità,
finchè la cera dura
Quanto è duro
il rientro dall'ingenuità
per scoprire che il bello lasciato
ti lascia al risucchio dell'imperdono,
parete infernale di colati cuori
Roma-Parma, 16(18) Ottobre 2010
La marea nera
Ci allontaniamo dalla barca
piena di noi
per vederci annegare
in un giorno speciale.
Son venuti a dirci
"Anche oggi i cancelli restano chiusi"
che non attraverseremo più
per lavorare di fantasia:
i nostri corpi e qualche segreto.
Se è vero che non sapevi
dei miei movimenti in periferia,
mi hai seguito lo stesso
mi hai sollevato, ti ho seguita!
poi in mezzo a tutto, il chiodo.
I pesci ci sputeranno quando
il sapore li avrà convinti
che indigesta è la sfiducia,
che della nostra pelle valeva
farne vela, prendere il largo,
aspettare il tramonto a sedarci
con la brezza nei sospiri.
Parma, 12 Ottobre 2010.
piena di noi
per vederci annegare
in un giorno speciale.
Son venuti a dirci
"Anche oggi i cancelli restano chiusi"
che non attraverseremo più
per lavorare di fantasia:
i nostri corpi e qualche segreto.
Se è vero che non sapevi
dei miei movimenti in periferia,
mi hai seguito lo stesso
mi hai sollevato, ti ho seguita!
poi in mezzo a tutto, il chiodo.
I pesci ci sputeranno quando
il sapore li avrà convinti
che indigesta è la sfiducia,
che della nostra pelle valeva
farne vela, prendere il largo,
aspettare il tramonto a sedarci
con la brezza nei sospiri.
Parma, 12 Ottobre 2010.
Ognuno parli per sé
Quel che rimane dell'amore
è laido fluido: le iridi aride
di speranze che lacrime percorrono
come riflesso di fotografia -
non più esistenza,
ricordo nell'incubo reale.
Ed essere capaci di insorgere
da sotto il vento sempre più violento
col rosso delle foglie nelle mani,
e mani e fogli tornino a scoparsi!
Già lo sapevi l'amore nuovo...
ti chiama dalla strada, le piazze,
palazzi un giorno innocenti.
Parma, 11 Ottobre 2010
suggestionato dal primo verso de
La mareggiata del'66
dei Non voglio che Clara.
è laido fluido: le iridi aride
di speranze che lacrime percorrono
come riflesso di fotografia -
non più esistenza,
ricordo nell'incubo reale.
Ed essere capaci di insorgere
da sotto il vento sempre più violento
col rosso delle foglie nelle mani,
e mani e fogli tornino a scoparsi!
Già lo sapevi l'amore nuovo...
ti chiama dalla strada, le piazze,
palazzi un giorno innocenti.
Parma, 11 Ottobre 2010
suggestionato dal primo verso de
La mareggiata del'66
dei Non voglio che Clara.
I notturbini
Netturbini presi male
fan saltare cassoni
coi sogni in essi riversi.
Nessuna unità antiterrorismo.
Parma, 20 Settembre 2010
fan saltare cassoni
coi sogni in essi riversi.
Nessuna unità antiterrorismo.
Parma, 20 Settembre 2010
Coda
Dir di te senza nominarti
è starti vicino senza parteciparti
delle mie arditezze (non per proteggerti
ma protegger me da cosa?),
arditezze di sogno che nel sogno
si consumano, ti esplodono.
Ed è tutto un circumnavigarti a vele
stracciate, un toccarti e toccar le mie mani
sudate, fissar le tue molli movenze
e negare di aver'occhi. Occhi bruciati.
E so l'insensatezza del cane rabbioso
vorticante sul proprio tormento,
e schiuma e latra e non ha memoria,
sì una sua dignità che niente rinfaccia.
Parma, 15 Giugno 2010.
è starti vicino senza parteciparti
delle mie arditezze (non per proteggerti
ma protegger me da cosa?),
arditezze di sogno che nel sogno
si consumano, ti esplodono.
Ed è tutto un circumnavigarti a vele
stracciate, un toccarti e toccar le mie mani
sudate, fissar le tue molli movenze
e negare di aver'occhi. Occhi bruciati.
E so l'insensatezza del cane rabbioso
vorticante sul proprio tormento,
e schiuma e latra e non ha memoria,
sì una sua dignità che niente rinfaccia.
Parma, 15 Giugno 2010.
Sotto coperta
"Così preziosa
ti coglierei solo
per strapparti dall'abisso"
le direbbe soffiando
bocca sopra conchiglia
un po' più che bonaccia
ma tra il volere e il dire
strati di cera incrostata
e non uno stoppino
così penna la corsara
è a disancorare quello che
avrebbe detto puntando
il segno costellato
nell'albore primaverile
senza timoni di traverso
Parma, 24-25 Marzo 2010
ti coglierei solo
per strapparti dall'abisso"
le direbbe soffiando
bocca sopra conchiglia
un po' più che bonaccia
ma tra il volere e il dire
strati di cera incrostata
e non uno stoppino
così penna la corsara
è a disancorare quello che
avrebbe detto puntando
il segno costellato
nell'albore primaverile
senza timoni di traverso
Parma, 24-25 Marzo 2010
Decreto
Rétina offuscata, giorni lontani,
indicibile il mio modo di sentirti.
Straccio un pezzo di stoffa
sulle corde degli strazi.
Pizzicata arpa apre la notte,
alle unghie ti disincarna.
-Come puoi essermi intensa
se di fronte ti vive una bugia?-
Il sonno della ragione genera speranze
da cui zero scampi - dannazione!
l'aria si fa simmetria
eccessiva.
Mi decreto il diritto d'infrangere
l'incrocio di un semaforo rosso
perchè rosso è il suo colore,
rosso! Rischio e passo.
Parma, 13 Marzo 2010.
indicibile il mio modo di sentirti.
Straccio un pezzo di stoffa
sulle corde degli strazi.
Pizzicata arpa apre la notte,
alle unghie ti disincarna.
-Come puoi essermi intensa
se di fronte ti vive una bugia?-
Il sonno della ragione genera speranze
da cui zero scampi - dannazione!
l'aria si fa simmetria
eccessiva.
Mi decreto il diritto d'infrangere
l'incrocio di un semaforo rosso
perchè rosso è il suo colore,
rosso! Rischio e passo.
Parma, 13 Marzo 2010.
Reading
"Questi nervi strangolano l'anima.
Primordiale desiderio represso.
Vuoto d'impotenza che divora."
Versi come d'adolescenza chiusa
nell'egocentrografia esistenziale,
a ciclici fiotti la penna sfiatano.
Mai Dante sarebbe scivolato
in tali sabbie per esprimere
la grandezza del suo conflitto,
e io vanitoso stupido fiero
delle castigate emozioni: scimmiette
da far piroettare al circo di paese.
Quante liriche senza coraggio,
smusicate, spade da passeggio...
a chi diavolo vuoi che scavino?
Ridicola merda, tacila quindi
e onora Pavese, che al termine
del suo emistichio, a freddo, si spezzò.
Parma, 24 Febbraio (e 17 Aprile) 2010
Primordiale desiderio represso.
Vuoto d'impotenza che divora."
Versi come d'adolescenza chiusa
nell'egocentrografia esistenziale,
a ciclici fiotti la penna sfiatano.
Mai Dante sarebbe scivolato
in tali sabbie per esprimere
la grandezza del suo conflitto,
e io vanitoso stupido fiero
delle castigate emozioni: scimmiette
da far piroettare al circo di paese.
Quante liriche senza coraggio,
smusicate, spade da passeggio...
a chi diavolo vuoi che scavino?
Ridicola merda, tacila quindi
e onora Pavese, che al termine
del suo emistichio, a freddo, si spezzò.
Parma, 24 Febbraio (e 17 Aprile) 2010
Anello
Apertamente chiuso
chiedo perdite
come vittorie implicite
di cui cuore gode il conto
e non trovarti contro
l'infinito di me spiegato
rigurgito, prolisso spasmo
serratamente aperto
che è così tanto
violento assalto
da annegare legati
negandosi a fondo
chiedo perdite
come vittorie implicite
di cui cuore gode il conto
e non trovarti contro
l'infinito di me spiegato
rigurgito, prolisso spasmo
serratamente aperto
che è così tanto
violento assalto
da annegare legati
negandosi a fondo
postuma(na)mente a Y.
Parma, 1 Giugno 2009 (e 30 Gennaio 2010)
Parma, 1 Giugno 2009 (e 30 Gennaio 2010)
Rosagra del deserto
agli exmigrati di Rosarno
Agrumi strappati dal petto
aperto al sole dicembrino
che se scalda è per inerzia,
come le nostre mani dolenti:
nel fango del sonno nostalgia
serrano staccano spremono.
Gocce acide dagli occhi al risveglio
rubato. Poco a parte è rimasto:
terra fredda nel petto aperto,
terra nostra ma non nostra.
Sudore che dalle cosce piove
a rinnovare il rito di fertilità
come dono natalizio a voi
portato. A voi frutta, guadagno
e il sentire di pensarsi migliori:
più che uomini, meno di Dio, Voi.
Un Dio mutilato alla fine dei sei
giorni. Il settimo ancora presenti
a farvi da fanti cavalli giullari
e giù di bastoni di spade di picche!
Il fuoco di chi ha alzato la testa,
dopo tutto, contro l'avida regina
che della luce solo il nero conosce:
steso lutto sulla vostra povertà.
Disprezzato negro e rinnegato
quando da padre-schiavo si fa
figlio-ribelle; natura che affiora.
Stravolta natura, l'ombra che scende
a ingoiarsi l'agnello; ogni volta
degl'innocenti la fuga, la strage.
Forse destino, sicuro tiranno;
e deserto. Una rosa di vergogna.
Parma, 14 e 15 Gennaio 2010.
Agrumi strappati dal petto
aperto al sole dicembrino
che se scalda è per inerzia,
come le nostre mani dolenti:
nel fango del sonno nostalgia
serrano staccano spremono.
Gocce acide dagli occhi al risveglio
rubato. Poco a parte è rimasto:
terra fredda nel petto aperto,
terra nostra ma non nostra.
Sudore che dalle cosce piove
a rinnovare il rito di fertilità
come dono natalizio a voi
portato. A voi frutta, guadagno
e il sentire di pensarsi migliori:
più che uomini, meno di Dio, Voi.
Un Dio mutilato alla fine dei sei
giorni. Il settimo ancora presenti
a farvi da fanti cavalli giullari
e giù di bastoni di spade di picche!
Il fuoco di chi ha alzato la testa,
dopo tutto, contro l'avida regina
che della luce solo il nero conosce:
steso lutto sulla vostra povertà.
Disprezzato negro e rinnegato
quando da padre-schiavo si fa
figlio-ribelle; natura che affiora.
Stravolta natura, l'ombra che scende
a ingoiarsi l'agnello; ogni volta
degl'innocenti la fuga, la strage.
Forse destino, sicuro tiranno;
e deserto. Una rosa di vergogna.
Parma, 14 e 15 Gennaio 2010.
Aracnofollia
"L'occasione fa l'uomo ragno"
Pippo Franco
Pippo Franco
Pioviamo dal cielo
lasciandoci scivolare
giù pei nostri sputi,
fulmini di seta.
Apri l'ombrello
per proteggerti?
Veleno cola dai bordi,
ne soffochi.
O resti a braccia aperte
con quella voglia di pulizia
che spoglia pelle e lingua
da bende e sarcofagi.
Così cadiamo goccia a goccia...
ulteriore piaga biblica
su corpi privilegiati
per elezione di frode:
investitura di odierni
cavalieri-faraoni
dall'incontenibile ronzio
d'insetto. Sinfonia nutriente
il loro scricchiolio terminale.
Spettri cangianti nella tela,
stupefacenti riflessi;
il sole che fa squarcio.
Infuocata nube terracquea
fra raggomitolamenti
e fusione d'orgasmi.
Nessuna sfida agli Dei
pietrificati da amore
non più corrisposto.
Parma, 8 e 9 Dicembre 2009.
Rapina a mano amata
Svolgere il proprio compito
fino in fondo
porta inevitabilmente
al crimine.
L'averti creduta mia
a titolo d'esempio:
tuo dono d'addio
una frode nel caveau
dell'anima, di lingotti
depositati come garanzia
per la nostra infelicità.
Mai richiedere interessi.
Parma, 7 Dicembre 2009
fino in fondo
porta inevitabilmente
al crimine.
L'averti creduta mia
a titolo d'esempio:
tuo dono d'addio
una frode nel caveau
dell'anima, di lingotti
depositati come garanzia
per la nostra infelicità.
Mai richiedere interessi.
Parma, 7 Dicembre 2009
Figli
Paura di essere padri
a quali obbrobri ambulanti
ch'a malapena parleranno
per suoni ascensionali
e allergici agli abbracci,
solo abbracci a pagamento.
Parma, 26 Luglio 2009
a quali obbrobri ambulanti
ch'a malapena parleranno
per suoni ascensionali
e allergici agli abbracci,
solo abbracci a pagamento.
Parma, 26 Luglio 2009
L'attimo prima
L'attimo prima della poesia
Sul taglio del tovagliolo sporco
alla fine del lauto pasto
imbevuto fino alla sinfonia dei sensi
Tra le pieghe delle lenzuola
sfatte da sbattere al vento
come il fiero gesto consumato
All'incrocio di strade fumose
e rotonde perpetuate dall'ordine folle
che a sè stringe senza alcun suono dolce
Sospeso sulla lotta vissuta
verso un immaginato cambiamento
per l'uomo in bilico sul pianeta
e così cada come incudine
a pestare ogni convenzione
fin dentro l'oceano.
La morbida risacca
sgretola al riflesso
del tramonto africano.
Parma, 26 Giugno 2009

foto di Alessandra Renda
Sul taglio del tovagliolo sporco
alla fine del lauto pasto
imbevuto fino alla sinfonia dei sensi
Tra le pieghe delle lenzuola
sfatte da sbattere al vento
come il fiero gesto consumato
All'incrocio di strade fumose
e rotonde perpetuate dall'ordine folle
che a sè stringe senza alcun suono dolce
Sospeso sulla lotta vissuta
verso un immaginato cambiamento
per l'uomo in bilico sul pianeta
e così cada come incudine
a pestare ogni convenzione
fin dentro l'oceano.
La morbida risacca
sgretola al riflesso
del tramonto africano.
Parma, 26 Giugno 2009

foto di Alessandra Renda
Disamistà
Amici
vi disconosco
uno ad uno
fino all'ultimo
non perchè peggiori
nemmeno migliori
è una deformazione
del mio apparato ricettivo
e zero buon senso
e ancore di assestamento
arrugginite
in fondo al mare
che tutto l'amore
fin qui ucciso...
mani sulla bocca
teneratroce
Parma, 23 Giugno 2009
A grani
sarà questo maggio
a rendermi - arrendersi -
l'assenza della mia pienezza
a legger versi d'altri
belli da dire ad amarli
diramati nelle vene
troppe sperse volte
avvolte su spire sparse
di caustica incapacità
scoperte come ho le mani
così indietro da corpi
sgregati eppur certi
per me certo che non afferro
non afferro! un pezzo di pane
almeno raffermo
Parma, 9 Maggio 2009
a rendermi - arrendersi -
l'assenza della mia pienezza
a legger versi d'altri
belli da dire ad amarli
diramati nelle vene
troppe sperse volte
avvolte su spire sparse
di caustica incapacità
scoperte come ho le mani
così indietro da corpi
sgregati eppur certi
per me certo che non afferro
non afferro! un pezzo di pane
almeno raffermo
Parma, 9 Maggio 2009
Amore amaro
Pulizie di casa
senza te tra i piedi
che vorresti il caffè.
Silente una nuvola
di fumo nella camera
da letto. Incenerito.
Apri la finestra
quando torni. C'è
un bacino sul davanzale.
Parma, 15 Aprile 2009
senza te tra i piedi
che vorresti il caffè.
Silente una nuvola
di fumo nella camera
da letto. Incenerito.
Apri la finestra
quando torni. C'è
un bacino sul davanzale.
Parma, 15 Aprile 2009
Immagine
La poesia è una bestemmia;
la bestemmia della poesia
contro il dio dei confini morti
maglie di nylon, strangolano
inventori di forme dell'ignoto
a farne propria immagine...
se innalzata a Istituto Sacro
bestemmia contro l'umanità
così ogni altra fantasia
è stata condannata
Anubi testa di cane.
Ganesha l'elefante che piange
sul latte versato,
del maiale invece
non si butta via niente,
le setole d'oro di Gullinbursti
men che mai.
Gesù l'agnello sacrificale
messo in croce e risorto
secondo le Scritture;
Giuda si è impiccato,
non sapeva Leggere.
Kama, Eros, Venere,
oggi è vietato amare
quindi
a mia somiglianza la tua assenza,
la tua assenza è una bestemmia
come la mia ritrosia.
Ti creo con rabbia,
fino a scagliarti;
isterici frammenti di vetro
schizzati nella pelle
a specchiare facce cadute
da un cielo imbalsamato
chiedono rispetto
in doppio petto
per le loro blasfemie,
io per le mie
Parma, 11 Aprile 2009
la bestemmia della poesia
contro il dio dei confini morti
maglie di nylon, strangolano
inventori di forme dell'ignoto
a farne propria immagine...
se innalzata a Istituto Sacro
bestemmia contro l'umanità
così ogni altra fantasia
è stata condannata
Anubi testa di cane.
Ganesha l'elefante che piange
sul latte versato,
del maiale invece
non si butta via niente,
le setole d'oro di Gullinbursti
men che mai.
Gesù l'agnello sacrificale
messo in croce e risorto
secondo le Scritture;
Giuda si è impiccato,
non sapeva Leggere.
Kama, Eros, Venere,
oggi è vietato amare
quindi
a mia somiglianza la tua assenza,
la tua assenza è una bestemmia
come la mia ritrosia.
Ti creo con rabbia,
fino a scagliarti;
isterici frammenti di vetro
schizzati nella pelle
a specchiare facce cadute
da un cielo imbalsamato
chiedono rispetto
in doppio petto
per le loro blasfemie,
io per le mie
Parma, 11 Aprile 2009
Notturno
Vorrei leggessi senza capire.
Senza illuderti di scovare il tesoro
in fondo alla ferita, che oggi
i santi hanno smesso di valere;
nemmeno più volano le aureole
delle lucciole tra i melograni
e le mani delle rosse contadine
Ma noi, immobili, a cosa serviamo?
Io con le strane soavi sensazioni
di morte che riesco a intrappolare
nel sommesso, poi risorto spavento
di riflesso, dopo aver vagato
a lungo, sotto assedio, attraverso
il gemito delle neonate foglie
Tu ti lasci appena sorridere
per un attimo dentro l'occhiata
lanciata furtiva già bastata
a riempire di quiete la tempesta
dei giorni d'abbandoni a venire.
Le tenebre fischiano; a tempo
flessuosi, si muovono i lampioni
Parma, 31 Marzo 2009
Senza illuderti di scovare il tesoro
in fondo alla ferita, che oggi
i santi hanno smesso di valere;
nemmeno più volano le aureole
delle lucciole tra i melograni
e le mani delle rosse contadine
Ma noi, immobili, a cosa serviamo?
Io con le strane soavi sensazioni
di morte che riesco a intrappolare
nel sommesso, poi risorto spavento
di riflesso, dopo aver vagato
a lungo, sotto assedio, attraverso
il gemito delle neonate foglie
Tu ti lasci appena sorridere
per un attimo dentro l'occhiata
lanciata furtiva già bastata
a riempire di quiete la tempesta
dei giorni d'abbandoni a venire.
Le tenebre fischiano; a tempo
flessuosi, si muovono i lampioni
Parma, 31 Marzo 2009
Chopin contro il Potere
Musica che sostiene Messaggio
Canzone
Messaggio che suggerisce Musica
Poesia
Musica che soffoca Messaggio
Suicidio per masturbazione
Messaggio che tiene sotto calcagno Musica
Verso delirante seduto in trono
Musica e Messaggio fusi assieme
Innamoramento nello sguardo,
quel Notturno incastonato
Parma, 28 Marzo 2009
Canzone
Messaggio che suggerisce Musica
Poesia
Musica che soffoca Messaggio
Suicidio per masturbazione
Messaggio che tiene sotto calcagno Musica
Verso delirante seduto in trono
Musica e Messaggio fusi assieme
Innamoramento nello sguardo,
quel Notturno incastonato
Parma, 28 Marzo 2009
Sua madre
Sentirti sorridere sul mio petto
-ma sei lontana
forse inesistente-
per evaporare
questa paura di sognare
stanotte
quella mano gelida
ad angolo cavo
come gli occhi di lei
di un dolore ultraterreno
così per lui
e su di me presto da lei
precipitato.
Domande come il merito
di averla riportata a terra
abbracciandola
i suoi baci
nessun merito
solo luna piena
troppo piena
stasera.
Parma, 10 Marzo 2009
-ma sei lontana
forse inesistente-
per evaporare
questa paura di sognare
stanotte
quella mano gelida
ad angolo cavo
come gli occhi di lei
di un dolore ultraterreno
così per lui
e su di me presto da lei
precipitato.
Domande come il merito
di averla riportata a terra
abbracciandola
i suoi baci
nessun merito
solo luna piena
troppo piena
stasera.
Parma, 10 Marzo 2009
Scatto
La tua bianca voglia
di essere scopata
si arpiona
vertebra dopo vertebra
su per la mia schiena
arriva alla nuca,
sudata voglia
a denti ficcati nel labbro.
Scatto.
Mi si gela la fronte
si bloccano le mani
-cosa succede?-
e crampi all'addome
secca la bocca
si sgretola il mio corpo
-cosa succede?-
precipita la voglia
nel nero baratro
che non sai.
Piange un solo occhio.
Parma, 2 Marzo 2009
di essere scopata
si arpiona
vertebra dopo vertebra
su per la mia schiena
arriva alla nuca,
sudata voglia
a denti ficcati nel labbro.
Scatto.
Mi si gela la fronte
si bloccano le mani
-cosa succede?-
e crampi all'addome
secca la bocca
si sgretola il mio corpo
-cosa succede?-
precipita la voglia
nel nero baratro
che non sai.
Piange un solo occhio.
Parma, 2 Marzo 2009
Cesare era etero
per togliervi il pensiero,
credo soprattutto fosse libero
in fondo ai begli sguardi
di tornare presto sul sentiero
delle struggenti inspiegate negazioni
Cesare era altro
da quel che ci si aspettava
quando ogni atto violento
contro il suo momento
quando il forte vento
schiaffeggiava il bavero sul volto
Cesare era etero
perchè diverso nel sorriso
regalato agli estranei
sottratto ai confidenti
desiderosi di spigliatezza
da immortalare in fotografia
Cesare era altro:
scaltro nel fuggire sbieco,
districarsi dall'aria bollente
sulle guance, da quel sesso
immesso nell'ordinario
svolgersi di vite a devastargli
la delicata intimità
Cesare è sparito
e più non so
se non d'amore, cristallo.
sul treno Parma-Bologna e ritorno
22-23 Febbraio 2009,
e Parma 25 Febbraio 2009
Zeitun
Mi chiamano bimbo
costretto a stare appeso
alla mamma così fredda, ferma,
-capelli sfuggenti dal velo arreso-
che ho smesso la fame, il sonno,
senza il fresco pane pieno
delle sue mani; la sua voce
m'inseguiva, accompagnava
fino al letto ora rotto.
Tutto rotto il tetto,
dei fratelli il pianto,
il richiamo del muezzin, del mare
il profumo, i vicoli dove correre,
le bancarelle del paese offeso,
i giochi, il sole, la sua pancia.
Non sento più niente...
e mi chiamano bimbo.
Parma, 11 Gennaio 2009
-
Cos'è successo a Zeitun?
-
SIDUN - Fabrizio De Andrè (da Mixer, 1984)
costretto a stare appeso
alla mamma così fredda, ferma,
-capelli sfuggenti dal velo arreso-
che ho smesso la fame, il sonno,
senza il fresco pane pieno
delle sue mani; la sua voce
m'inseguiva, accompagnava
fino al letto ora rotto.
Tutto rotto il tetto,
dei fratelli il pianto,
il richiamo del muezzin, del mare
il profumo, i vicoli dove correre,
le bancarelle del paese offeso,
i giochi, il sole, la sua pancia.
Non sento più niente...
e mi chiamano bimbo.
Parma, 11 Gennaio 2009
-
Cos'è successo a Zeitun?
-
SIDUN - Fabrizio De Andrè (da Mixer, 1984)
Invocazione di Neonatale
tra il carrarmato e il bue!
la Tua nuova incompresa rabbia
contro più opulenti templi
tronizzate divinità
confini di lingotti
disparità senza vergogna,
pronti a saltare in aria.
Dolce sdegnata
Madonna della Crisi Mondiale
stringiLo a Te, l'incesto che Ti compete:
rendilo consapevole del Suo urlo represso
estrailo con tenaglie
-quei chiodi, quella croce ormai marcita-
che il veleno scorra
a riempire mari, crani, nazioni.
Suo Spirito che fluttui
tra foglie e fiocchi
di neve e catrame,
insinuati negli occhi
di questa gente che aspetta
niente,
che il benessere l'ha plagiata, illusa, condannata
a spalleggiare l'imperdonabile.
Padre,
ti abbiamo perso.
Ora tutto si compia
per com'è, com'era scritto.
Parma, 25 Dicembre 2008
(...e poi tu, che rendi tutto,
lo spirito del Natale
che non più sentivo,
così reale...)
Rabbia
La Rabbia s'insinua come agopuntura
nasce da tutto ciò che confligge lo spirito
diventa altare su cui sacrificarsi.
Si abbisogna di una nuova rabbia per tornare ad essere autentici partigiani
Rabbia diversa che aumenti con la pressione opposta
e basta piegarsi con le mani! su quale coscienza?
Prima della rivoluzione partire
o rimanerne imbrogliati per sempre
gli anni 60 infatti
pensando a Pasolini Bertolucci Bianciardi...
2008
Le notizie a favore del potere
che ancora vuole reinventarsi
succhiando fino all'ultima goccia
quel che di dignitoso rimaneva
negli occhi della gente
chi si difende è condannato
chi lancia scarpe contro l'invasore
chi nel suo integralismo religioso
è più carnale dell'integralismo monetario
che ha i capelli a posto
è ancora lì la frontiera
attraversarla
...
e la rabbia inespressa che aliena
il mio isolamento agro
la mia rabbia sotto l'alluvione
che scava dentro, cosa rimane?
temo per la volontà
sperando in una totale disfatta
a questo punto
dovrei partire
dovremmo
imparare a fare a meno
dei nostri gingilli
di una cultura quantitativa
quando già sappiamo
cosa fare
rinunciare al loro natale
la frontiera: chi ha quel niente
per cui vivere e lotta ed ha tutto,
forse poi tornare, forse parlare,
forse un sorriso fresco
un esercizio in levare
levare
levare
preistoria
nudità
ed essere sinceri
non più retorici
elitari
nel dire io e te...
ricaduto nel sogno
invece troppa sporcizia;
nessun conciliante finale.
Parma, 15 Dicembre 2008
nasce da tutto ciò che confligge lo spirito
diventa altare su cui sacrificarsi.
Si abbisogna di una nuova rabbia per tornare ad essere autentici partigiani
Rabbia diversa che aumenti con la pressione opposta
e basta piegarsi con le mani! su quale coscienza?
Prima della rivoluzione partire
o rimanerne imbrogliati per sempre
gli anni 60 infatti
pensando a Pasolini Bertolucci Bianciardi...
2008
Le notizie a favore del potere
che ancora vuole reinventarsi
succhiando fino all'ultima goccia
quel che di dignitoso rimaneva
negli occhi della gente
chi si difende è condannato
chi lancia scarpe contro l'invasore
chi nel suo integralismo religioso
è più carnale dell'integralismo monetario
che ha i capelli a posto
è ancora lì la frontiera
attraversarla
...
e la rabbia inespressa che aliena
il mio isolamento agro
la mia rabbia sotto l'alluvione
che scava dentro, cosa rimane?
temo per la volontà
sperando in una totale disfatta
a questo punto
dovrei partire
dovremmo
imparare a fare a meno
dei nostri gingilli
di una cultura quantitativa
quando già sappiamo
cosa fare
rinunciare al loro natale
la frontiera: chi ha quel niente
per cui vivere e lotta ed ha tutto,
forse poi tornare, forse parlare,
forse un sorriso fresco
un esercizio in levare
levare
levare
preistoria
nudità
ed essere sinceri
non più retorici
elitari
nel dire io e te...
ricaduto nel sogno
invece troppa sporcizia;
nessun conciliante finale.
Parma, 15 Dicembre 2008
nonostante
saprei come piangere
ma mi trattengo
la pietra trema
in fondo al pensiero
la sensazione di sconfitta
e non si sta poi cosi' peggio
se ho smesso di dare valore ai sogni
la sterilità dalla pigrizia del gesto
un immagine da coltivare
la voglia di sentirti pulsare
rivivere l'errore per la prima volta
tragedia impossibile
chiedersi una fine che non basta mai
Parma, 10 Dicembre 2008
ma mi trattengo
la pietra trema
in fondo al pensiero
la sensazione di sconfitta
e non si sta poi cosi' peggio
se ho smesso di dare valore ai sogni
la sterilità dalla pigrizia del gesto
un immagine da coltivare
la voglia di sentirti pulsare
rivivere l'errore per la prima volta
tragedia impossibile
chiedersi una fine che non basta mai
Parma, 10 Dicembre 2008
Tentato testamento
Un movimento che non scuote
nemmeno un pelo di cerbiatto
questo piatto ficcato
dentro il petto
ci vuole tempo per digerire
il grasso,
lo scarto del ministro
se non è una metafora
molto ci stanca.
E' difficile raccomandarsi al testamento!
in fondo neanche poesia
(sento un gemellaggio fra lei e la forma sonora del mio nome,
non me)
sa trarre conseguenze
sgretolando false verità,
anche se fosse.
Vi lascio una lista della spesa già effettuata scritta su un post-it giallo accartocciato nella tasca sinistra della giacca di lana peruviana,
quella colorata col cappuccio lungo,
proprio.
Meglio:
la sensazione che una volta c'è stata veramente.
Parma, 5 Dicembre 2008
nemmeno un pelo di cerbiatto
questo piatto ficcato
dentro il petto
ci vuole tempo per digerire
il grasso,
lo scarto del ministro
se non è una metafora
molto ci stanca.
E' difficile raccomandarsi al testamento!
in fondo neanche poesia
(sento un gemellaggio fra lei e la forma sonora del mio nome,
non me)
sa trarre conseguenze
sgretolando false verità,
anche se fosse.
Vi lascio una lista della spesa già effettuata scritta su un post-it giallo accartocciato nella tasca sinistra della giacca di lana peruviana,
quella colorata col cappuccio lungo,
proprio.
Meglio:
la sensazione che una volta c'è stata veramente.
Parma, 5 Dicembre 2008
Avamposti d'Occidente
Dalle nostre barche alle vostre celle
il salto è compiuto, facile d'assurdo.
In mare semi-aperto c'è ossessione,
neanche lì si gode dell'orizzonte:
proiettili di striscio, e la Striscia assediata.
Così il silenzio ingombrante per la terra attorno,
sulla pazzia, sul vostro possedere ovunque,
che ai pesci viene voglia di gridare,
ai pesci! ...a questi scafi sfasciati,
ai vetri conficcati nella carne.
Dalle nostre barche ai vostri cessi,
legato, le beffe, le minacce,
nemmeno gl'insetti involontari complici,
nemmeno il Presidente in viaggio per ringraziarvi
di cotanto carnefice vittimismo,
nulla che intacchi, tutto che rafforza
il lato sensibile del vissuto
che non potrete mai sbranare.
Nella disperazione ho trovato occhi,
odori, mani, lettere sulla pelle.
Nella miseria ho amato come...
tanto non sapete, digrignate.
con la voce di Vittorio
per lo stato sionista
Parma, 25 Novembre 2008
il salto è compiuto, facile d'assurdo.
In mare semi-aperto c'è ossessione,
neanche lì si gode dell'orizzonte:
proiettili di striscio, e la Striscia assediata.
Così il silenzio ingombrante per la terra attorno,
sulla pazzia, sul vostro possedere ovunque,
che ai pesci viene voglia di gridare,
ai pesci! ...a questi scafi sfasciati,
ai vetri conficcati nella carne.
Dalle nostre barche ai vostri cessi,
legato, le beffe, le minacce,
nemmeno gl'insetti involontari complici,
nemmeno il Presidente in viaggio per ringraziarvi
di cotanto carnefice vittimismo,
nulla che intacchi, tutto che rafforza
il lato sensibile del vissuto
che non potrete mai sbranare.
Nella disperazione ho trovato occhi,
odori, mani, lettere sulla pelle.
Nella miseria ho amato come...
tanto non sapete, digrignate.
con la voce di Vittorio
per lo stato sionista
Parma, 25 Novembre 2008
Nostalgia dell'acqua
Votato a fare
disfare
lasciarti fare
qualsiasi cosa
pur di stare
restare con lei
anche solo a galla
a pancia sotto
per poi tutto, non basta.
Quel che sei non basta,
avanza.
Punto e a capo?
Punto interrogativo. <-PUNTO!
Sospensione dei punti tra l'onda e il vento...
...(...ooohuooohofiuufiiifshhhhh flap flap flap flap...)...
Equinozi coincidenti. Solstizi assenti.
Sacra quiete del sasso sul fondo dello stagno.
Parma, 16 Novembre 2008
disfare
lasciarti fare
qualsiasi cosa
pur di stare
restare con lei
anche solo a galla
a pancia sotto
per poi tutto, non basta.
Quel che sei non basta,
avanza.
Punto e a capo?
Punto interrogativo. <-PUNTO!
Sospensione dei punti tra l'onda e il vento...
...(...ooohuooohofiuufiiifshhhhh flap flap flap flap...)...
Equinozi coincidenti. Solstizi assenti.
Sacra quiete del sasso sul fondo dello stagno.
Parma, 16 Novembre 2008
Sibilo
Seduti sul pulpito bianco
di assenti statue ingessate,
stanchi insieme e aspettanti
un secondo suono che indicasse
la via di fuga essenziale.
Un uomo pieno di sangue
in salute come da tempo antico,
da quale nebbia, da quale incenso
dimenticato, con un cenno del dito
ha maledetto la scalea violata.
Gli cadde un mattone sull'innocenza
e fu seppellito dalla pioggia.
Veloce già scappavo, colonne
nonostante, colonne mute
e nemiche, colonne nel petto.
Poi il sibilo. Ospedale da campo,
eccomi inefficace e lei così lontana,
m'insegnò linee di luce,
mi diede baci caldi di pane
che qui mancava, manca.
"La tua schiena è una mappa,
doppia bussola il tuo seno,
alle tue gambe tendo, fisso su te
il timone e il vento sospinge"
le dissi. Chiuse gli occhi sulle mie mani.
La saggezza degli ultimi istanti,
di quel silenzio oggi al posto dello stomaco.
Finite le munizioni qualcuno
consoli gli assassini, qualcuno
stabilisca un patto di esistenza
o di estinzione, destinati
come siamo a quale società di pace?
dipinta tanto gentile fino al disgusto.
Schiocco le ginocchia, mi butto dal letto,
lecco l'anestetica compattezza del gelo.
Parma, 21 Luglio 2008
di assenti statue ingessate,
stanchi insieme e aspettanti
un secondo suono che indicasse
la via di fuga essenziale.
Un uomo pieno di sangue
in salute come da tempo antico,
da quale nebbia, da quale incenso
dimenticato, con un cenno del dito
ha maledetto la scalea violata.
Gli cadde un mattone sull'innocenza
e fu seppellito dalla pioggia.
Veloce già scappavo, colonne
nonostante, colonne mute
e nemiche, colonne nel petto.
Poi il sibilo. Ospedale da campo,
eccomi inefficace e lei così lontana,
m'insegnò linee di luce,
mi diede baci caldi di pane
che qui mancava, manca.
"La tua schiena è una mappa,
doppia bussola il tuo seno,
alle tue gambe tendo, fisso su te
il timone e il vento sospinge"
le dissi. Chiuse gli occhi sulle mie mani.
La saggezza degli ultimi istanti,
di quel silenzio oggi al posto dello stomaco.
Finite le munizioni qualcuno
consoli gli assassini, qualcuno
stabilisca un patto di esistenza
o di estinzione, destinati
come siamo a quale società di pace?
dipinta tanto gentile fino al disgusto.
Schiocco le ginocchia, mi butto dal letto,
lecco l'anestetica compattezza del gelo.
Parma, 21 Luglio 2008
Profili
Lenta
e lenta
e lenta
a fondo
affonda
riaffiora...
Avvinghio di sudore
seduti a incastro dondolante
contropetto in un petto
stropiccìo di colli
il sole di lato
tra i vetri
bruciarne i profili.
e lenta
e lenta
a fondo
affonda
riaffiora...
Avvinghio di sudore
seduti a incastro dondolante
contropetto in un petto
stropiccìo di colli
il sole di lato
tra i vetri
bruciarne i profili.
Parma, 2 Luglio 2008
La tagliola
Un po' innamorato un po' deluso
Aria fresca, rappresa.
I miei due cuori,
un po' celato un po' frainteso uno,
l'altro esposto ma gelato, contraffatto
Un po' rigiro le frasi
un po' vorrei non averlo fatto
Solo due cuori,
satelliti di un buco nero
di entrambi nevrotica eclissi
Un po', ancora un po' e ti catturo.
La tagliola a vuoto ha già scattato?
Forse due cuori,
lo scontro diretto: il palpito
in via di fuga dalla cerniera aperta
Un poeta? Piuttosto sasso sbucciato;
imprimimi quel sorriso un po' sottomesso
Gli ultimi due cuori,
miliardi di dita da cui farsi vibrare,
violenza del sole, distensione del viso
Parma, 30 maggio - 9 giugno 2008
Aria fresca, rappresa.
I miei due cuori,
un po' celato un po' frainteso uno,
l'altro esposto ma gelato, contraffatto
Un po' rigiro le frasi
un po' vorrei non averlo fatto
Solo due cuori,
satelliti di un buco nero
di entrambi nevrotica eclissi
Un po', ancora un po' e ti catturo.
La tagliola a vuoto ha già scattato?
Forse due cuori,
lo scontro diretto: il palpito
in via di fuga dalla cerniera aperta
Un poeta? Piuttosto sasso sbucciato;
imprimimi quel sorriso un po' sottomesso
Gli ultimi due cuori,
miliardi di dita da cui farsi vibrare,
violenza del sole, distensione del viso
Parma, 30 maggio - 9 giugno 2008
La molla
Oppure prenderti,
senza lasciare cicatrici
a spolpatura avvenuta
Stanca come me
sei di sognare?
Allora perderci
Parma, 19 maggio 2008
senza lasciare cicatrici
a spolpatura avvenuta
Stanca come me
sei di sognare?
Allora perderci
Parma, 19 maggio 2008
Ciak si monta
Come fingere di girare un film.
Entrare nel supermercato
ed esclamare al culetto biondo
con il cestino pieno
di prodotti biologici
e integrali
che ha proprio il viso adatto
per la parte della figlia
indesiderata di una coppia
cattolica dell'alta imprenditoria.
Che poi almeno una slinguazzata
se non una strusciata
si fa presto a mettercela.
Mica fesso Silvio Muccino.
Parma, 22 marzo 2008
Entrare nel supermercato
ed esclamare al culetto biondo
con il cestino pieno
di prodotti biologici
e integrali
che ha proprio il viso adatto
per la parte della figlia
indesiderata di una coppia
cattolica dell'alta imprenditoria.
Che poi almeno una slinguazzata
se non una strusciata
si fa presto a mettercela.
Mica fesso Silvio Muccino.
Parma, 22 marzo 2008
Hero
L'arte del silenzio
-leggera pienezza-
invade, consuma, eleva
il rumore dello scontro
-percorso verso il fondo-
fra le aspre ragioni-roccia.
Senti quella pace
che più s'allontana
più arde d'esser posseduta?
Senti il sibilo
della penna-spada
già chiedere scusa?
Il piano su cui posare
la mano libera evoca
gemiti fluttuati dalla storia.
Il sacrificio attira petali
per la novità recidiva.
Chi ancora odia si salvi, se può.
Parma, 20 marzo 2008
-leggera pienezza-
invade, consuma, eleva
il rumore dello scontro
-percorso verso il fondo-
fra le aspre ragioni-roccia.
Senti quella pace
che più s'allontana
più arde d'esser posseduta?
Senti il sibilo
della penna-spada
già chiedere scusa?
Il piano su cui posare
la mano libera evoca
gemiti fluttuati dalla storia.
Il sacrificio attira petali
per la novità recidiva.
Chi ancora odia si salvi, se può.
Parma, 20 marzo 2008
All'alba dell'ultimo Inverno
Bianca stagione violenta.
Mi manca il respiro.
Il respiro con cui dichiararti tutto il mio disprezzo.
Tu che ogni sospiro di leggerezza
tenti di soffocare;
ricopri le creature di piombo
e acido lisergico.
Ho aspettato il tempo per partire
appoggiato al davanzale
di notte,
una sigaretta:
-Nessun segnale dal cielo?-
Così non ho visto i lupi passare;
più tardi, le loro orme.
-A che proposito ti sei espresso?
-Come per giustificare un piccolo movimento apparentemente scomposto.
Bastano pochi tratti di pennello.
Mi manca il respiro.
Il respiro con cui dichiararti tutto il mio disprezzo.
Tu che ogni sospiro di leggerezza
tenti di soffocare;
ricopri le creature di piombo
e acido lisergico.
Ho aspettato il tempo per partire
appoggiato al davanzale
di notte,
una sigaretta:
-Nessun segnale dal cielo?-
Così non ho visto i lupi passare;
più tardi, le loro orme.
-A che proposito ti sei espresso?
-Come per giustificare un piccolo movimento apparentemente scomposto.
Bastano pochi tratti di pennello.
Le labbra
Avevo appena smesso di pensarci,
quando il treno è passato.
Sulla mia testa s'intende.
Da quando il prezzo del biglietto è aumentato
ho cominciato a nascondere poesie sotto il materasso
e nessuno può dire ci sia un legame.
Il cuscino sulla rotaia,
buona posizione di partenza.
I giornali m'incarteranno come il pesce.
Guscio di noce che scricchiola e libera
labbra morse come fossero le tue.
Avevo appena smesso di pensarci.
Parma, 20 febbraio 2008
quando il treno è passato.
Sulla mia testa s'intende.
Da quando il prezzo del biglietto è aumentato
ho cominciato a nascondere poesie sotto il materasso
e nessuno può dire ci sia un legame.
Il cuscino sulla rotaia,
buona posizione di partenza.
I giornali m'incarteranno come il pesce.
Guscio di noce che scricchiola e libera
labbra morse come fossero le tue.
Avevo appena smesso di pensarci.
Parma, 20 febbraio 2008
Dalla prigionia del ragno
Strisciate pure contro il mio petto
insetti dai seni rigonfi di fiele.
Aprofittate dell'assenza di volontà
per succhiare l'ultima goccia nel barlume.
Neanche l'odio sono riuscito ad imparare.
Quel passo pesante mi sorpassava
come un razzo lanciato dalle vittime
e sulle vittime destinato a rimbombare.
La ragione s'è impantanata nell'abisso.
Il bimbo nel cantuccio della buia stanza,
la ragnatela ne divora il singhiozzo.
All'uomo siano amputate le braccia.
Insetto che ti trasformi in angelo
- inconsapevole beatitudine del gesto asessuato -
ora ti attraverso, ora la maniacalità asfittica
ora la dissolvo nella gigantografia di un sogno:
Scie di violini violano la violenza
di ogni spazio chiamato privato.
Parma, 11 febbraio 2008
insetti dai seni rigonfi di fiele.
Aprofittate dell'assenza di volontà
per succhiare l'ultima goccia nel barlume.
Neanche l'odio sono riuscito ad imparare.
Quel passo pesante mi sorpassava
come un razzo lanciato dalle vittime
e sulle vittime destinato a rimbombare.
La ragione s'è impantanata nell'abisso.
Il bimbo nel cantuccio della buia stanza,
la ragnatela ne divora il singhiozzo.
All'uomo siano amputate le braccia.
Insetto che ti trasformi in angelo
- inconsapevole beatitudine del gesto asessuato -
ora ti attraverso, ora la maniacalità asfittica
ora la dissolvo nella gigantografia di un sogno:
Scie di violini violano la violenza
di ogni spazio chiamato privato.
Parma, 11 febbraio 2008
25, 31 dicembre... e allora? Buona festa della rinascita del Sole, Buon compleanno... e allora? ...sì, grazie...
Duemilaotto ordigni nucleari
non piovuti dall'alto
La distruzione non scende per volontà divina
Soprattutto quale volontà?
Il loro è un Paradiso avvelenato
Bolle di puss
sul pianeta arrotolato
Palle di Natale
appese dalle mani
di creature putrescenti
Virus ridono di Messia stuprati
Il Cristo confuso
e il suo nome è il tuo
Tu, costretto a tenerlo segreto
il granello di sabbia dorato
che odia lo scrigno
sogna l'onda
il profumo del sole
la carezza della notte
Abeti addobbati
rapinati di dignità
La favola del presepe
era così bella
finchè anche gli angeli
si sono stancati
Ma ci sei tu bambina,
tu che sai ridere e piangere
così come si deve fare
mi chiedi ancora di giocare
Ti stringo forte
La fonte d'acqua
lenisce l'arsura
altrimenti inspiegabile
Parma, 29 dicembre 2007
non piovuti dall'alto
La distruzione non scende per volontà divina
Soprattutto quale volontà?
Il loro è un Paradiso avvelenato
Bolle di puss
sul pianeta arrotolato
Palle di Natale
appese dalle mani
di creature putrescenti
Virus ridono di Messia stuprati
Il Cristo confuso
e il suo nome è il tuo
Tu, costretto a tenerlo segreto
il granello di sabbia dorato
che odia lo scrigno
sogna l'onda
il profumo del sole
la carezza della notte
Abeti addobbati
rapinati di dignità
La favola del presepe
era così bella
finchè anche gli angeli
si sono stancati
Ma ci sei tu bambina,
tu che sai ridere e piangere
così come si deve fare
mi chiedi ancora di giocare
Ti stringo forte
La fonte d'acqua
lenisce l'arsura
altrimenti inspiegabile
Parma, 29 dicembre 2007
Alle prime luci d'Inverno
Ora sei tu a pretendere vicendevolezza,
nel senso opposto.
Come può acconsentire al tuo desiderio di lasciarti
lasciarti stare
senza che tu non abbia dato nemmeno una leccata
a quel francobollo acido
che è la sua essenza violacea?
Pupille rigirate verso
giungle innevate
città mute
stellati abissi.
Davvero puoi decidere di vedertelo sfuggire
basandoti solo sui miraggi riflessi
contro il suo involucro tremante?
La tua danza sciolta
è la sua reiterata resurrezione
istante per istante.
I suoi baci sulla tua gola
il piacere sintomatico
da non sottovalutare.
Invece di giustificazioni su giustificazioni
la maschera asfissiante;
puro raziocinio, fredda lama
che alla fine il cuore ti spacca.
Parma, 22 dicembre 2007
nel senso opposto.
Come può acconsentire al tuo desiderio di lasciarti
lasciarti stare
senza che tu non abbia dato nemmeno una leccata
a quel francobollo acido
che è la sua essenza violacea?
Pupille rigirate verso
giungle innevate
città mute
stellati abissi.
Davvero puoi decidere di vedertelo sfuggire
basandoti solo sui miraggi riflessi
contro il suo involucro tremante?
La tua danza sciolta
è la sua reiterata resurrezione
istante per istante.
I suoi baci sulla tua gola
il piacere sintomatico
da non sottovalutare.
Invece di giustificazioni su giustificazioni
la maschera asfissiante;
puro raziocinio, fredda lama
che alla fine il cuore ti spacca.
Parma, 22 dicembre 2007
Frammenti
Partiti appena nati
mai arrivati
lasciano di stucco
eppure non cade il trucco
come l'idea di giustizia: per Mastella
che sia lui a non finire in cella.
Filari di bombe a grappolo,
acini che bimbi poi recidono,
la rossa vendemmia invertita:
pigiatura di ossa,
succo d'innocenza
per sempre persa con la vista.
Grazie a Garlasco
forse è meglio se esco:
stringeremo legami
parleremo di viaggi
baceremo col vino
e alle tre,
roventi verso casa,
ci sbolliranno al fresco.
Come minimo mi merito
una scomunica
ma siete tutti così buoni
con la tunica.
Quasi quasi mi dispiace
che mi pento, mi dolgo
e volo subito in missione di pace.
L'unica sicurezza il disagio:
il lavoro randagio
e il lavoratore al guinzaglio;
il medico cinico e zoppo
cura e sa ben recitare:
in prima serata sembra
un paradiso l'ospedale.
Fai bene Stella
alle spalle lasciarti le voci
inseguirti sulla spiaggia
caricarti di fumo e gridare,
ma anche la luna è terrorista
la sua luce brucia, Stella,
i suoi raggi lacerano, Stella,
in un fremito frammenti ovunque...
la luna salta in aria.
Parma, 25 novembre 2007
mai arrivati
lasciano di stucco
eppure non cade il trucco
come l'idea di giustizia: per Mastella
che sia lui a non finire in cella.
Filari di bombe a grappolo,
acini che bimbi poi recidono,
la rossa vendemmia invertita:
pigiatura di ossa,
succo d'innocenza
per sempre persa con la vista.
Grazie a Garlasco
forse è meglio se esco:
stringeremo legami
parleremo di viaggi
baceremo col vino
e alle tre,
roventi verso casa,
ci sbolliranno al fresco.
Come minimo mi merito
una scomunica
ma siete tutti così buoni
con la tunica.
Quasi quasi mi dispiace
che mi pento, mi dolgo
e volo subito in missione di pace.
L'unica sicurezza il disagio:
il lavoro randagio
e il lavoratore al guinzaglio;
il medico cinico e zoppo
cura e sa ben recitare:
in prima serata sembra
un paradiso l'ospedale.
Fai bene Stella
alle spalle lasciarti le voci
inseguirti sulla spiaggia
caricarti di fumo e gridare,
ma anche la luna è terrorista
la sua luce brucia, Stella,
i suoi raggi lacerano, Stella,
in un fremito frammenti ovunque...
la luna salta in aria.
Parma, 25 novembre 2007
Oltre la violenza
Oltre il tuo sguardo il rifugio
Oltre lo schermo il fuoco segreto
Oltre lo scatto la camera oscura può far giustizia delle intenzioni
Oltre le lenti la nebbia in cui perdersi e liberarsi
Oltre le parole le mie mani
Oltre le parole la sete
Oltre la nave pirata il folletto aereo
Oltre il vino un ballo è quello che ci vuole
Oltre il sangue anche la foresta ripercorre il ciclo
Oltre i programmi la pubblicità è meglio
Oltre la campagna elettorale il canone RAI
Oltre i Rom il razzismo virale di chi appeso ai vertici dall'ultima spiaggia ci vuole con se trascinare
Oltre l'umiliazione la vendetta deve saper aprire il cielo
Oltre il muro il buco è da considerare
Oltre il desiderio viene un corpo come profumo di caffè
Oltre l'amaro una sigaretta ci vuole
Parma, 6 novembre 2007
Oltre lo schermo il fuoco segreto
Oltre lo scatto la camera oscura può far giustizia delle intenzioni
Oltre le lenti la nebbia in cui perdersi e liberarsi
Oltre le parole le mie mani
Oltre le parole la sete
Oltre la nave pirata il folletto aereo
Oltre il vino un ballo è quello che ci vuole
Oltre il sangue anche la foresta ripercorre il ciclo
Oltre i programmi la pubblicità è meglio
Oltre la campagna elettorale il canone RAI
Oltre i Rom il razzismo virale di chi appeso ai vertici dall'ultima spiaggia ci vuole con se trascinare
Oltre l'umiliazione la vendetta deve saper aprire il cielo
Oltre il muro il buco è da considerare
Oltre il desiderio viene un corpo come profumo di caffè
Oltre l'amaro una sigaretta ci vuole
Parma, 6 novembre 2007
Piccolo flusso to Gaza's baby
come sentire il buco allargarsi poi stringersi e tu come un fesso guardi le tue dita sbattere contro il palmo ghiacciato e pensi che da qualche parte ci debba essere un pulsante che annulli questi suoni negativi catatonici snervanti che si propagano nell'aria sferica e da un certo angolo di cuore sai che non puoi far altro che resistere viaggiare andare a cercare quegli occhi neri di bambina in mezzo a tutta quella distruzione in mezzo a un mondo che non gli ha offerto altro che violenza e vestiti di gas e lei bellissima profonda nella passione imporsi per non crollare imporsi come una dea fatta per essere sentita e amata non come bambola gonfiabile e sterile che girandomi indietro nella memoria vedo dalla sua scatola rovesciarmi addosso strati incessanti di polvere come sopra gli stivali indifferenti del soldato al check-point che nemmeno oggi farà congiungere le mie minuscole cicatrici a quelle sue ferite aperte da bambina occhi neri decisi fissi terribili da non poter sopportare solo... shukran habibi!
Parma, 20 ottobre 2007
Parma, 20 ottobre 2007
Ottobre Nero
Sono la vipera che inietta veleno nel tuo muro;
fra le maglie di questa rete di confini
che incatena l'umanità e ne frammenta i cuori
mi divincolo e strappo minuti di silenzio
dal troppo rumore accecante di cervelli
e quella sensibilità addormentata
si limita a svolgere il suo compito imposto,
preconfezionato, a uso marketing.
Lo Stato è morto perchè è stato
e io vedo solo cio che è
io ho fame di quel che sarà
per l'uomo, solo per l'uomo.
Un fulmine diagonale
m'ha tagliato stanotte
e la ferita ha vomitato odio.
Ho visto ancora lei,
Palestina urlante
mangiata dai vermi,
il maggior scandalo dei nostri tempi,
punto di partenza da cui cominciare
a combattere affinchè le armi cessino
di scintillare e d'infuocare sentimenti
fino a sterilizzarli,
fino a renderli agl'istinti di cannibalismo.
Sono la serpe strisciante sotto il tuo muro
e il mio veleno lo farà implodere,
deve necessariamente implodere!
La dolce vergine m'ha liberato dal suo tallone
e ora stacchiamo chiodi dalla croce.
Parma, 5 ottobre 2007
fra le maglie di questa rete di confini
che incatena l'umanità e ne frammenta i cuori
mi divincolo e strappo minuti di silenzio
dal troppo rumore accecante di cervelli
e quella sensibilità addormentata
si limita a svolgere il suo compito imposto,
preconfezionato, a uso marketing.
Lo Stato è morto perchè è stato
e io vedo solo cio che è
io ho fame di quel che sarà
per l'uomo, solo per l'uomo.
Un fulmine diagonale
m'ha tagliato stanotte
e la ferita ha vomitato odio.
Ho visto ancora lei,
Palestina urlante
mangiata dai vermi,
il maggior scandalo dei nostri tempi,
punto di partenza da cui cominciare
a combattere affinchè le armi cessino
di scintillare e d'infuocare sentimenti
fino a sterilizzarli,
fino a renderli agl'istinti di cannibalismo.
Sono la serpe strisciante sotto il tuo muro
e il mio veleno lo farà implodere,
deve necessariamente implodere!
La dolce vergine m'ha liberato dal suo tallone
e ora stacchiamo chiodi dalla croce.
Parma, 5 ottobre 2007
Quadro a impronte musicali
Prendi di lui solo la fragilità, non la ridondanza, e tienila in bocca, impastala sotto la lingua versandogli sopra cascate di violini dell'overture del Tannhauser, fino a quando camminando troverai un campo tenuto a maggese e un pianoforte secco che gracida tra foglie rosse, e lì sputala tra le corde arrugginite; ascolta la sintonia tra il tiepido crepuscolo e i riflessi dorati delle morbide colme sanguigne note evaporate da quei tasti per troppo tempo rimasti intoccati.
Parma, 14 settembre 2007
Parma, 14 settembre 2007
Come stai?
Il cuore rannicchiato in spigolo di tavolo granitico
Il cuore, le sue pareti tremanti, dentro ragnatele e l'eco di pulsazioni non sue
Fuori bombardano
Parma, 13 settembre 2007
Il cuore, le sue pareti tremanti, dentro ragnatele e l'eco di pulsazioni non sue
Fuori bombardano
Parma, 13 settembre 2007
Pupi tremanti e violenti
Il fondale salato, implacabile stringeva dai piedi all'ombelico tanto che la smorfia sembrava sorriso, invece era ghigno.
Un ghigno che rimbombava tra cave calcaree e faceva fremere i colli delle bestiole accostate ai dolci specchi d'acqua, rimasugli di un'età dell'oro mai dimenticata, oppure immerse come mandorle nel miele, piccole gocce elettriche nella vampa solare.
Il movimento pesante da mammuth appena svegliatosi dall'ibernamento passato in granita al gelso, premeva e sbatteva come contro l'inefficienza di un piccolo ufficio postale stantio tanto che la priorità pareva essere solo una vorticosa presa in giro, per poi ritirarsi sulla propria zanna, gengivite inadatta a qualsiasi moderna cura.
Lo guardavano così impantanato friggere e trasformarsi in statua di lava.
Lo sgretolamento avvenne in un lampo di pupilla e il calore lo rese malleabile pasta di cacao alla vaniglia che anestetizzò ogni sua irritabilità irritante e placò quelle parole a singhiozzo che se non eran dardi, piccole meduse che a via di invocarle rompono la pelle appena sfiorata l'ultima onda.
Sulla via del ritorno la brezza crepuscolare fece scattare la lucertola nell'ennesimo tentativo di fuga tra quei pungiglioni interrogativi ultrarazionali sparati dall'insetto e le perenni fiamme laceranti boschi e genti di una Sicilia oziosamente fremente.
Bucce di limone a spirale intorno alle dita, al contatto con la narice inaspriscono il lucido distacco, fin quasi al punto di benedire l'inspiegabile bisogno di quotidiana dose di disagio.
Sicilia e Parma, luglio-agosto 2007
Un ghigno che rimbombava tra cave calcaree e faceva fremere i colli delle bestiole accostate ai dolci specchi d'acqua, rimasugli di un'età dell'oro mai dimenticata, oppure immerse come mandorle nel miele, piccole gocce elettriche nella vampa solare.
Il movimento pesante da mammuth appena svegliatosi dall'ibernamento passato in granita al gelso, premeva e sbatteva come contro l'inefficienza di un piccolo ufficio postale stantio tanto che la priorità pareva essere solo una vorticosa presa in giro, per poi ritirarsi sulla propria zanna, gengivite inadatta a qualsiasi moderna cura.
Lo guardavano così impantanato friggere e trasformarsi in statua di lava.
Lo sgretolamento avvenne in un lampo di pupilla e il calore lo rese malleabile pasta di cacao alla vaniglia che anestetizzò ogni sua irritabilità irritante e placò quelle parole a singhiozzo che se non eran dardi, piccole meduse che a via di invocarle rompono la pelle appena sfiorata l'ultima onda.
Sulla via del ritorno la brezza crepuscolare fece scattare la lucertola nell'ennesimo tentativo di fuga tra quei pungiglioni interrogativi ultrarazionali sparati dall'insetto e le perenni fiamme laceranti boschi e genti di una Sicilia oziosamente fremente.
Bucce di limone a spirale intorno alle dita, al contatto con la narice inaspriscono il lucido distacco, fin quasi al punto di benedire l'inspiegabile bisogno di quotidiana dose di disagio.
Sicilia e Parma, luglio-agosto 2007
Colpi di afa
Passi di elefante sul tetto rovente scombussolano la concentrazione del sonno.
Non riesce bene a mettere a fuoco le immagini dietro le palpebre, sente solo suoni
frastagliati come cocci di voci sensuali che chiamano oppure spaventate spaventano.
Passi di elefante scendono nella stanza e il loro ritmo tenta ancora di andare a scavare nel passato quello che non riesce a catturare nel presente; l'odore di marcio fermerà in tempo.
Passi di lucertola contro muri rossi di un supermercato surgelato e il passaggio di quella sinuosa sudata vitella più volte osservata - con il pensiero che più volte ne ha morso la nuca, le cosce -
lo ha fissato - che attendesse un muggito di saluto? -;
tra gli scaffali s'è trasformata in merce anche la rigida posa nel fingere di essere al di sopra dell'atmosfera, quando invece è chiaro: lo sbalzo di temperatura è dovuto all'incontrollato sconcerto di chi brucia dentro ogni principio di iniziativa - la mancata incornata al manto rosso passione.
Passi di farfalla erano quei post-it staccati così in fretta in confronto a questi altri passi d'elefante - tutta rugosa memoria, niente rapida conquista - pestanti le mani.
La concisione seppur confusa, determina,
invece le risatine disinvolte gettate lì tra una sconnessione e l'altra
sono inevitabile spazzatura che ritorna e lo sommerge,
a mala pena respira,
a mala pena si trattiene dal non passare gl'istanti a rinfacciare tradimenti.
Parma, 17 luglio 2007
Non riesce bene a mettere a fuoco le immagini dietro le palpebre, sente solo suoni
frastagliati come cocci di voci sensuali che chiamano oppure spaventate spaventano.
Passi di elefante scendono nella stanza e il loro ritmo tenta ancora di andare a scavare nel passato quello che non riesce a catturare nel presente; l'odore di marcio fermerà in tempo.
Passi di lucertola contro muri rossi di un supermercato surgelato e il passaggio di quella sinuosa sudata vitella più volte osservata - con il pensiero che più volte ne ha morso la nuca, le cosce -
lo ha fissato - che attendesse un muggito di saluto? -;
tra gli scaffali s'è trasformata in merce anche la rigida posa nel fingere di essere al di sopra dell'atmosfera, quando invece è chiaro: lo sbalzo di temperatura è dovuto all'incontrollato sconcerto di chi brucia dentro ogni principio di iniziativa - la mancata incornata al manto rosso passione.
Passi di farfalla erano quei post-it staccati così in fretta in confronto a questi altri passi d'elefante - tutta rugosa memoria, niente rapida conquista - pestanti le mani.
La concisione seppur confusa, determina,
invece le risatine disinvolte gettate lì tra una sconnessione e l'altra
sono inevitabile spazzatura che ritorna e lo sommerge,
a mala pena respira,
a mala pena si trattiene dal non passare gl'istanti a rinfacciare tradimenti.
Parma, 17 luglio 2007
Presupposizioni
Lo so che hai un debole per me, per le mie ossa.
Lo so di essere fin troppo - o troppo poco, non so - ambiguo, per essere affascinante.
Lo so che l'umorismo arriva non ragionandoci troppo su, il saggio lo sa;
ormai è tardi: devio verso il buio pesto.
Lo so che le guerre sono inevitabili finchè si coltivano confini: vermi da difendere che si sdoppiano all'infinito.
Lo spirito di patria è un pretesto, un altro, per godere di facce semiaperte come cozze e il loro frutto spappolato.
Lo dovresti sapere che non esistono nè confini nè patrie, semmai popoli, culture, differenze tra individui.
Lo so che ci sono occasioni poco recepite come fonti di pieno silenzio,
invece mi prende la voglia di lasciar partire gomiti sui musi.
Lo so cos'è che non fa abbaiare i cani in città di notte nonostante la luna;
solo dall'altra stanza gemiti, come se fosse ancora ovvio che tutto si debba adempiere in natura.
Lo so cos'è che mi allontana: nervi aggrumati come meduse avvinghiate su una croce di sterile acciaio. Croce che dalle viscere succhia piombo fuso.
Tocca: scariche di veleno elettrico.
Non saprò comunque chi sei.
Intrecci morbidi fra le nostre mani bastano a rendermi dipendente.
Parma, 25 giugno 2007
Lo so di essere fin troppo - o troppo poco, non so - ambiguo, per essere affascinante.
Lo so che l'umorismo arriva non ragionandoci troppo su, il saggio lo sa;
ormai è tardi: devio verso il buio pesto.
Lo so che le guerre sono inevitabili finchè si coltivano confini: vermi da difendere che si sdoppiano all'infinito.
Lo spirito di patria è un pretesto, un altro, per godere di facce semiaperte come cozze e il loro frutto spappolato.
Lo dovresti sapere che non esistono nè confini nè patrie, semmai popoli, culture, differenze tra individui.
Lo so che ci sono occasioni poco recepite come fonti di pieno silenzio,
invece mi prende la voglia di lasciar partire gomiti sui musi.
Lo so cos'è che non fa abbaiare i cani in città di notte nonostante la luna;
solo dall'altra stanza gemiti, come se fosse ancora ovvio che tutto si debba adempiere in natura.
Lo so cos'è che mi allontana: nervi aggrumati come meduse avvinghiate su una croce di sterile acciaio. Croce che dalle viscere succhia piombo fuso.
Tocca: scariche di veleno elettrico.
Non saprò comunque chi sei.
Intrecci morbidi fra le nostre mani bastano a rendermi dipendente.
Parma, 25 giugno 2007
composizione in assenza
.
spazio nero
sfumature colorate possibili
in punto fossile
sfumature colorate mobili
spazio bianco
.
Parma, 16 giugno 2007
spazio nero
sfumature colorate possibili
in punto fossile
sfumature colorate mobili
spazio bianco
.
Parma, 16 giugno 2007
Schiuma
Circondati da un mare di donne
e nuotare con scioltezza
e non semmai limitarsi a galleggiare,
rende la pesca assai improbabile
Parma, 8 giugno 2007
e nuotare con scioltezza
e non semmai limitarsi a galleggiare,
rende la pesca assai improbabile
Parma, 8 giugno 2007
Post-afterhours
Cartavetranti note incise
nella palpebra semispenta
e otto gocce di bargnolino
sodomizzanti papille vergini
come cristalli di angeli
tremanti di purezza.
Il vento è siccità
che strappa ormoni
del più voglioso fradicio sesso
dalla pelle giallastra di nicotina
per incenerirli in un lampo
di ghiaccio rosso scagliato
da occhi neri affondati
in fango di miele.
(...se non mi si fossero atrofizzate le ali sarei già volato via da questa bagnarola dove ancora mi basta godere del sole che riesco ad assorbire, e non mi deve importare dei tesori nascosti nelle stive che se solo provo ad accennarne mi tagliano la gola.
Se solo si fermasse qualcuno dei tappeti ronzanti tra la mia testa e il cielo per darmi un passaggio, e invece gli ennesimi turisti della domenica se la ridono, eccome se se la ridono, come se lo spettacolo quotidiano del crimine fosse stato ideato appositamente per il loro sollazzo.
Anne non mi ha mai considerato, così bella e violenta non sa che farsene di me, eppure mi tiene.
Ho l'impressione di essermi rapito da solo per darmi una certa importanza.
Ero io ad essermi innamorato di lei e questo è veramente paradossale.
Stamattina ho avuto un dialogo con una mosca la quale mi ha consigliato che posso pur sempre buttarmi a mare.
Ho visto d'improvviso un riflesso argentato provenire da sud: una balenottera azzurra ci sta venendo incontro,
forse è il momento buono.)
Parma, 29 aprile 2007
nella palpebra semispenta
e otto gocce di bargnolino
sodomizzanti papille vergini
come cristalli di angeli
tremanti di purezza.
Il vento è siccità
che strappa ormoni
del più voglioso fradicio sesso
dalla pelle giallastra di nicotina
per incenerirli in un lampo
di ghiaccio rosso scagliato
da occhi neri affondati
in fango di miele.
(...se non mi si fossero atrofizzate le ali sarei già volato via da questa bagnarola dove ancora mi basta godere del sole che riesco ad assorbire, e non mi deve importare dei tesori nascosti nelle stive che se solo provo ad accennarne mi tagliano la gola.
Se solo si fermasse qualcuno dei tappeti ronzanti tra la mia testa e il cielo per darmi un passaggio, e invece gli ennesimi turisti della domenica se la ridono, eccome se se la ridono, come se lo spettacolo quotidiano del crimine fosse stato ideato appositamente per il loro sollazzo.
Anne non mi ha mai considerato, così bella e violenta non sa che farsene di me, eppure mi tiene.
Ho l'impressione di essermi rapito da solo per darmi una certa importanza.
Ero io ad essermi innamorato di lei e questo è veramente paradossale.
Stamattina ho avuto un dialogo con una mosca la quale mi ha consigliato che posso pur sempre buttarmi a mare.
Ho visto d'improvviso un riflesso argentato provenire da sud: una balenottera azzurra ci sta venendo incontro,
forse è il momento buono.)
Parma, 29 aprile 2007
Frammenti di una mente scomposta
Il processo di inaridimento globale ha già trasformato questo posto in deserto.
Io ormai cammino a ritmo di vuoto.
Mi guardi e capisci che ho perso i fondamentali mentre attraversavo gli ultimi barlumi di speranza.
Cosa voglio ora da te?
Ti ho offesa mentre te ne stavi sdraiata sul ponte della nave, quella su cui sono stato rapito senza che venisse richiesto alcun riscatto.
Tu ti abbronzavi senza crema e aspettavi un mio miracolo, ma non ho più alcuna polvere magica; riportami alla foce.
Intanto me ne resto sull'albero maestro a guardarvi armeggiare con le vostre scintillanti sciabole.
Una è caduta e ci ha aperto in due: vediamo ora chi annegherà per primo.
Fratello d'anima, se ti presto i miei documenti domattina la polizia non s'accorgerà che siamo diversi.
Nel tempio porto le mie pietre preziose e le sacrifico al divino Bacco:
"Ti prego, donami la capacità di trasformare tutto ciò che tocco in nuda e pura sostanza... violenza..."
"Non importunarmi! Piuttosto perchè non vai da Apollo a chiedere per te stesso un pò di struttura?"
Un bambino palestinese accarezza il muro, questo crolla: "Di là c'è sempre stato l'Eden!? Perchè me l'hanno tenuto nascosto? Non sono io ad avere peccato..."
Un bambino israeliano: "Scusami, eccoti l'ultimo morso della mela rubata..."
Fantasma Leggiadria ha toccato il fondo nel momento stesso in cui Fantasma Allucinazione camminava a ritmo di vuoto
Io ormai zoppico a ritmo di onda
Parma, 9 aprile 2007
Io ormai cammino a ritmo di vuoto.
Mi guardi e capisci che ho perso i fondamentali mentre attraversavo gli ultimi barlumi di speranza.
Cosa voglio ora da te?
Ti ho offesa mentre te ne stavi sdraiata sul ponte della nave, quella su cui sono stato rapito senza che venisse richiesto alcun riscatto.
Tu ti abbronzavi senza crema e aspettavi un mio miracolo, ma non ho più alcuna polvere magica; riportami alla foce.
Intanto me ne resto sull'albero maestro a guardarvi armeggiare con le vostre scintillanti sciabole.
Una è caduta e ci ha aperto in due: vediamo ora chi annegherà per primo.
Fratello d'anima, se ti presto i miei documenti domattina la polizia non s'accorgerà che siamo diversi.
Nel tempio porto le mie pietre preziose e le sacrifico al divino Bacco:
"Ti prego, donami la capacità di trasformare tutto ciò che tocco in nuda e pura sostanza... violenza..."
"Non importunarmi! Piuttosto perchè non vai da Apollo a chiedere per te stesso un pò di struttura?"
Un bambino palestinese accarezza il muro, questo crolla: "Di là c'è sempre stato l'Eden!? Perchè me l'hanno tenuto nascosto? Non sono io ad avere peccato..."
Un bambino israeliano: "Scusami, eccoti l'ultimo morso della mela rubata..."
Fantasma Leggiadria ha toccato il fondo nel momento stesso in cui Fantasma Allucinazione camminava a ritmo di vuoto
Io ormai zoppico a ritmo di onda
Parma, 9 aprile 2007
Saturo di no
I.
come evitare le cattiverie
come evitare le cattiverie gratuite
ma tutte le cattiverie sono gratuite?
allora perchè le gratuità sono considerate buone,
direi da persone generose?
certe cattiverie sono considerate tali quando invece sono verità scomode
ma tutte le verità sono scomode?
preferirei non rivelarlo
gli amici potrebbero capire
e non sia mai
mica li posso perdere senza averli prima illusi fino in fondo!
così ho preso l'ascensore e sono sceso su saturno
il pianeta malinconico
e incrociando una abitante del posto
le ho dato della puttana: mi si era subito attaccata addosso
invece il fatto è che più lontano vai più l'italia e il suo tipico masculo passionale
siano percepiti come irresistibili
il pianeta era davvero malinconico
Parma, 1 marzo 2007
-
II
il pianeta malinconico almeno aveva una sua dignità
e non faceva pesare il proprio stato
a discapito di tutto il sistema solare
anzi, era proprio la sua malinconia
a generare ammirazione in venere
così lucente e soave nel suo amore
incondizionato per ogni calda vibrazione
il pianeta triste invece sembrava chiedere pietà
da ogni lato lo si guardasse,
e la faccia era sempre quella
e non si poteva che disprezzarlo
dopo 2 giorni passati insieme sotto le lenzuola
lei mi chiese di sposarla
quindi non era una puttana
piuttosto non voleva farsi sfuggire
l'occasione caduta dal cielo
perchè li dove stava lei
il genere maschile si riduceva
ad apparire superiore alle parti
come piccolo manichino immune
dalle onde elettromagnetiche
che attirano verso il primordiale abisso
Parma, 2 marzo 2007
come evitare le cattiverie
come evitare le cattiverie gratuite
ma tutte le cattiverie sono gratuite?
allora perchè le gratuità sono considerate buone,
direi da persone generose?
certe cattiverie sono considerate tali quando invece sono verità scomode
ma tutte le verità sono scomode?
preferirei non rivelarlo
gli amici potrebbero capire
e non sia mai
mica li posso perdere senza averli prima illusi fino in fondo!
così ho preso l'ascensore e sono sceso su saturno
il pianeta malinconico
e incrociando una abitante del posto
le ho dato della puttana: mi si era subito attaccata addosso
invece il fatto è che più lontano vai più l'italia e il suo tipico masculo passionale
siano percepiti come irresistibili
il pianeta era davvero malinconico
Parma, 1 marzo 2007
-
II
il pianeta malinconico almeno aveva una sua dignità
e non faceva pesare il proprio stato
a discapito di tutto il sistema solare
anzi, era proprio la sua malinconia
a generare ammirazione in venere
così lucente e soave nel suo amore
incondizionato per ogni calda vibrazione
il pianeta triste invece sembrava chiedere pietà
da ogni lato lo si guardasse,
e la faccia era sempre quella
e non si poteva che disprezzarlo
dopo 2 giorni passati insieme sotto le lenzuola
lei mi chiese di sposarla
quindi non era una puttana
piuttosto non voleva farsi sfuggire
l'occasione caduta dal cielo
perchè li dove stava lei
il genere maschile si riduceva
ad apparire superiore alle parti
come piccolo manichino immune
dalle onde elettromagnetiche
che attirano verso il primordiale abisso
Parma, 2 marzo 2007
Questione di spazio
Mettevo la freccia a sinistra ogni qualvolta volessi superare un mezzo più lento del mio.
Mettevo la freccia a destra ogni qualvolta volessi parcheggiare sul lato della strada, ma non in Inghilterra.
Mettevo le quattrofrecce ogni qualvolta volessi fermarmi laddove la legge non lo consentiva e qualcuno avrebbe potuto farmelo notare assai fastidiosamente.
A volte la freccia non la mettevo, direi anzi spesso, o perché non c'era anima viva nei paraggi, o perchè le mie mani s'erano addormentate sul volante mentre il passeggero mi sorrideva con terrore, o perché dopo aver girato mi accorgevo di non essere in macchina bensì fra una pagina e l'altra di un libro.
Mettevo la freccia in mezzo ogni qualvolta volessi superare me stesso, per perdermi in un bosco di alberi-pietra.
Parma, 28 febbraio 2007
Mettevo la freccia a destra ogni qualvolta volessi parcheggiare sul lato della strada, ma non in Inghilterra.
Mettevo le quattrofrecce ogni qualvolta volessi fermarmi laddove la legge non lo consentiva e qualcuno avrebbe potuto farmelo notare assai fastidiosamente.
A volte la freccia non la mettevo, direi anzi spesso, o perché non c'era anima viva nei paraggi, o perchè le mie mani s'erano addormentate sul volante mentre il passeggero mi sorrideva con terrore, o perché dopo aver girato mi accorgevo di non essere in macchina bensì fra una pagina e l'altra di un libro.
Mettevo la freccia in mezzo ogni qualvolta volessi superare me stesso, per perdermi in un bosco di alberi-pietra.
Parma, 28 febbraio 2007
Arrivò alla coscienza...
Arrivò alla coscienza:
puro fuoco.
Mise le mani avanti
per paura di incenerire,
così retrosaltò nel nero
estraneo consueto paesaggio.
L'alcolico angelo lo sbarrò:
"Idiotissimo verme,
dimentica la tua razionalità implosiva!"
e lo investì con la spada
che spacca la pesca ibernata
uscendone succo lavico
rosa zucchero secco
a cospargerlo,
difenderlo dal Nulla demente.
Poi tra le fiamme
dei lussuriosi
lo catturarono nuovi occhi
come l'eterno
rappreso nel diamante.
Parma, 27 febbraio 2007
puro fuoco.
Mise le mani avanti
per paura di incenerire,
così retrosaltò nel nero
estraneo consueto paesaggio.
L'alcolico angelo lo sbarrò:
"Idiotissimo verme,
dimentica la tua razionalità implosiva!"
e lo investì con la spada
che spacca la pesca ibernata
uscendone succo lavico
rosa zucchero secco
a cospargerlo,
difenderlo dal Nulla demente.
Poi tra le fiamme
dei lussuriosi
lo catturarono nuovi occhi
come l'eterno
rappreso nel diamante.
Parma, 27 febbraio 2007
Le torri pendono verso est...
Le torri pendono verso est e le nuvole agitano le code.
Presidenti di tutto il mondo, disintegratevi.
Le figlie hanno i seni amputati e i colonnelli si leccano le dita.
Portami a fare un giro su me stesso.
I gelati si sciolgono a gennaio e tuo padre puzza di pulito.
E' mezzanotte e trentasette del 27 febbraio 2007
e Dio non mi ha ancora telefonato per consegnarmi la rassegna stampa.
Parma, 27 febbraio 2007
Presidenti di tutto il mondo, disintegratevi.
Le figlie hanno i seni amputati e i colonnelli si leccano le dita.
Portami a fare un giro su me stesso.
I gelati si sciolgono a gennaio e tuo padre puzza di pulito.
E' mezzanotte e trentasette del 27 febbraio 2007
e Dio non mi ha ancora telefonato per consegnarmi la rassegna stampa.
Parma, 27 febbraio 2007
Commiato marino
Corpo sott'acqua.
Movimenti pacati
verso il lavico fondo.
Dall'ultimo respiro
tentacolari ricordi.
Evitano il letale vortice
due gamberi, e uno squalo.
Occhi centrifughi
ed elettriche mani,
poi i piedi toccano,
fondono,
mentre dalla fronte
i segni cancella
una pinna di sirena.
Splendente risale,
di propria luce inattaccabile,
una bolla d'aria e sogni,
come se in sè,
radioattiva perla.
Parma 26/27 novembre 2006
Movimenti pacati
verso il lavico fondo.
Dall'ultimo respiro
tentacolari ricordi.
Evitano il letale vortice
due gamberi, e uno squalo.
Occhi centrifughi
ed elettriche mani,
poi i piedi toccano,
fondono,
mentre dalla fronte
i segni cancella
una pinna di sirena.
Splendente risale,
di propria luce inattaccabile,
una bolla d'aria e sogni,
come se in sè,
radioattiva perla.
Parma 26/27 novembre 2006
Lieve forma di schizofrenia...
Lieve forma di schizofrenia
come seno da cui succhiare avidamente
fino all'ultima goccia, avvelenata,
liberatoria.
Strano liquido dal sapore
che chi non se n'intende
sputa,
per più non scontrarsi con termini
troppo roventi o poco concilianti
con l'istituito equlibrio comune
sotto cui ci si protegge.
Parole che non bastano
a tradurre la sensitività
che acovacciata oggi s'è fatta accarezzare
come gatta-occhi-socchiusi,
da un tenero silenzio
avvolto in guanto di lana,
dietro un vetro crepuscolare
isolante da certi fuochi di dipendenza
soffocanti, accecanti, annichilenti.
(Onore a tutti i martiri caduti
per un estremismo del cuore
e risorti per un miracolo inumano
da un'altra parte, con un altro volto.)
21 novembre 2006
come seno da cui succhiare avidamente
fino all'ultima goccia, avvelenata,
liberatoria.
Strano liquido dal sapore
che chi non se n'intende
sputa,
per più non scontrarsi con termini
troppo roventi o poco concilianti
con l'istituito equlibrio comune
sotto cui ci si protegge.
Parole che non bastano
a tradurre la sensitività
che acovacciata oggi s'è fatta accarezzare
come gatta-occhi-socchiusi,
da un tenero silenzio
avvolto in guanto di lana,
dietro un vetro crepuscolare
isolante da certi fuochi di dipendenza
soffocanti, accecanti, annichilenti.
(Onore a tutti i martiri caduti
per un estremismo del cuore
e risorti per un miracolo inumano
da un'altra parte, con un altro volto.)
21 novembre 2006
Quando anche la notte...
Quando anche la notte
di farti le carezze smette,
non prenderti a botte
ma inizia a rollarne sette.
Ti sei mai chiesto
cosa distingue un malato
terminale, dal resto?
La consapevolezza che il tempo
non va visto da un solo lato.
Lascia stare,
anche stasera
ho esagerato.
novembre 2006
di farti le carezze smette,
non prenderti a botte
ma inizia a rollarne sette.
Ti sei mai chiesto
cosa distingue un malato
terminale, dal resto?
La consapevolezza che il tempo
non va visto da un solo lato.
Lascia stare,
anche stasera
ho esagerato.
novembre 2006
A spasso per l'intossicata città...
A spasso per l'intossicata città
sin dal primo mattino,
isterica musa,
ninfa dalle vene nere.
Si perde in un mare di veleno.
Inquieto marinaio l'avvista,
la insegue, la chiama.
Fetida brezza contraria,
oleosa nebbia che salendo ingoia.
Quale mai possibile reciprocità?
9 novembre 2006
sin dal primo mattino,
isterica musa,
ninfa dalle vene nere.
Si perde in un mare di veleno.
Inquieto marinaio l'avvista,
la insegue, la chiama.
Fetida brezza contraria,
oleosa nebbia che salendo ingoia.
Quale mai possibile reciprocità?
9 novembre 2006
In piedi sul muro...
In piedi sul muro che divide noi da loro
aspetto di notte, nudo, senza paura,
aspetto la loro artiglieria così precisa
nel non risparmiare nessuno,
aspetto a braccia aperte la loro pretesa
di far tacere il mio urlo di dignità.
Un urlo da far ribollire
il sangue ancora fresco di chi,
con occhi innocenti,
conservava fiori di umanità
nonostante il terrore seminato
in questa terra profumata
poi saccheggiata, violentata, dissacrata.
Mostro senza cuore,
ora che ti sei preso la mia incantevole musa,
prendi anche me,
prendimi e cadrai sempre più in basso,
perchè noi rinasceremo
oltre la carne e le apparenze
per non lasciarti mai il sapore della vittoria,
per non lasciarci seppellire senza storia,
per non lasciare insensato un amore
calpestato quando così bello, ancora
gioiva nella pienezza del suo inizio.
I figli partoriti nei sogni
siano il tuo perenne prurito.
(dedicato alle 18 vittime dell'ennesima strage
in Palestina)
8 novembre 2006
aspetto di notte, nudo, senza paura,
aspetto la loro artiglieria così precisa
nel non risparmiare nessuno,
aspetto a braccia aperte la loro pretesa
di far tacere il mio urlo di dignità.
Un urlo da far ribollire
il sangue ancora fresco di chi,
con occhi innocenti,
conservava fiori di umanità
nonostante il terrore seminato
in questa terra profumata
poi saccheggiata, violentata, dissacrata.
Mostro senza cuore,
ora che ti sei preso la mia incantevole musa,
prendi anche me,
prendimi e cadrai sempre più in basso,
perchè noi rinasceremo
oltre la carne e le apparenze
per non lasciarti mai il sapore della vittoria,
per non lasciarci seppellire senza storia,
per non lasciare insensato un amore
calpestato quando così bello, ancora
gioiva nella pienezza del suo inizio.
I figli partoriti nei sogni
siano il tuo perenne prurito.
(dedicato alle 18 vittime dell'ennesima strage
in Palestina)
8 novembre 2006
Un poeta vero...
Un poeta vero non fa sul serio, tranne quando scrive, quindi quando ama, oppure odia.
Un poeta vero cammina sui cornicioni dei grattacieli credendo di passeggiare lungo i bagnasciuga degli oceani.
Un poeta vero non parla di sè stesso, ma s'immagina di farlo; nel frattempo esagera, fino a dare scandalo.
Un poeta vero deve stare attento a quel che tocca, perchè tutto gli provoca scosse d'elettricità, creatività, estraneità.
Un poeta vero combatte contro la propria natura, inutilmente, così si butta nella mischia a nervi spogli, lasciandosi spolpare.
Un poeta vero ti sa guardare negli occhi, ti sa scivolare con la bocca sulle ginocchia, e stretto fra le cosce, come un cucciolo guaisce.
Un poeta vero può far ridere o piangere con violenza tale, da doversi poi autopunire in camera d'isolamento.
Un poeta vero si impone regole incomprensibili, per fuggire dall'incomunicabilità generale.
Un poeta vero perde la concentrazione al primo battito d'ali, per ritrovarsi al fianco di Dio a discutere di sangue e di donne.
Un poeta vero, di fronte allo specchio, si pietrifica.
novembre 2006
Un poeta vero cammina sui cornicioni dei grattacieli credendo di passeggiare lungo i bagnasciuga degli oceani.
Un poeta vero non parla di sè stesso, ma s'immagina di farlo; nel frattempo esagera, fino a dare scandalo.
Un poeta vero deve stare attento a quel che tocca, perchè tutto gli provoca scosse d'elettricità, creatività, estraneità.
Un poeta vero combatte contro la propria natura, inutilmente, così si butta nella mischia a nervi spogli, lasciandosi spolpare.
Un poeta vero ti sa guardare negli occhi, ti sa scivolare con la bocca sulle ginocchia, e stretto fra le cosce, come un cucciolo guaisce.
Un poeta vero può far ridere o piangere con violenza tale, da doversi poi autopunire in camera d'isolamento.
Un poeta vero si impone regole incomprensibili, per fuggire dall'incomunicabilità generale.
Un poeta vero perde la concentrazione al primo battito d'ali, per ritrovarsi al fianco di Dio a discutere di sangue e di donne.
Un poeta vero, di fronte allo specchio, si pietrifica.
novembre 2006
Giratomi...
Giratomi verso la mia piegata e deforme ombra, lei disse:
- Sono in una di quelle giornate in cui la mia pulsione autodistruttrice è più forte di tutto il resto--Non preoccuparti- le risposi -prima che la notte ti espanda, ti avrò già dentro il mio immenso tremante cuore.-
La stessa notte sognai due folletti che dopo aver riso, giocato e volato insieme, si sciolsero; ognuno verso la propria piccola speciale follia.
novembre 2006
- Sono in una di quelle giornate in cui la mia pulsione autodistruttrice è più forte di tutto il resto--Non preoccuparti- le risposi -prima che la notte ti espanda, ti avrò già dentro il mio immenso tremante cuore.-
La stessa notte sognai due folletti che dopo aver riso, giocato e volato insieme, si sciolsero; ognuno verso la propria piccola speciale follia.
novembre 2006
Segni
Segni di morsi sul collo, sulle braccia.
Tempo di dare testate contro muri, contro vetri,
almeno qualcosa cederà
lasciando spazio ad altri respiri.
Segni di straniamento dalle ossa alle nuvole.
Non sentire più dolore proprio quando la notte ha più sete di calore.
E’ il freddo che neutralizza i sintomi...
ciò che trema è una foglia di vergogna.
Segni di premure rimbalzate da cuori di gomma.
Sono una piuma rossa bagnata da occhi girati altrove,
e vedermi affondare in una pozzanghera di dimenticanza
e immaginarmi volare lontano da chi non mi ha preso
in pieno stato di grazia.
Segni di niente sulla tua bocca dal riso irresistibile
e quel profumo in cui chi annega dal male si slega.
Maschere di carne su ombre danzanti
non silenzi, strazianti melodie sotto pelle.
Parma, 18-24 ottobre 2006
Tempo di dare testate contro muri, contro vetri,
almeno qualcosa cederà
lasciando spazio ad altri respiri.
Segni di straniamento dalle ossa alle nuvole.
Non sentire più dolore proprio quando la notte ha più sete di calore.
E’ il freddo che neutralizza i sintomi...
ciò che trema è una foglia di vergogna.
Segni di premure rimbalzate da cuori di gomma.
Sono una piuma rossa bagnata da occhi girati altrove,
e vedermi affondare in una pozzanghera di dimenticanza
e immaginarmi volare lontano da chi non mi ha preso
in pieno stato di grazia.
Segni di niente sulla tua bocca dal riso irresistibile
e quel profumo in cui chi annega dal male si slega.
Maschere di carne su ombre danzanti
non silenzi, strazianti melodie sotto pelle.
Parma, 18-24 ottobre 2006
Stillicidio
Ecco le mie vertebre
da sfilare come anelli
da donarti senza pretendere
giuramenti in cambio.
Ecco le mie costole
come rifugio
sotto cui difenderti strenuamente
dagli attacchi dei malvagi.
Ecco la mia schiena
non come rifiuto,
offesa,
indifferenza,
ma tappeto arabo
su cui posarti
e volare sopra le macerie;
o come amàca
che ti culla fra due cedri,
fino a sognare
di ricostruite città
da antichi popoli,
e le loro mani aprirsi
sul tuo dorso,
massaggiando
fino all’erosione
del cuore,
del tempo.
Scusa se proprio non riesco
a far cessare il fuoco
di questo graffio esploso;
stillicidio rosso sentimento
(...e scusa a me stesso,
per costringermi a nasconderti).
Chiudi gli occhi...
senti come ora
il silenzio
sa di vizio,
fortemente.
Parma, 3 agosto 2006 e 9/10 e 16 giugno 2008
da sfilare come anelli
da donarti senza pretendere
giuramenti in cambio.
Ecco le mie costole
come rifugio
sotto cui difenderti strenuamente
dagli attacchi dei malvagi.
Ecco la mia schiena
non come rifiuto,
offesa,
indifferenza,
ma tappeto arabo
su cui posarti
e volare sopra le macerie;
o come amàca
che ti culla fra due cedri,
fino a sognare
di ricostruite città
da antichi popoli,
e le loro mani aprirsi
sul tuo dorso,
massaggiando
fino all’erosione
del cuore,
del tempo.
Scusa se proprio non riesco
a far cessare il fuoco
di questo graffio esploso;
stillicidio rosso sentimento
(...e scusa a me stesso,
per costringermi a nasconderti).
Chiudi gli occhi...
senti come ora
il silenzio
sa di vizio,
fortemente.
Parma, 3 agosto 2006 e 9/10 e 16 giugno 2008
Balistica del desiderio
Se ti tocco
una freccia scocco
e la traccia inseguo
e mai s’avvista il centro.
Sia l’aria stessa
sciata di rosso
come graffio felino,
la preda a cui tendo?
Brivido di pelle
flette il tuo collo
elegante come gambo
di cristallo, e d’avorio
è il sacro calice
rivolante al bordo
sensuale vino evocante
misteri d’un primitivo
impasto di traduzione privo.
Se ti tocco
il ghiaccio rompo
crolla il muro
sale il sangue
vulcano il corpo
niente diventa il senso del peccato
tutto è alchemico in quel gesto.
Io non lo ritiro, non mi ritiro,
né come gambero
né come boomerang.
Se ti tocco
scoppia il varco
fra la terra e il cielo,
miliardi di raggi si aprono...
si fondono in striscia di fiamma
accesa fra le stelle...
il tuo collo.
Parma, 20 e 21 giugno 2006
una freccia scocco
e la traccia inseguo
e mai s’avvista il centro.
Sia l’aria stessa
sciata di rosso
come graffio felino,
la preda a cui tendo?
Brivido di pelle
flette il tuo collo
elegante come gambo
di cristallo, e d’avorio
è il sacro calice
rivolante al bordo
sensuale vino evocante
misteri d’un primitivo
impasto di traduzione privo.
Se ti tocco
il ghiaccio rompo
crolla il muro
sale il sangue
vulcano il corpo
niente diventa il senso del peccato
tutto è alchemico in quel gesto.
Io non lo ritiro, non mi ritiro,
né come gambero
né come boomerang.
Se ti tocco
scoppia il varco
fra la terra e il cielo,
miliardi di raggi si aprono...
si fondono in striscia di fiamma
accesa fra le stelle...
il tuo collo.
Parma, 20 e 21 giugno 2006
Tre per te
I.
abbinamento musicale consigliabile:
"Elephant woman" - Blonde Redhead
Vai tu ora
avanti, senza dietro
lanciar certi sguardi
enfatici o spiacenti.
Neutro se nel sonno
ti evito, quando non sogno
incauti carnali angeli
nell’onda bagnarmi i sensi.
Almeno meglio trattengo
sospiri di un bruciore
infuso qui nel foglio
avallante non effuse
mozioni, sì per far muse
ali annegate come battesmi.
Parma, dal 31 maggio al 11 giugno 2006
II.
"Non è di maggio questa impura aria..."
da "Le ceneri di Gramsci" - Pier Paolo Pasolini
Fuori il cielo si tradisce
iaculando d’altre stagioni sprazzi.
Non pur la vita smentisce
ostruzioni che ci costringon pazzi:
acidi insegnanti, casti in apparenza,
linciar di chi studia, la costanza;
medici ostentanti assai importanza,
infiammar dei pazienti, la pazienza...
Dovremmo asciugare all’aria aperta
oppur ovunque, dentro assorbirla:
lei che si offre ed è purezza;
lei, sana spande la sua ebbrezza.
Ombra bianca di cielo: Tu: vita senza velo.
Parma, dal 31 maggio al 10 giugno 2006
III.
abbinamento filmico consigliabile:
"Ferro 3" di Kim Ki Duk
Esili e lente
dita carezzano
intorno lontani
occhi provocanti
astinenza,
ficcata come
fulmine inesauribile
ai limiti dell’illimite
massimo profondo...
al che l’essenziale bisbiglio erompe:
"Trema per te tutto il rigonfio silenzio!"
omettendo balbuzie giustificanti
notti, e maschere,
e cure euforiche
lemosinate a chiome
verdi di basilico
espirante spirito profumato
nelle mani poi imprigionato.
Troppa intensità di spilli
obbligati da un maleficio,
insanguina il cuore
nudo, che folle,
gira sulla punta e...
-Oplà!-, come un balletto
incantato, sospeso
oltre il freno del passo.
Parma, dal 8 al 11 giugno 2006
abbinamento musicale consigliabile:
"Elephant woman" - Blonde Redhead
Vai tu ora
avanti, senza dietro
lanciar certi sguardi
enfatici o spiacenti.
Neutro se nel sonno
ti evito, quando non sogno
incauti carnali angeli
nell’onda bagnarmi i sensi.
Almeno meglio trattengo
sospiri di un bruciore
infuso qui nel foglio
avallante non effuse
mozioni, sì per far muse
ali annegate come battesmi.
Parma, dal 31 maggio al 11 giugno 2006
II.
"Non è di maggio questa impura aria..."
da "Le ceneri di Gramsci" - Pier Paolo Pasolini
Fuori il cielo si tradisce
iaculando d’altre stagioni sprazzi.
Non pur la vita smentisce
ostruzioni che ci costringon pazzi:
acidi insegnanti, casti in apparenza,
linciar di chi studia, la costanza;
medici ostentanti assai importanza,
infiammar dei pazienti, la pazienza...
Dovremmo asciugare all’aria aperta
oppur ovunque, dentro assorbirla:
lei che si offre ed è purezza;
lei, sana spande la sua ebbrezza.
Ombra bianca di cielo: Tu: vita senza velo.
Parma, dal 31 maggio al 10 giugno 2006
III.
abbinamento filmico consigliabile:
"Ferro 3" di Kim Ki Duk
Esili e lente
dita carezzano
intorno lontani
occhi provocanti
astinenza,
ficcata come
fulmine inesauribile
ai limiti dell’illimite
massimo profondo...
al che l’essenziale bisbiglio erompe:
"Trema per te tutto il rigonfio silenzio!"
omettendo balbuzie giustificanti
notti, e maschere,
e cure euforiche
lemosinate a chiome
verdi di basilico
espirante spirito profumato
nelle mani poi imprigionato.
Troppa intensità di spilli
obbligati da un maleficio,
insanguina il cuore
nudo, che folle,
gira sulla punta e...
-Oplà!-, come un balletto
incantato, sospeso
oltre il freno del passo.
Parma, dal 8 al 11 giugno 2006
Solo dal silenzio...
Solo dal silenzio
serietà concepisco.
Vago quando parlo,
oppure infierisco.
Se scrivo, specchio.
Parole nell’orecchio:
farfalle della notte
dalla luna attratte.
Parma, 3 aprile 2006
Vergine dagli occhi infranti...
Vergine dagli occhi infranti
sa di notte
in ogni suo angolo.
Verso il piegato angelo
a raccogliere i resti
dello spirito sparso,
va chiedendo:
"Cosa chiedi domattina al vento?
"Possa sopirsi il vento
e lasciarmi il fiato"
Ma sempre un secondo in più
a esistere continuerà,
e gioia ancora a lei darà
più un fruscio di tenerezza
che le vibrazioni del possesso.
Parma, 5 marzo 2006
Dal cielo alla terra
Notte
Nuvola scura
Stacco di goccia
Freddo solco e luci urbane
Fumante tegola
Pozzanghera specchio in cui scivolare
Ho un occhio passivo
Scavante il secondo
L’altro, in oltre trascende
Parma, 1 dicembre 2005
11/12/13 dicembre 2005
Luce cristallizzata
Un giorno o l’altro
percorro la corrente al contrario...
dal bagnasciuga alla vetta
dalla schiuma al rasoio
dal globulo al midollo
e sentirti abbracciare il prodigio
urlante sotto la polvere.
Eventuali errori son dietro le sbarre
che ci osservano
e tremano del ricurvo artiglio
che un giorno o l’altro
li sbranerà,
come quella volta che lo schermo
s’è disintegrato...
la gomitata data di spalle
del tutto volontaria...
l’occhio sospeso
indipendente,
sopra il vetro,
brillare d’insofferenza.
Parma, 28 novembre 2005
6 dicembre 2005
Foto in grigio e rosso
Dita sottili appese
a ringhiere di balconi.
Da uno di quelli ho fotografato
le nuvole estive più gonfie
finchè m’è esploso anche l’obiettivo,
da qui le mani e
tutte le estremità sparpagliate,
che donne di quartiere
han raccolto,
e con cui ora indicano
ai propri figli la strada
da non seguire,
che disobbedire
è essere consapevoli
di crescere
a prescindere.
Parma, 27 novembre 2005
a ringhiere di balconi.
Da uno di quelli ho fotografato
le nuvole estive più gonfie
finchè m’è esploso anche l’obiettivo,
da qui le mani e
tutte le estremità sparpagliate,
che donne di quartiere
han raccolto,
e con cui ora indicano
ai propri figli la strada
da non seguire,
che disobbedire
è essere consapevoli
di crescere
a prescindere.
Parma, 27 novembre 2005
Più mi vedo...
Più mi vedo
nudo,
rude,
crudele,
più sento
di un bagno fluido
la necessità.
Una vasca di marmo rosa
balsamo al cocco traboccante,
io immerso.
Dai palmi delle mani pendono
stalattiti di ghiaccio.
Stringile,
scaldale,
scioglimi.
Meglio ora,
semmai.
Sensazione del tempo
in punta di iceberg.
Parma notturna,
23 (e 26) novembre 2005.
Invettiva a luci spente
Il mondo, com’è, al rovescio,
che solo Schizoide Anticonformismo
ammorde la colante tetta di Madre Bontà.
Ma Telecamera la Baldracca non s’informa,
il suo fetido culo dall’altro lato mostra:
-Ecco stasera, dai vitrei studi di Traspa-renza,
il programma "Tossica apparenza"!
Cada quel che accada:
sprofonda fino al mento nella poltrona,
renditi decerebre, e hamburger mastica!
Primo ospite: bimbo di plastica!
Moderato Politico si chiama,
mediatico compromesso la sua brama-
Stringergli fra le dita la pulita faccia,
sgonfiarlo come un sacco,
e come merda, giù nel cesso!
Aborto postumo senza traccia,
come preventivo attacco sia
questo gran crimine commesso
a favore dello stato di Anarchia.
Parma, 12 novembre 2005
La catena di S.Montaggio
È questa voglia impellente
di strusciare fra le sue viscide pareti
a farmi perdere il senso cognitivo.
E se con il sangue scrivo,
ho un rapporto più vivo con la carta:
lei sa come assorbire.
Alle 4 del mattino
avvolta da una nube di vapore,
un guanto di gomma e una cuffia per capelli,
m’è apparsa la Madonna dei Fusti.
Peccato non capisse la nostra venerazione
presa com’era dal versare lacrime
di polpa di pomodoro bollente
in placente di plastica,
aspettando arcangeli dalle ali di latta.
Intanto una voce fuori campo aleggiò:
"Ascolta gli altri per imparare a essere te stesso"
così la terra si divise in due:
da un lato gli spiriti mandati dagli dei
dall’altro i desaparecidos.
Aspetta, lascia morire questa sigaretta,
e balzerò su te come vuoi che sia:
da dietro, la pelle bianca della schiena
sottomessa alle mie mani pulsanti
misticismi prefabbricati.
Poi il turno finisce
per innamorarmi di due fotografie
contenenti una bellezza sconosciuta:
la più intoccabile,
la meno corruttibile,
la stessa insaziabile fame.
Gaione(PR), 11 agosto 2005.
Inventando costellazioni
Tre mani e cinque bocche
sotto le stelle cadenti
svariano tra particelle sismiche,
e rimane polvere, polvere di bosco,
polvere di cielo.
"Forse tutto questo è un sentiero per la felicità!"
La frase si ripete da sinistra verso destra
mentre riluce verticalmente in tempo reale
dai trascinati incasinati pensieri a scavare buchi
nei nostri cervelli; tant’è che i disegnini diabolici
nell’angolo del foglio potrebbero prendere vita,
sospinti da un grintoso Nick Cave d’annata
(l’ascolto ci rapisce in un’altra dimensione)
Ma come fai ad andare avanti?
Ma la stella può diventare una benda
per far smettere di sputare sangue a questa ferita?
Come vorrei uscire ora da qui,
e nel giardino urlare tutta l’energia nera
a sovrastare i vostri occhi ingenui come cerbiatti,
ancora incapaci di comprendere tale bellezza
perchè già belli di proprio.
Torno allo strano respiro che mi soffoca l’anima?
O rivivo il momento in cui è nata la Coccojumbo?
Sì, mi piace tornare a sorridere con denti primaverili,
e vedermi prendere il sole fra cinghiali dal pelo dorato
con bicchieri di whiskey indecisi nel farsi riempire,
e la luna che d’improvviso cambia i colori del quadro
a cui ormai ci eravamo abituati
(adesso ci sono più facce nel quadro:
gli alberi soffiano un respiro più pulito e onesto,
le rocce ci fanno la guardia per godere della luna con pace),
e le ombre di culture diverse che si vengono incontro,
gioiose nel rendersi compartecipi,
e la voglia di passare tutta la notte ad annusare la sua pelle,
e il fumo buono che ondeggia tra i ricordi
e il sapere di esistere per sempre.
Li posso quasi toccare adesso questi ideali di speranza
che volano orizzontalmente… così leggeri…
come gocce d’acqua sgorgante dal monte Sannine
creano l’aria che raffredda il calore della mia passione,
per finalmente lasciarmi trasportare senza pretese
da tutti gli orgasmi della natura... la sua bellezza...
scritta insieme a Cadmous
Bergotto(PR) , 28 luglio 2005
(un particolare ringraziamento a Clelia, Valentina, e Yehia)
sotto le stelle cadenti
svariano tra particelle sismiche,
e rimane polvere, polvere di bosco,
polvere di cielo.
"Forse tutto questo è un sentiero per la felicità!"
La frase si ripete da sinistra verso destra
mentre riluce verticalmente in tempo reale
dai trascinati incasinati pensieri a scavare buchi
nei nostri cervelli; tant’è che i disegnini diabolici
nell’angolo del foglio potrebbero prendere vita,
sospinti da un grintoso Nick Cave d’annata
(l’ascolto ci rapisce in un’altra dimensione)
Ma come fai ad andare avanti?
Ma la stella può diventare una benda
per far smettere di sputare sangue a questa ferita?
Come vorrei uscire ora da qui,
e nel giardino urlare tutta l’energia nera
a sovrastare i vostri occhi ingenui come cerbiatti,
ancora incapaci di comprendere tale bellezza
perchè già belli di proprio.
Torno allo strano respiro che mi soffoca l’anima?
O rivivo il momento in cui è nata la Coccojumbo?
Sì, mi piace tornare a sorridere con denti primaverili,
e vedermi prendere il sole fra cinghiali dal pelo dorato
con bicchieri di whiskey indecisi nel farsi riempire,
e la luna che d’improvviso cambia i colori del quadro
a cui ormai ci eravamo abituati
(adesso ci sono più facce nel quadro:
gli alberi soffiano un respiro più pulito e onesto,
le rocce ci fanno la guardia per godere della luna con pace),
e le ombre di culture diverse che si vengono incontro,
gioiose nel rendersi compartecipi,
e la voglia di passare tutta la notte ad annusare la sua pelle,
e il fumo buono che ondeggia tra i ricordi
e il sapere di esistere per sempre.
Li posso quasi toccare adesso questi ideali di speranza
che volano orizzontalmente… così leggeri…
come gocce d’acqua sgorgante dal monte Sannine
creano l’aria che raffredda il calore della mia passione,
per finalmente lasciarmi trasportare senza pretese
da tutti gli orgasmi della natura... la sua bellezza...
scritta insieme a Cadmous
Bergotto(PR) , 28 luglio 2005
(un particolare ringraziamento a Clelia, Valentina, e Yehia)
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